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LASCIAMI ENTRARE, NON TI MORDERÒ
Dalla Svezia una storia d'amore e di vampiri adolescenti. È Lasciami entrare (Bolero Film, 100 copie, dal 9 gennaio al cinema)
Appare sincero Tomas Alfredson, giovane (classe 1965) regista svedese, quando dice che lui nell'attuale revival di storie di vampiri c'è capitato quasi per caso: ha iniziato a lavorare a questo film quattro anni orsono, e adesso si ritrova a cavalcare l'onda fortunata di Twilight. Ammette candidamente che di canini affilati et similia ne sapeva davvero poco, e per Lasciami entrare si è affidato allo sceneggiatore, John Ajvide Lindqvist, autore anche dell'omonimo romanzo (edito in Italia da Marsilio) da cui è tratto il lungometraggio.
Adesso che manca poco meno di un mese all'uscita in sala, si parla di un successo annunciato: negli Stati Uniti, dove è stato già rilasciato, il pubblico l'ha premiato con ottimi incassi, e anche la recentissima partecipazione (Fuori Concorso) al Torino Film Festival ha ottenuto buoni riscontri di pubblico. E poi ci sono i tanti premi vinti un po' ovunque, e ammiratori eccellenti come Danny Boyle (che l'ha definito un "uno dei migliori film dell'anno"), J.J. Abrams, Guillermo del Toro. Motivo di tanto interesse è la romantica eppure violenta storia d'amore tra il dodicenne Oskar e la coetanea Eli, che però quell'età ce l'ha da un po' di tempo. Entrambi convivono con qualche problema di troppo: lui è vittima del bullismo scolastico, lei è una vampira, che si accompagna a un tutore schiavo/padre/amante. Non aspettatevi trecce d'aglio, crocifissi e paletti, ma un'inedita inimicizia con i gatti.
La vicenda è ambientata nella periferia di Stoccolma del 1982: "Ho voluto mantenere la medesima ambientazione storica del romanzo" ha detto il regista, oggi a Roma per presentare il film "perché è più facile raccontare storie poco reali nel passato, senza insistere troppo con le spiegazioni. Inoltre la Svezia dell'epoca era più silenziosa, mentre oggi" continua Alfredson "è come se non ci fosse più spazio. E a me piaceva l'idea di dire molto attraverso le immagini e poco coi dialoghi, tant'è che nella prima stesura della sceneggiatura ce n'erano ancora meno". Incredibile a dirsi, il libro è molto autobiografico: l'autore aveva infatti dodici anni nel 1982, e nell'ultima pagina ha scritto che "Tutto quel che viene raccontato nel romanzo è accaduto realmente, ma in un altro modo". Per fortuna, verrebbe da aggiungere.
Stile rigoroso ma anche poetico, sottolineato da una colonna sonora volta a sottolineare più gli aspetti romantici che la suspense ("altrimenti l'insieme sarebbe risultato troppo pesante"), con musiche eseguite dall'Orchestra Sinfonica di Bratislava ("la migliore"), senza l'ausilio di sintetizzatori. Un film che si presta a molteplici punti di vista: bullismo, racconto di un'epoca, storia di formazione e crescita adolescenziale. "Sono aperto a ogni interpretazione" continua il regista "ma nel libro il tutore di Eli è un pedofilo dichiarato, ed essendo un argomento delicato non l'ho voluto inserire, perché avrebbe appesantito il film e distratto dalla storia romantica... Il tutore resta un personaggio molto mistico, possiamo immaginarlo come un Oskar da vecchio".
Lasciami entrare sarà il secondo film distribuito da Bolero Film (ad inaugurare è stato L'ospite inatteso), una nuova casa di distribuzione che intende concentrarsi su opere indipendenti e d'autore, e che grazie al supporto del Programma Media porterà il film in 100 sale italiane dal 9 gennaio 2009.



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