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MAX PAYNE

di John Moore

Sceneggiatura: Beau Thorne
Fotografia: Jonathan Sela
Montaggio: Dan Zimmerman
Musiche: Marco Beltrami, Buck Sanders
Scenografia: Daniel T. Dorrance
Costumi: George L. Little
Interpreti: Mark Wahlberg, Mila Kunis, Beau Bridges, Chris O'Donnell, Amaury Nolasco, Olga Kurylenko
Produzione: Firm Films/ Depth Entertainment
Distribuzione: 20th Century Fox
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 100'
Data di uscita: 28 novembre 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale 

MAX PAYNE
1

Max Payne, per i seriosi non avvezzi a pc e consolle di gioco, è un poliziotto la cui vita ha perso di significato dopo la barbara uccisione della famiglia e del suo collega. E con la vita, hanno smesso di avere un senso anche i metodi tradizionali di indagine poliziesca. Max si fa beffe del protocollo e delle regole, una belva assetata di vendetta le cui indagini spingeranno in un baratro apocalittico, fatto di allucinazioni e nemici soprannaturali.
Non è difficile, anzi è quasi perdonabile approcciarsi a Max Payne con un certo pregiudizio: non si ricorda un film tratto da un videogame che abbia avuto successo su grande schermo, anche solo di pubblico. Silent Hill, in epoca recente, aveva a tratti riservato qualche buon momento di tensione, ma il confronto con la complessità del videogame restava sempre impietoso. La cosa, viceversa, può indurre lo spettatore come il fan della saga, vero "spettatore ideale" in grado di compiere una lettura del film e allo stesso tempo della sua genesi, a una certa indulgenza nei confronti di un prodotto tutto sommato atteso, desideroso di lasciarsi guardare per quel che è: un action che ammicca all'innovativo videogame della Remedy. Ma le cose non stanno esattamente così, e sfidiamo il fan più accanito di Max Payne a non mettersi le mani nei capelli a fronte dell'operazione firmata John Moore. Il quale, preoccupato a ricreare un'atmosfera torbida e gotica che più non si può (al punto da non preoccuparsi se i suoi personaggi parlano interi minuti sotto la pioggia scrosciante davanti a una macchina aperta), non si rende conto delle voragini di una storia che, galeotta una micidiale droga in grado (a dire poco) di alterare le percezioni, salta di palo in frasca e perde inesorabilmente i pezzi per strada. Carne al fuoco, evinto abbastanza presto come devono andare le cose, ce n'è davvero poca, ma il film dura lo stesso 20' di troppo infarciti alla meglio di (neuro)deliri nei quali il povero Wahlberg è immerso dall'inizio alla fine con la medesima espressione: quella di chi non ha capito bene cosa è capitato a fare in una baracconata a cui non è stato neanche concesso il respiro del finalissimo, concludendosi banalmente al termine del duello finale, in linea con quanto di poco originale si era visto finora (a differenza dal gioco, quello sì vero spartiacque della categoria). Invidiamo la Kurylenko, splendida figliola da poco in auge grazie a Quantum of  Solace, che ci lascia le penne dopo una decina di minuti risparmiandosi ulteriori supplizi.

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