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THE STRANGERS
di Bryan Bertino
Sceneggiatura: Bryan Bertino
Fotografia: Peter Sova
Montaggio: Kevin Greutert
Musiche: Tomandandy
Scenografia: John D. Kretschmer
Costumi: Susan Kaufmann
Interpreti: Liv Tyler, Scott Speedman, Gemma Ward, Kip Weeks, Laura Margolis, Glenn Howerton
Produzione: Rogue Pictures, Vertigo Entertainment, Mandate Pictures, Intrepid Pictures
Distribuzione: Universal Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 85'
Data di uscita: 2 gennaio 2009
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
È stata una delle autentiche sorprese della stagione cinematografica americana: costato appena 9 milioni di dollari, ne ha incassati ben 52 assicurandosi l'ambito lasciapassare per il sequel (peraltro già in preparazione). Senza considerare che ha sancito il ritorno sulle scene della meravigliosa Liv Tyler da troppo tempo lontana dalla ribalta. Si tratta dell'horror The Strangers del giovane esordiente Bryan Bertino, regista e sceneggiatore italo-americano neanche trentenne con la passione per i film di genere e tante idee da realizzare sul grande schermo (sarà impegnato nel 2009 con ben 3 horror).
La Rogue Pictures, che si è già messa in moto per il sequel, affidandone la sceneggiatura allo stesso Bertino, che però ancora tentenna per salire in cabina di regia, ha da subito creduto nel progetto originale che però ad essere franchi non è poi così originale (ricorda molto da vicino un gioiellino dello stesso genere di qualche anno fa, Them della coppia Moreau-Palud). La trama è presto detta: una coppia di innamorati si ritrova braccata in casa propria da tre estranei mascherati. Al di là della semplicità della sceneggiatura, decisamente scarna ma essenziale, quello che colpisce è senza dubbio la capacità di Bertino di costruire un'atmosfera inquietante intorno ad un plot e ad una location estremamente labili. L'ambientazione è quasi teatrale. Una casa. Una porta chiusa. E il pericolo all'esterno. Se si escludono inizio (il rientro a casa dei due protagonisti da una cerimonia nuziale), fine (l'uscita di scena dei tre estranei sul furgone) e una breve fuga a metà film al di fuori delle mura domestiche attraverso il bosco, l'azione si svolge completamente in interni con tutto quello che questo comporta (staticità, reiterazione, monocromia). Eppure nonostante questo la costruzione della suspense è davvero encomiabile. Bertino riesce con poco ad innescare un gioco perverso tra vittima e carnefice che si riflette inevitabilmente su chi guarda (un po'come lo spregiudicato gatto fa con il povero topo). E questo è forse il pregio ma anche il limite del film perché anche se, come succede ormai nel 75% degli horror, ci si affretti nei titoli di testa ad assicurare che la storia è tratta da eventi realmente accaduti, certe dinamiche risultano paradossalmente un po'forzate e poco realistiche (l'incapacità di difendersi dei due protagonisti, l'eccessiva tranquillità degli assassini a giocare con le loro vittime). Bertino punta molto sul suono a discapito anche dei "voli"della macchina da presa. Sono più che altro i rumori, le voci, le minacce astratte ad incutere paura. Le musiche dei Tomandandy (già colonna sonora in un altro horror, P2 di Franck Khalfoun) contribuiscono non poco ad instillare una follia sonora che (soprattutto attraverso la ripetitività del disco rotto) si ripercuote sul nonsense della tragedia in atto. Nonsense accentuato dalla completa mancanza di una morale da parte dei killer. Nessun movente e nessuna spiegazione alla loro violenza. Il gioco è fastidioso (la scena dell'amico scambiato per uno degli estranei irrita non poco) ma anche interessante soprattutto perché fa della teatralità scenica il suo punto di forza. I due protagonisti sono fulcro e punto di fuga di tutta l'azione. Sono loro che creano e disfano la paura a proprio piacimento. Il "nemico"è evocato ma non esibito. I tre estranei sono entità al limite del reale, quasi manichini-robot (peraltro mascherati quindi privi in effetti di una vera identità) che entrano ed escono di scena come figuranti da teatro del mimo. Anche la violenza non è mai esplicita ma consequenziale alla suggestione di ciascuno dei due protagonisti. Sebbene si manifesti senza pietà alla fine del film.



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