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LASCIAMI ENTRARE
di Tomas Alfredson
Sceneggiatura: John Ajvide Lindqvist
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Tomas Alfredson, Daniel Jonsäter
Musiche: Johan Söderqvist
Scenografia: Eva Norén
Costumi: Maria Strid
Interpreti: Kåre Hedebrant, Lina Leandersson, Per Ragnar, Henrik Dahl, Karin Bergquist, Peter Carlberg, Ika Nord, Mikael Rahm
Produzione: EFTI
Distribuzione: Bolero Film
Nazionalità ed anno: Svezia, 2008
Durata: 114'
Data di uscita: 9 gennaio 2009
Titolo originale: Låt den rätte komma in
Sito ufficiale
Sito italiano
Il caso di Lasciami entrare è paradigmatico della rinascita di un certo tipo di cinema. E non semplicemente del cinema di genere (nel caso specifico horror romantico come alcuni lo hanno definito) ma di quel particolare sodalizio tra scrittura e regia che in un passato non molto lontano accompagnava la creazione di film di grande successo (non solo al botteghino). Oggi molto spesso è una sola persona, l'onnipotente demiurgo conosciuto con il nome di Autore (la a è volutamente maiuscola), a racchiudere in sé la doppia figura di regista e sceneggiatore e non sempre questo è un bene.
L'esperienza ha confermato che l'opera filmica funziona soprattutto quando il regista è semplicemente il regista (e non Autore), ossia quando si occupa di mettere in scena quello che legge su una sceneggiatura (non sua). Quasi tutti i film americani, ad eccezione forse di quelli indipendenti, fanno parte di una mastodontica catena di montaggio in cui ogni ruolo è prestabilito (sceneggiatore e regista in primis). Chiaramente ci sono eccezioni ma sono molto rare. I capolavori del passato hanno mostrato come la collaborazione tra il regista e lo sceneggiatore possa davvero portare a risultati impareggiabili. E in questo senso Lasciami entrare ne è diretta testimonianza. Da una parte c'è uno scrittore (anche sceneggiatore), John Ajvide Lindqvist, considerato lo Stephen King scandinavo, con alle spalle una carriera di mago (!) e cabarettista (!), specializzato nella stesura di battute per comici televisivi, finito quasi per caso a scrivere romanzi (e di tutt'altro genere). Dall'altra c'è un giovane regista, Tomas Alfredson, classe 1965, cultore improvvisato di storie di vampiri (ha ammesso candidamente di non saperne molto, di aver visto sì e no 2 film sui vampiri e di essere stato istruito sul set durante le riprese proprio da Lindqvist), catapultato dallo tsunami mediatico di Twilight di Catherine Hardwicke (il confronto tra le due opere non sussiste tant'è la diversità di approccio e resa della materia) nella ribalta del genere prettamente giovanilistico dell'amore all'ultimo morso. Nonostante la presunta casualità Lasciami entrare ha riscontrato un po'ovunque un notevole successo (dal Tribeca, dove ha ricevuto il premio del pubblico, al recente festival di Torino) e negli Stati Uniti ha ottenuto ottimi incassi tant'è che il regista di Cloverfield Matt Reeves si è impegnato a scrivere e dirigere un remake in lingua inglese, che verrà realizzato tra il 2009 e il 2010 (senza contare che per Danny Boyle è uno dei migliori film della stagione).
In effetti Lasciami entrare ha dalla sua una notevole freschezza nonostante il mito del vampiro sia davvero inflazionato. Il suo è un soft horror che predilige l'aspetto romantico a discapito di quello sanguinolento. Lasciami entrare è principalmente una storia d'amore tra due ragazzini, Oskar ed Eli. Che Eli poi sia una vampira è forse secondario ma decisamente determinante nell'originalità della storia. Non ci sono gli stereotipi del genere. Nessuna traccia di trecce d'aglio, pipistrelli, crocifissi, acqua santa. Rimangono solo la dipendenza dal sangue, i denti affilati e una inedita idiosincrasia per i gatti (una licenza che si è preso Lindqvist che ha voluto inserire la figura di un vicino di casa, di quando era bambino, che possedeva circa cinquanta gatti).
La vicenda è ambientata a Blackeberg nella periferia di Stoccolma (sebbene il film sia stato girato a Luleå, nel nord della Svezia, per garantire location più nevose e clima più rigido). Non a caso in Svezia l'inverno è il periodo più lungo dell'anno che costringe a convivere nell'oscurità per mesi. La periferia di Stoccolma (Lindqvist è cresciuto proprio a Blackeberg) viene ritratta con un crudo realismo che ne accentua gli aspetti più sgradevoli attraverso personaggi secondari, per lo più adulti alcolizzati e nullafacenti e ragazzini violenti e insensibili. La vicenda si svolge nel 1982, anno in cui Lindqvist aveva 12 anni, la stessa età di Oskar, a testimonianza ulteriore che il romanzo è autobiografico (a parte chiaramente l'elemento favolistico del vampiro).
Il cinema di Alfredson rimane fedele al libro di Lindqvist (unica differenza rispetto all'originale è la mancanza della pedofilia dichiarata nel personaggio del vecchio compagno di Eli). Il suo stile è rigoroso e secco e riflette la situazione della Svezia degli anni Ottanta, un paese completamente diverso da come è oggi, un paese molto silenzioso dove la gente parlava poco. Ed il suo è proprio un cinema che dice molto attraverso le immagini e poco coi dialoghi. Il silenzio si carica di notevole significato, è un po'lo specchio della solitudine dei due protagonisti. Oskar è solo di fronte alle angherie dei suoi coetanei ed Eli è sola per la sua atipica condizione di vampiro intrappolato nel corpo efebico di una eterna bambina. Sono costretti alla solitudine per ragioni diverse, entrambi vittime di una società silente che li ha abbandonati a se se stessi (le riprese a mezzo busto degli adulti senza mai primi piani sembrano confermarlo). I due bambini si sostengono a vicenda (senza l'intervento degli adulti) ed insieme riescono a far fronte alle difficoltà della vita come lascia supporre il meraviglioso finale aperto che più che a un potenziale sequel rimanda semmai al futuro connubio tra i due bambini destinato a replicare quello preesistente (esauritosi per ovvi termini di età) tra la piccola vampira e il suo vecchio tutore.
Aperto a innumerevoli chiavi di lettura (dall'horror romantico al racconto di formazione), Lasciami entrare è un film che ridefinisce la figura moderna del vampiro, come già aveva fatto Twilight. Non più un nobile decaduto alla ricerca di vergini da dissanguare e legare per sempre a sé ma una ragazzina "diversa", tragicamente decadente, assetata di amore e sangue. Anche le musiche (eseguite dall'Orchestra Sinfonica di Bratislava senza l'ausilio di sintetizzatori) giocano un ruolo fondamentale perché sfruttano sonorità romantiche a discapito della suspense quasi a testimoniare che l'horror può fornire una nuova strada per esplorare la mente umana e affrontare gli interrogativi esistenziali.
Il titolo fa riferimento ad un'antichissima credenza (utilizzata pochissimo nella letteratura e nel cinema) secondo cui per entrare in una casa un vampiro deve essere invitato. Ma può essere letto, come del resto recita il flano promozionale, come una raccomandazione: tieni aperta la porta. Lascia entrare l'amore o l'orrore. Ma lascia che accada. Adesso.



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