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DIVERSO DA CHI?

di Umberto Carteni

Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Fotografia: Marcello Montarsi
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche: Massimo Nunzi
Scenografia: Luca Merlini
Costumi: Roberto Chiocchi
Interpreti: Luca Argentero, Claudia Gerini, Filippo Nigro, Francesco Pannofino, Antonio Catania, Giuseppe Cederna, Rinaldo Rocco, Antonio Bazza
Produzione: Cattleya
Distribuzione: Universal Pictures International
Nazionalità ed anno: Italia, 2009
Durata: 102'
Data di uscita20 marzo 2009                            
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DIVERSO DA CHI?
3

Piero era gay, adesso sta con lei. Ma poi torna a stare con lui. E alla fine, già che c'è... Beh, contrariamente a quanto potrebbe parervi l'audacia della trama non è il punto di forza principe del lungometraggio primo di Umberto Carteni. Nonostante la dirompente novità del messaggio (AAA: gli omosessuali non mangiano i bambini, l'orientamento sessuale non è infettivo, i dogmi sono ridicoli) quel che colpisce davvero qui è l'arguzia dello script. Dialoghi immuni all'ipocrisia, qualche risata intelligente, una manciata di one-liners più onesti che furbi. E un buon cast. Vi pare poco? Pensate a Iago, allora, e diverrà moltissimo.
Per chi non se ne fosse accorto, in Banana Republic tira un'aria pessima. La politica è clientelare e vuota di valori più del solito. E poi, "qui dal '48 si vince solo con tre parole d'ordine: centro, centro, centro". Questo è il quadro di riferimento in cui collochiamo il signor Bonutti (Luca Argentero), pacato e trendy omo-militante, rassicurante e un po' noioso, nonché "fidanzato in casa" col buon Remo (Filippo Nigro), donnino di casa e cucina; c'è poi la signora Ferri (Claudia Gerini), "estremista di centro" contraria persino al divorzio ma reduce da una bruttissima separazione. Oscuri magheggi partitici (eccellenti i comprimari Catania, Cederna, Pannofino) e un provvidenziale coccolone capitato al capolista collocheranno Piero e Adele l'uno accanto all'altra come potenziali e sinistrorsi sindaco e vicesindaco in occasione della candidatura triestina: il resto è un po' Ozpetek-con-brio, un po' Cenerentola - c'è persino una decolleté perduta, restituita, calzata. La (annunciatissima?) sorpresa finale, comunque, non abbiamo alcuna voglia di rovinarvela.
Bonifacci spergiura: ha scritto il soggetto anni fa. Dotato di poteri precog, dunque, ha costruito un congegno ad orologeria sostanzialmente efficace: ma gli ingranaggi stridono qui e là, laddove a forza di puntare sull'originalità ad ogni costo si è caduti in più ampi cliché e in tranquillizzanti museruole. Il ribaltamento di ruoli, preconcetti e ambasce su cui Diverso da chi? gioca a fondarsi è sì un meccanismo efficacemente farsesco; l'impressione invincibile allo scorrere dei titoli di coda, però, è che la deriva buonista in cui ci si è affrettati a guidare i personaggi per non terrorizzare oltremodo l'uditorio benpensante abbia eccessivamente sbilanciato l'economia della vicenda, guidando su binari decisamente rosa un degno spunto sociopolitico e mordace che avrebbe reso al meglio se portato fino in fondo con coraggio. Non che questa virtù manchi del tutto al finalino, sia chiaro: è solo che, abitando un consolatorio contesto addomesticato, si finisce col confondere ulteriormente le idee e sprofondare nella (ahinoi) mera fantascienza. Ben venga, anyway.

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