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W.
di Oliver Stone
Sceneggiatura: Stanley Weiser
Fotografia: Phedon Papamichael
Montaggio: Joe Hutshing, Julie Monroe
Musiche: Paul Cantelon
Scenografia: Derek R. Hill
Costumi: Michael Dennison
Interpreti: Josh Brolin, James Cromwell, Elizabeth Banks, Richard Dreyfuss, Jeffrey Wright, Thandie Newton, Toby Jones, Ellen Burstyn, Scott Glenn, Stacy Keach, Colin Hanks, Noah Wyle, Jason Ritter, Marley Shelton
Produzione: Onda Entertainment, Qed International
Distribuzione: Dall'Angelo Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 129'
Data di uscita: 9 gennaio 2009
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Sito italiano
Accompagnato da infinite polemiche (prima il presunto rifiuto della Festa di Roma perché il film era inviso a Berlusconi, poi i problemi distributivi che ne hanno impedito un'uscita adeguata e dignitosa) finalmente arriva anche in Italia, grazie alla Dall'Angelo Pictures, che si è assicurata i diritti per tutti i canali di distribuzione (cinema, homevideo e tv), W. di Oliver Stone, il tanto discusso biopic del presidente degli Stati Uniti George W. Bush.
Dopo aver inaugurato il festival di Torino è uscito prima in una sola sala (il Metropolitan di Roma) e in versione originale sottotitolata poi in tutta Italia ma solo in formato digitale (Digima, grazie all'esclusiva partnership con Dall'Angelo Pictures, distribuisce il film in esclusiva per il canale Sale Cinematografiche Digitali). C'è chi ha parlato di strumentalizzazione politica (il film sarebbe poco gradito a Berlusconi e questo spiegherebbe l'uscita problematica), c'è chi invece considera in maniera più concreta i limiti del film (non si tratta di un capolavoro e il presidente uscente Bush non ha più molto appeal sul pubblico). Fatto sta che in ogni caso il film di Stone, che non è proprio un esordiente, viene decisamente penalizzato da una distribuzione così limitata e lascia comunque aperti i dubbi sulle motivazioni plausibili di un simile trattamento. Certo se si pensa anche a film di altri maestri del cinema (Palermo Shooting di Wenders docet) forse non c'è poi da stupirsi più di tanto...
È innegabile che a Stone le cinebiografie dei presidenti degli Stati Uniti vadano molto a genio (questo W. è la terza dopo JFK e Nixon). Ora il problema non è tanto la fedeltà alla storia (sebbene la sceneggiatura si sia basata su due libri State of Denial di Bob Woodward e The Faith of George W. Bush di Stephen Mansfield e non su vere ricerche di repertorio) ma la scelta di cosa raccontare o meno. Se si paragona W. a film come Il Divo (il primo che viene in mente in ordine di tempo) salta subito agli occhi una certa superficialità paradossalmente tutta americana (e per una volta non italiana). Stone preferisce soffermarsi sull'ingenuità quasi infantile e sull'emotività umanizzante di Bush (un bovaro texano che per poco ci resta secco a causa di un salatino che gli va di traverso, rinuncia al suo dessert preferito in onore dei caduti in Iraq, mangia solo sandwich e hamburger, parla sempre con la bocca piena, ha una passione sfrenata per il baseball). Ma così facendo ne omette inevitabilmente la metà oscura (la formazione politica, i presunti complotti, le discutibili relazioni). Nessun accenno né all'11 settembre né tanto meno alle elezioni con cui George jr è diventato presidente, in maniera diametralmente opposta a Sorrentino che invece andava a scandagliare il fondale torbido di una personalità ambigua e controversa come quella di Andreotti senza preoccuparsi di cosa poteva scatenare sia nell'opinione pubblica che nel diretto interessato. Ma anche a Michael Moore che nel suo, forse sopravvalutato, Farenheit 9/11 ci andava giù pesante su Bush e la cerchia vampiresca dei suoi consiglieri. Se da una parte la ricostruzione dell'habitat politico della Casa Bianca è impeccabile (a tratti forse un po'caricaturale), dall'altra la completa assenza di un punto di vista morale e di uno spessore politico di Bush non può che deludere.
Sfugge insomma il senso dell'operazione. Si tratta di un omaggio all'uomo più potente del mondo ma meno forte della specie umana? O semplicemente di una giustificazione al suo sciaguratissimo ed imperdonabile operato? Il processo di immedesimazione diventa quasi inevitabile. Questo Bush inetto e irresponsabile ma caparbio e molto umano fa quasi tenerezza...Non che Bush sia da linciare ma è semplicemente l'uomo sbagliato al momento sbagliato nel contesto sbagliato. Perché costruirgli un alibi? Può darsi sia un idealista convinto, può darsi che l'alcolismo l'abbia penalizzato e la fede cristiana salvato ma questo cosa c'entra con le dinamiche oscene e violente che si celano dietro la politica? Senza contare poi che anche l'aspetto satirico è di una povertà disarmante. Tutti in parte gli attori, non c'è che dire (da Josh Brolin nel ruolo di Bush junior a James Cromwell in quello di Bush senior, da Thandie Newton che fa Condoleezza Rice a Jeffrey Wright che fa Colin Powell, da Richard Dreyfuss che fa Cheney a Scott Glenn che fa Rumsfeld), ma nessuno che vada oltre una mera emulazione mimesica. Manca l'anima e paradossalmente una verosimiglianza. Sì, è vero, Stone per bocca di Cheney/Dreyfuss espone i veri motivi della Guerra in Iraq (che hanno poco a che vedere con la tanto osannata democrazia occidentale da esportazione) e lascia a Powell/Wright un'arringa antimilitarista (peraltro davvero poco plausibile), ma oltre questo non resta granché.
Tra repentini salti temporali (dalle goliardie di gioventù all'amore da fiaba per la sua Laura) e uno snervante complesso edipico nei confronti dell'integerrimo padre scivola via il biopic meno pregnante della stagione. E forse senza scomodare complotti politici, le ragioni che stanno alla base di un insuccesso annunciato (negli Stati Uniti è uscito appena prima delle elezioni presidenziali e ha incassato poco più di 20 milioni di dollari) sono squisitamente cinematografiche. Checché ne dica Berlusconi ("La storia dirà che George W. Bush è stato un grandissimo presidente degli Stati Uniti. Bush è un uomo di grandi principi, grandi ideali, grande visione, ma soprattutto uno che ha il coraggio di perseguire questa visione. In lui non ho mai visto il calcolo del politico, ma la spontaneità e la sincerità di colui che crede in quello che fa. Mi è stato facile condividere le decisioni di Bush fondate sull'amore della libertà, la democrazia e il rispetto per gli altri") un film su Bush (o meglio questo film su Bush) non funziona...
Una curiosità: W. sarà disponibile a partire da martedì 13 gennaio 2009 in video on demand su Alice Home Tv e lunedì 19 gennaio alle ore 21:10, alla vigilia dell'insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, La7 trasmetterà il film in esclusiva tv (preceduto da una puntata speciale di Otto e mezzo che ospiterà in esclusiva il regista Oliver Stone in collegamento via satellite da Los Angeles). Una sorte simile (addirittura senza uscita in sala) era toccata a Redacted di Brian De Palma che è approdato direttamente su Sky cinema circa un anno fa. Misteri della distribuzione italiana.



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