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BASIC INSTINCT 2
di Michael Caton - Jones
Soggetto: Leora Barish e Henry Bean, basato sui personaggi creati da Joe Eszterhas
Sceneggiatura: Leora Barish e Henry Bean
Fotografia: Gyula Pados
Montaggio: John Scott, Istvan Kiraly
Musiche: John Murphy
Scenografia: Norman Garwood
Costumi: Beatrix Aruna Pasztor
Interpreti: Sharon Stone, David Morrissey, David Thewlis, Charlotte Rampling
Produzione: C2/intermedia in associazione con IMF3 – Mario F. Kassar, Andrew G. Vajna, Joel B. Michaels
Distribuzione: Warner Bros.
Durata: 113’
Nazionalità e anno: USA, 2005
Data di uscita: 31 marzo 2006
Sito ufficiale: http://www.sonypictures.com/movies
Sito italiano: www.basicinstinct2film.it
1
Londra. Il dottor Michael Glass (Morrissey), rispettato (finora) psichiatra criminologo, viene incaricato dall’ispettore Washburn (Thewlis) di effettuare una perizia psichiatrica nei confronti della scrittrice Catherine Tramell (Stone), ben nota al pubblico ma non a lui per la sfrontatezza sessuale e per l’abilità nell’invischiare il malcapitato di turno in un torbido mare di guai.
Niente di che questo sequel di cui tanto si è parlato, cucito su misura da Mario F.Kassar e Andrew G.Vajna per la diva Sharon Stone, che sul prototipo ha costruito la sua fortuna. L’operazione delude sotto tutti i punti di vista: a partire dalla decisione di spiegare quel che Joe Eszterhas aveva volutamente lasciato insoluto, banalizzando ciò che tutti sapevamo da tempo ma se non altro con beneficio del dubbio: Catherine è un’assassina assetata di sangue, che uccide per il gusto di uccidere. L’ambientazione londinese, poi, lascia interdetti: poco o nulla regala alla trama, se non l’opportunità per l’impagabile Catherine di farsi un giretto a Soho con quel che ne consegue, per tacere del temibile inizio in cui viene titillata dall’ex centravanti del Liverpool Stan Collymore mentre è al volante di una spider. Nei primi venti minuti assistiamo, sconsolati, a una Sharon Stone che cambia abito praticamente ogni scena e fa il verso a sé stessa senza un briciolo di ironia; dopo, costernati, tocca sorbirsi un confuso thriller psicologico dal finale scontato ma prima del quale non succede niente, tutti sospettano di tutti e il protagonista, un imbambolato Morrissey, non ha idea di dove andare a pescare (e infatti finisce pescato). La noia regna sovrana; c’è poco sesso, pare a causa dei tagli, e per il seguito di un film che scandalizzò i benpensanti (ma solo quelli) a colpi di eros patinato si tratta di un limite evidente,oltre che una notevole causa di sbadigli.
Il tempo passa, e il riflusso impazza: quattordici anni fa Sharon Stone, accavallando le gambe, mostrò con fierezza le proprie grazie; oggi, montando una sedia al contrario, ce ne preclude la visione. Detto tutto.
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anakin ha scritto:
Sharon Stone l'ho sempre apprezzata per il coraggio che ha sempre avuto, anche attraverso delle scelte sbagliate, ma questo film se lo poteva risparmiare e ce lo poteva risparmiare... è una grande cacat...
Gio, 06/04/2006 - 00:40



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