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THE SPIRIT

di Frank Miller

Sceneggiatura: Frank Miller, dall'omonima serie a fumetti di Will Eisner
Fotografia: Bill Pope, Asc
Montaggio Gregory Nussbaum
Musiche: David Newman
Scenografia: Rosario Provenza
Costumi: Michael Dennison
Interpreti: Gabriel Macht, Jaime King, Samuel L. Jackson, Eva Mendes, Dan Lauria, Scarlett Johansson, Paz Vega
Produzione: Deborah Del Prete, Gigi Pritzker, Michael E. Uslan -  Lionsgate, Odd Lot Entertainment, Media Magik Entertainment
Distribuzione: Sony
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 108'
Data di uscita: 25 dicembre 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale 
Sito italiano

THE SPIRIT
1 e mezzo

Spirit è un supereroe suo malgrado, perché in questa situazione ci si è ritrovato. Era morto ed è stato riportato in vita (e la Morte, che deve averci fatto la bocca, lo reclama più o meno ogni cinque minuti); da allora la sua moralità è alquanto differente da quella di un buono senza macchia e senza paura, a giudicare dalla quantità di donne che riesce a corteggiare tutte insieme (ma vista la fauna femminile che lo circonda, capitanata da una Eva Mendes indescrivibile, non si può biasimarlo più di tanto).
Sostenuto dall'anziano detective Dolan e dalla di lei figlia Lorelei, sufficientemente racchia per far risaltare il fascino del Male, Spirit sfida l'arcinemico Octopus alias Samuel L. Jackson, il cui ghigno ormai viene sciorinato in tutte le salse possibili, dal cinico al villain, e il duello contro il quale darà a Spirit la possibilità di capire le origini della sua rinascita e accettare il suo destino.
Frank Miller approda battagliero in cabina di regia, forte del successo di pubblico toccato a Sin City co-diretto assieme a Rodriguez, che portava su grande schermo la sua graphic novel. Evidentemente incoraggiato dai buoni riscontri, Miller ci prova da solo e fa esordire al cinema un eroe che dal 1940 al 1952 ha contraddistinto la produzione di un grande del fumetto mondiale quale Will Eisner. Ovviamente, riproponendo in chiave pressoché inalterata la fotografia monocromatica e antinaturalistica del film precedente, che poco altro conteneva in termini di novità. E questo The Spirit non fa purtroppo eccezione: se cura e ricercatezza maniacale sono riservati alla sperimentazione sui colori fino a un'astrazione quasi totale di sfondi e contesti, la bidimensionalità dell'intera operazione rivela una volta per tutte la totale inadeguatezza di simili progetti allo schermo cinematografico, cui un'atmosfera costantemente tetra non può bastare per far emergere lo spessore dei personaggi (a differenza delle tavole, in cui la descrizione del paesaggio sottolinea in modo definitivo psicologie e registro narrativo). Passi per Spirit, smitizzato nella descrizione di un corpo vuoto e agente solo in base al puro istinto (carnale o,  in senso lato, etico), ma gli altri personaggi sono poco meno che macchiette lasciate libere di sfogarsi in smorfie e tirate quantomeno stucchevoli in barba a ogni idea di ritmo, dialoghi e regia: su tutte spicca la ridicola pantomima pseudonazista inscenata da Jackson e da una Scarlett Johansson che per l'ennesima volta si rivela inadeguata allo status di diva frettolosamente affibbiatale dalla moderna critica modaiola in cerca di bei volti da mettere sulla graticola. Dopo Sin City, la violenza viene annacquata ed edulcorata da un umorismo onnipresente e di maniera, che impedisce allo spettatore di empatizzare il (presunto) dramma interiore di Spirit o di comprendere il legame verso la sua città, una Central City dove se sei fortunato prima o poi finisci ammazzato.
Tutto, in The Spirit, cerca di giustificarsi in nome del rimando alle tavole illustrate, della citazione cinefila (Per un pugno di dollari, accipicchia), dell'ammiccamento estetico; ma vedere Gabriel Macht, nelle scene iniziali, imitare l'eroe delle vignette contorcendosi in varie pose come un divo espressionista in preda alla gastrite, dovrebbe dare immediatamente idea al pubblico dello scatolone vuoto che di lì in poi, per 108 lunghi minuti, saranno chiamati a sorbirsi.

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