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LA GIOCATRICE DI PEONIA SCARLATTA: UNA PARTITA DI HANAFUDA - HIBOTAN BAKUTO: HANABUTA SHOBU

di Kato Tai

Cast: Junko Fuji, Ken Takakura, Kanjuro Arashi, Ritsu Ishiyama, Tomisaburo Wakayama
Nazionalità e anno: Giappone, 1969
Distribuzione: Dolmen Home Video
Edizione: giapponese
Sottotitoli: italiano
Audio: dolby-digital 2.0
Schermo: widescreen anamorfico 2.35:1
Durata: 99’
Extra: Il cinema di Kato Tai: intervista esclusiva a Marco Müller e Maria Roberta Novelli.
Note: Ottimo l’audio, potente e ben inciso per un risultato assolutamente di livello superiore alla media, in particolare trattandosi di un film di quasi 40 anni fa. Meno la qualità video, con colori spenti e leggermente impastati, ma questo sicuramente dipende dalla conservazione della copia e dei vari processi a colori che si operavano all’epoca. Abbastanza interessante l’intervista a marco Müller e Maria Roberta Novelli. Il film ha partecipato alla  Mostra del Cinema di Venezia 2005 in rassegna, “Storia segreta del cinema giapponese”. Collana realizzata con la collaborazione di Marco Muller, la Biennale di Venezia e Fondazione Prada.
Regione: 2
Sito ufficiale: www.emik.it


Qualità artistica: Ottima
Qualità immagine: Discreta
Qualità audio: Ottima
Qualità extra: Discreta
LA GIOCATRICE DI PEONIA SCARLATTA: UNA PARTITA DI HANAFUDA - HIBOTAN BAKUTO: HANABUTA SHOBU
4 e mezzo
Giappone, Nagoya, 1890. Ryu (Ryuko Yano) è una giocatrice d’azzardo professionista tatuata con il disegno di una peonia scarlatta. La giovane donna è in visita a Sugiyama per andare da un boss della Yakuza, il padrino Nishu, per poter apprendere al meglio i segreti del gioco d’azzardo e diventare più saggia grazie agli insegnamenti dell’uomo.
Ma qui si trova coinvolta in una dura guerra contro il clan di Kinbara, altro boss di un altro clan, assai ambizioso e privo d’onore e scrupoli. Coinvolta suo malgrado in questa guerra, Ryu si rivelerà, oltre che un ottima giocatrice, anche e soprattutto una grande “guerriera”, e cercherà di aiutare un po’ tutti, il clan Nishu, l’amore contrastato tra il figlio di Nishu e la figliastra di Kinbara, una giocatrice che si fa passare per lei ma che bara al gioco (ma lo fa solo per la figlia cieca e quindi per rimediare dei soldi per farla operare). Insomma Ryu si rivelerà una sorta di “santa” con le sue decisioni sempre ponderate e ricche di comprensione, ma quando ci sarà da sguainare la Katana non si farà certo pregare due volte. E troverà anche tempo per l’amore verso un avversario, ma a differenza degli altri un uomo dotato di grande onore…
Film della corrente “popolare giapponese”, quindi destinato al grande pubblicato è stato sdoganato l’anno scorso a Venezia 2005, presentato in una Rassegna sul Cinema Giapponese. La giocatrice… si pone in quel cinema intermedio tra il cinema prettamente popolare e di tradizione e un certo cinema che volge lo sguardo alle “Novità” che arrivano dall’Occidente. Un film “di compromesso” che usa stilemi tanto giapponesi quanto europei (non certo americani). Un film lineare che però nella varie sottotrame che si diramano da quella principale si erge ben oltre la durata del film tante sono le storie che la “colorano”. Ci sono i novelli Romeo e Giulietta, ci sono i combattimenti tipici orientali, venati da un certo afflato da spaghetti western (che ritroviamo in misura maggiore nella colonna sonora che è un chiaro riferimento a certo cinema italiano), l’amore, la vendetta, l’onore, il disonore, etc. Un serie di elementi narrativi che compongono questo grande affresco sul Giappone di fine secolo (1800). Ma il film non si ferma qua, anzi. Diventa un vero e proprio spartiacque tra il cinema classico giapponese e quello d’autore, attraverso una sceneggiatura dal ritmo serrato, con continui cambi di direzione, ed una regia autorevole ma soprattutto eccentrica e venata di umorismo grottesco in alcuni momenti, come a dire “è solo cinema e quindi spettacolo”. Tai si diverte di continuo a spiazzare lo spettatore con situazioni al limite e con l’ingresso a sorpresa di nuovi personaggi, addirittura uno fondamentale entra in scena a metà film e poco per volta prende quota. Tai gira con il piacere di dirigere facendo sempre attenzione, però, ad un rigore formale ineccepibile. Le sue immagini consono mai fine a se stesse ma raccontano con vigore e una certa visionarietà la storia in modo consono a lui ma anche al pubblico di casa. Un film di ampio respiro che ti affascina poco alla volta e ti travolge ad ondate con i suoi ardori e i sentimento che trasudano dalla pellicola…
Ultima nota: la protagonista, Fuji Junko, per la prima volta protagonista femminile in un film sulla Yakuza, è diventata un’icona dell’intero genere, aprendo poi le “porte” ad altre attrici.  Da vedere assolutamente…
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Grazie per la recensione e grazie alla Dolmen, sono andato in videoteca, ho comprato il film è l'ho trovato meraviglioso, un inno al Giappone e alle tradizioni. Eccellente...

Lun, 17/04/2006 - 14:12