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OLIVIER OLIVIER

di Agnieszka Holland

Cast: François Cluzet, Brigitte Rouan, Jean-François Stevenin, Gregoire Colin, Marina Golovine, Frederic Ouring  
Nazionalità e anno: Francia, 1991  
Distribuzione: Minerva RaroVideo
Edizione: italiano, francese
Sottotitoli: italiano
Audio: dolby-digital 2.0
Schermo: widescreen anamorfico 1.85:1
Durata: 105'  
Extra: Assenti.
Note: Audio potente e ben distribuito grazie ad una buona equalizzazione del suono anche se è soltanto un DD 2.0. Buona la versione originale come anche quella italiana, dal suono pulito e nitido.
Bene anche al qualità dell'immagine che una leggera grana non inficia più di tanto. Bene i colori e il contrasto.
Il formato panoramico non corrisponde a quello dichiarato ma ci sembra più un 1.77:1 e non 1.85:1. Poi le due bande nere ai lati danno leggermente fastidio, e non dovrebbero essere presenti.
Extra assenti ed è un peccato. In genere la RaroVideo non delude mai su questo punto (come anche sulla qualità dei film presentati).
Regione: 2
Sito ufficiale:
http://www.rarovideo.com/
Titolo originale: Olivier Olivier
   

Qualità artistica: Buona/Ottima  
Qualità immagine: Buona
Qualità audio: Buona
Qualità extra: N.G.

3
OLIVIER OLIVIER
3 e mezzo

Il dramma di un bambino che sparisce. Un dramma familiare che non finisce con la scomparsa del bambino ma che prende l'abbrivio da questo fatto terribile che si abbatte come un colpo di mannaia sui componenti di questa famigliola normalmente infelice... Una famiglia composta da marito, moglie e la figlia più grande del piccolo Oliver. Un dramma che frantuma il nucleo con la separazione dei coniugi... Una separazione non indolore ma tutt'altro anche perché la sparizione del piccolo Olivier arriva all'improvviso (come tutte queste cose d'altronde) dopo che era andato a portare del cibo alla nonna malata. Una sparizione che lascia mille dubbi (sarà morto o non?) e lascia un grande vuoto che fa emergere i problemi che attagliano la famiglia. Nel mezzo la piccola Nadine oggetto di poche e tante attenzioni in tutta questa situazione. Attenzioni che già prima venivano a mancare per via del grande amore della madre verso il piccolo Olivier con conseguente "distrazione" di affetti verso la figlia.
Un dramma immenso che la Holland sviscera in ogni sua parte, disseziona in modo chirurgico, con tanto di bisturi di estrema precisione che opera in modo profondo in questo evento che sconvolge una famiglia. Un dramma che quando sembra ormai obliato torna a galla quando viene arrestato un giovane ladruncolo che sembra essere proprio lui, il piccolo Olivier, dopo sei anni dalla sua scomparsa. Un dramma che si rinnova quando sembra che tutti abbiano trovato una loro dimensione. Ma perché dramma quando si dovrebbe provare solo felicità nell'apprendere che il ragazzo è vivo e vegeto? Semplice perché tutto ciò che sembra ormai passato da un pezzo riemerge in modo ancora più violento. Sentimenti sopiti che vengono risvegliati all'improvviso. Nello stesso modo che la scomparsa aveva provocato. Ma in tutto ciò ormai la famiglia è frammentata, spezzata dall'evento lontano. Ma può esistere una seconda possibilità? No... e perché no? Il tempo, si sa, lascia dei segni indelebili che non possono essere cancellati però esiste anche chi si crogiola nel desiderio che tutto possa tornare come prima (vedi la madre e il padre) ma chi non vede bene questo "ritorno" di buon occhio (vedi la sorella)... e poi su tutto aleggia il grande dubbio: ma il ragazzo è davvero Olivier? Ed è questo che pensa la sorella Nadine... che non sente quel ragazzo come il fratello... ma poi anche lei si ricrede quando si accorge di alcuni gesti di quel ragazzo come tipici del fratello... ma sarà vero? Cosa accadrà? Chi è il ragazzo? È per davvero Olivier o un semplice impostore?
La Holland "spezza" il dramma il due tronconi di pari dolore e di pari importanza. La perdita e la riacquisizione della perdita con un altro dolore che striscia come un serpente velenoso. Un serpente che si aggira con la sua verità. Ma esiste qualcuno che vuole conoscere la verità o si accontenta di mezze verità da giostrare a proprio piacimento per evitare la sofferenza. Quella sofferenza che attraversa tutto il film e che viene rifiutata da tutti anche se in modo differente. Una verità che porta alla sofferenza quindi rifiuto della stessa per avere una vita priva di dolore. Un dolore che sarebbe troppo forte da sopportare e quindi si preferisce la menzogna. Non sempre, però, la menzogna vuol dire vivere nel falso ma può anche essere un metavita per appropriarsi della vita reale. Una vita reale che viene costruita a nostra misura e a nostro piacimento... anche quando la verità è lapalissiana ed evidente.
Un grande film sul rimpianto, sulla famiglia, sul dolore mai troppo sviscerato e ben strutturato in questo dramma dal sapore della tragedia greca...

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