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FORTAPÁSC
di Marco Risi
Soggetto e sceneggiatura: Jim Carrington, Andrea Purgatori, Marco Risi
Fotografia: Marco Onorato
Montaggio: Clelio Benevento
Scenografia: Sonia Peng
Costumi: Ortensia De Francesco
Musiche: Franco Piersanti
Interpreti: Libero De Rienzo, Valentina Lodovini , Michele Riondino, Massimiliano Gallo, Ernesto Mahieux , Salvatore Cantalupo, Gigio Morra, Gianfranco Gallo, Antonio Buonomo
Produzione: Angelo Barbagallo, Gianluca Curti per Rai Cinema, Bìbì Film Tv, Minerva Pictures Group
Distribuzione: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 108'
Data di uscita: 27 marzo 2009 (Napoli: 20 marzo 2009)
Sito ufficiale
Ieri come oggi, la storia non cambia. 1985, Giancarlo Siani viene ucciso con dieci colpi di pistola. Aveva 26 anni, il giornalista "abusivo". Marco Risi torna su questa pagina dolorosa della storia italiana e ci riporta indietro nel tempo, in una Napoli stretta dalla camorra che trova il suo fortino in Torre Annunziata. E Fortapásc è questo: assedio alla città da parte della malavita, lo stesso titolo è una storpiatura di Fort Apache, rimando alla tradizione western. Alla visione del film ci si chiede: ma cos'è cambiato dopo oltre vent'anni?
Ieri come oggi la camorra impera, Torre Annunziata, Forcella, Secondigliano, Scampia, Quartieri Spagnoli, terre al servizio del secondo stato istituzionalizzato. Ieri come oggi la politica fa il suo gioco, appalti truccati in cambio di voti, tangenti, opere mai realizzate, una lunga scia di affari illeciti che portano nelle alte stanze del potere. E ancora uomini impotenti che sanno ma non agiscono, e altri che vedono e denunciano, con una fine il più delle volte scontata. I tanti Alfieri, Gionta, Di Lauro, Amato, Cutolo, Contini ancora proliferano nelle terre fertili campane e attecchiscono nelle zone pontine del basso Lazio con il beneplacito dei "signori per bene". Eppure la macchina da presa ancor si muove, le penne creative scrivono e denunciano, oggi con più forza di ieri, anche se queste battaglie spetterebbero alle Istituzioni. Così Gomorra, Il divo, La siciliana ribelle, film più o meno riusciti, portano un comune denominatore: denunciano i fatti. Come fa Fortapásc, bellissimo racconto a cuore aperto di un ragazzo come tanti, coraggioso come pochi. Risi non crea una biografia, ma omaggia il giornalista descrivendo gli ultimi quattro mesi della sua vita, sufficienti per comprenderne la storia.
Allegro, cordiale, sempre disponibile, pronto ad avere una parola per chiunque, di conforto o di sprone, nella gioia come nella tristezza, così è Siani. La passione nel cuore per il giornalismo (quello vero) lo porta ad indagare, informarsi sui fatti legati alla malavita. Verifica le notizie, investiga sugli interessi per la ricostruzione del dopo terremoto a Napoli fino a diventare stimolo per i primi movimenti del fronte anticamorra. Con i suoi articoli denuncia la camorra, infiltrata ormai nella vita politica, della quale muove le fila e ne regola elezioni e strategie propagandistiche. Va oltre il "dovuto" con la pubblicazione di un articolo sul "Mattino", relativo all'arresto del boss Valentino Gionta, firma la sua condanna a morte.
Tutto il film punta sul fattore umano, sulla capacità di saper rendere testimonianza ad una vita fatta di scelte consapevoli, esempi per la nostra coscienza civile. Ed ecco la bravura del regista. Risi costruisce una struttura semplice e sceglie felicemente un protagonista, Libero De Rienzo, con un viso pulito, da bravo ragazzo, efficace nel saper rendere gesti, movimenti, naturali e leggeri tanto da far dimenticare la finzione cinematografica. Fa propria la verità, l'innocenza di uno sguardo, che senza calarsi nella storia difficilmente avrebbe raggiunto. E la volontà di testimoniare per non dimenticare si legge nelle riprese, nel montaggio, nella fotografia mai dura e cruenta, anzi pervasa e sublimata dalla sete di giustizia.
È il cinema civile che sta riprendendo piede e ne siamo contenti, perché è testimonianza, è memoria storica per pensare, oggi e domani, che la mafia non può vincere sempre.



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