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DAVANTI AGLI OCCHI
di Vadim Perelman
Sceneggiatura: Emil Sterne, dal romanzo omonimo di Laura Kasischke
Fotografia: Pawel Edelman
Montaggio: David Baxter
Musiche: James Horner
Scenografia: Maia Javan
Costumi: Hala Bahmet
Interpreti: Uma Thurman, Evan Rachel Wood, Eva Amurri, Emily Rose Branigan, Gabrielle Brennan, Brett Cullen
Produzione: 2929 Productions
Distribuzione: Mediafilm
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 90'
Data di uscita: 2 gennaio 2009
Titolo originale: The Life Before Her Eyes
Sito italiano
Il significato dei fiori, la percentuale di acqua nel corpo umano, William Blake, Gauguin, il vagabondare di provincia di due amiche adolescenti, una bionda e ribelle, l'altra bruna e timida. A Briar Hill, Connecticut, la vita di Diana e Maureen trascorre in attesa della fine del liceo e in previsione di un futuro immaginato, tra ansie di evasione e la più prosaica aspettativa di un marito e di una casa con patio.
Ma in un giorno uguale a tutti gli altri, un compagno di scuola impugna una mitraglietta e fa strage nei corridoi e nelle aule, e da ultimo pone Diane e Maureen, intrappolate in un bagno, di fronte alla scelta di chi delle due dovrà sacrificarsi perché l'altra sopravviva.
C'è da chiedersi che attrice diventerà tra qualche anno Evan Rachel Wood, quando i personaggi da lei interpretati dovranno per forza di cose differenziarsi da quello dell'adolescente ribelle. Vista la quantità non trascurabile di talento che va di pari passo con la sua bellezza, c'è da sperare in bene, e per adesso ci accontentiamo volentieri di vederle ricoprire nuovamente, con inconfondibile grazia, il ruolo a cui ci ha abituato. Che sia proprio lei l'attrice scelta per la parte dell'inquieta Diane, che da adulta viene impersonata da una meno convincente Uma Thurman (ma tante colpe sono da attribuire all'infelice doppiaggio italiano), fa sì che in questo Davanti agli occhi un personaggio totalmente convenzionale si trasformi in un essere vivo e commovente, donando maggiore profondità drammatica a una storia che vacilla pericolosamente sull'orlo della banalità.
Il secondo lungometraggio di Vadim Perelman, che si era fatto conoscere con La casa di sabbia e nebbia, gioca fra passato e futuro, in un'alternanza di flashback e flashforward che cercano di spaesare lo spettatore in previsione di un colpo di scena finale che non deve essere previsto, pena il crollo di un castello di carte costruito non senza abilità. La decostruzione della linearità del plot e l'affidarsi a una riflessione sulle strutture della narrazione per evidenziare momenti e significati è stratagemma a volte sospetto, pericolosamente simile a un'abile copertura del vuoto, e Davanti agli occhi in parte non fa eccezione. I personaggi, per quanto bene interpretati (ottima anche la prova di Eva Amurri, figlia d'arte con un perché), sono molto vicini alla bidimensionalità, mentre il sottotesto metaforico (l'acqua, i fiori, il sangue) è talmente insistito da peccare di autoevidenza, appesantendo l'immagine e conferendole un'aura di forzata poeticità che stuccherà i palati meno sentimentali. Pure, i valori in campo non sono tutti da buttare: in particolare, il fatto che il colpo di scena finale non abbia una funzione unicamente formale, ma entri diritto dentro la materia di cui la storia è fatta, suggerendo la sostituzione del tempo esteriore con quello interiore dell'immaginazione. È uno spunto che salva il film, e che pure lascia l'amaro in bocca, dato che lo si sarebbe voluto trattato con uno spessore ben maggiore e con più ambiguità.



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