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LE USCITE DELLA SETTIMANA – 9 GENNAIO 2009
Terminata la cineabbuffata natalizia (con indigestione collettiva di cinepanettone alla Neri Parenti, trionfatore annunciato della "sfida di Natale" con i suoi "stabili" 22 milioni di euro al botteghino), ecco sei nuovi titoli approdare in sala. Gennaio chiama Muccino, oltre ai primi seri freddi: come il precedente film La ricerca della felicità, anche Sette anime (Sony) esce i primi giorni dell'anno. Oggi come allora è Will Smith il lasciapassare del regista romano, che dopo gli alti e (pochi) bassi hollywoodiani ha già annunciato il sequel de L'ultimo bacio. A definitiva dimostrazione che Hollywood, per quanto se ne dica, non cambia più di tanto le persone.
Si prova a pensare positivo in Yes Man (Warner), commedia diretta da Peyton Reed con protagonista un Jim Carrey impegnato nella difficile impresa di migliorare la propria vita dicendo sempre sì. Con lui Zooey Deschanel (E venne il giorno), Terence Stamp, Bradley Cooper e Rhys Darby.
È un tema di scottante, immediata attualità, ma lo è da circa 60 anni e non lo è solo quando non si ha voglia di sentirne parlare. Ben venga in ogni caso Ari Folman e il suo film d'animazione Valzer con Bashir (Lucky Red), esperienza autobiografica utile al regista per rimuovere il trauma di un passato rimosso, e a noi per capire come poco sia cambiato dall'occupazione del Libano del 1982 agli attacchi via terra nella striscia di Gaza.
Si cambia radicalmente registro con Easy Virtue, già apprezzato al Festival di Roma e ora al debutto nelle sale italiane col titolo Un matrimonio all'inglese (Eagle): il conflitto suocera/nuora è sempre vivo e presente, ancor più se la suocera (Kristin Scott-Thomas) è fieramente britannica e la nuora (Jessica Biel) candidamente yankee/americana.
Vera scommessa della Bolero Film, recentemente distributrice di un altro interessante film come L'ospite inatteso, è Lasciami entrare, teen-vampire movie che più distante non potrebbe essere dagli emo-amorazzi alla Twilight. Il film di Tomas Alfredson è ambientato in una Svezia innevata del 1982, spiega poco e ha il merito di lasciar spazio alla suggestione.
Chiudiamo con W., instant-movie fuori tempo massimo di Oliver Stone sul presidente Bush e vero e proprio caso distributivo dell'anno, degno erede in questo di Redacted di Brian De Palma. Dopo un lungo ostracismo distributivo che ha autorizzato i più a pensar male, la Dall'Angelo Pictures ha acquisito i diritti del film e, dopo le proiezioni in lingua originale al Metropolitan di Roma, lo fa uscire da oggi doppiato nelle sale "fornite di attrezzature per la proiezione in digitale". Stone, che ha fiutato l'aria dopo il fiasco in madrepatria, ha autorizzato la diffusione del film in video on demand dal 13 e in chiaro su La7 il 19 gennaio. Al di là del risultato, è un'occasione per godersi l'interpretazione di un Josh Brolin sempre più in ascesa nei panni del presidente più controverso degli ultimi tempi.



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