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IL PRIMO RESPIRO

di Gilles De Maistre

Soggetto, sceneggiatura, fotografia: Gilles De Maistre
Montaggio: Marie Quinton
Musiche: Armand Amar
Produzione: Mai Juin Productions
Distribuzione: Lucky Red       
Nazionalità ed anno: Francia, 2009
Durata: 94'
Data di uscita: 13 febbraio 2009
Titolo originale: Le Premier Cri
Sito ufficiale    
Sito italiano

IL PRIMO RESPIRO
2

Quello di De Maistre, autore francese dal background principalmente televisivo, è senza dubbio un documentario. Ma è un documentario particolarissimo. Non c'è nessuna denuncia, non c'è nessun fatto poco conosciuto su cui indagare. Il primo respiro è un film che indaga sul significato misterioso del parto, avvenimento unico nel suo eterno ripetersi, che cela aspetti e sfumature che la ragione umana non è in grado di possedere e spiegare nella loro complessità.
L'oggetto è il grande mistero della nascita, l'istante in cui una nuova vita viene alla luce, inizia la propria strada sul lungo cammino del mondo. De Maistre ha uno sguardo curioso. Si muove su e giù per i cinque continenti. Dall'Africa agli Stati Uniti, dal Messico alla Siberia, dalla Corea al Giappone, fino alla Francia, a noi più vicina e familiare. Sono dieci le storie, dieci le mamme, dieci i piccoli che, forse, vedranno l'alba di un nuovo giorno, il primo per loro. Il punto di unione a livello narrativo è costituito dalla data. Tutti i bambini vedono la luce il 29 marzo del 2006, giorno dell'ultima eclissi totale di sole verificatasi.
A testimoniare la grande passione e l'urgenza narrativa l'enorme mole del lavoro di ricerca; durato oltre due anni, ha coinvolto oltre 40 informatori locali, che hanno monitorato e verificato la disponibilità a farsi riprendere di oltre 120 donne, mancando a 10 parti in giro per il mondo e filmandone altrettanti.
Nasce così una pellicola che punta sul lirismo di un mistero irrisolto. La nascita è infatti un avvenimento che non si presta ad essere spiegato compiutamente dalle parole, dalla fredda ragione, che ha in sé alcuni elementi di inintelligibilità per la razionalità dell'uomo.
Probabilmente è per questo che De Maistre, con l'aiuto di una discreta voce narrante (nella versione italiana è quella di Isabella Ferrari), seleziona solo casi fuori dal comune, che spesso lasciano perplesso lo spettatore, forse a ragione abituato alla routine del protocollo ospedaliero. 
Il regista passa invece dal parto nell'oceano messicano, accompagnato dal canto dei delfini, a quello in una "comune" americana, privo per scelta di qualsiasi aiuto medico. Dalla ragazza siberiana, costretta dai 50 gradi sotto zero ad imbarcarsi su un elicottero per raggiungere il piccolo e remoto ospedale, a quella africana, che dà alla luce il proprio bimbo sulla nuda sabbia. Dalla madre indiana, lacerata tra l'amore per la propria bimba e la consapevolezza che la sua terza figlia non avrà una vita facile in una società maschilista, e il reparto di maternità coreano, il più grande del mondo in un paese nel quale partorire in ospedale è un obbligo di legge.
È la colonna sonora, utilizzata narrativamente, ad accompagnare tutta l'ora e mezza di pellicola, vero e incessante (ai limiti dello stancante) elemento d'unione delle tante storie raccontate. In questo è coadiuvata dalla fotografia, che al contrario marchia con una diversa sensibilità i diversi salti spaziali che portano l'occhio meccanico a indagare tra sensibilità e culture radicalmente diverse fra di loro. Qualche pecca è riscontrabile nell'eccessivo lirismo, che porta a ricercare casi del tutto eccezionali di un elemento della realtà estremamente quotidiano. Forse non ce n'era bisogno. Il mistero della nascita rimane tale anche nel sistema più straniante e disumano.

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