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STRAFUMATI
di David Gordon Green
Sceneggiatura: Seth Rogen, Evan Goldberg
Fotografia: Tim Orr
Montaggio: Craig Alpert
Musiche: Graeme Revell
Scenografia: Chris L. Spellman
Costumi: John A. Dunn
Interpreti: Seth Rogen, James Franco, Gary Cole, Rosie Perez, James Remar, Danny McBride, Joe Lo Truglio, Ed Begley jr, Amber Heard, Bill Hader
Produzione: Columbia Pictures, Apatow Productions, Relativity Media
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 111'
Data di uscita: 28 novembre 2008
Titolo originale: Pineapple Express
Sito ufficiale
Sito italiano
mezzo
Con Walk hard ci aveva illusi che la sua linea produttiva avrebbe preso un'altra piega, più intelligente e meno scollacciata, e invece con questo Strafumati, liberissima traduzione ad uso e consumo dei minorati teenager italiani del ben più criptico Pineapple Express (nome di una qualità rarissima di cannabis spacciata nel film), Judd Apatow non si smentisce. E ci propina l'ennesima commediaccia politicamente (s)corretta su uno dei temi di maggior appeal sui giovani di oggi: la canna.
Tant'è che in patria per il linguaggio scostumato e il (presunto) elogio della droga leggera più famosa si è beccato pure il divieto ai minori (uno dei trailer, diventato di culto sui blog, è stato censurato da molti siti e tv). Divieto che non è riuscito ad impedirne il successo al botteghino. Costato appena 25 milioni di dollari ne ha incassati 100 in tutto il mondo di cui 87 solo in patria. In effetti come Tropic Thunder, altro film vietato che ha suscitato non poche polemiche perché sbeffeggiava la guerra del Vietnam, Strafumati va ad intaccare i capisaldi della società americana dileggiando la polizia, corrotta ed ottusa, ed esaltando il consumo di droga anche tra i ragazzini. Ma è pur vero che, come spesso capita in queste commedie fintamente amorali, alla fine l'ordine viene comunque ripristinato e anche qui la politica della canna si conclude con un'autodistruzione generale che non risparmia nessuno. Sinceramente è però anche eccessivo tentare di trovare in Strafumati un intento socio-politico che non vada al di là della mera farsa. La sceneggiatura di Evan Goldberg e Seth Rogen, già attore per film di Apatow-regista come Molto incinta e 40 anni vergine, qui nel ruolo del protagonista Dale Denton, si ripete fastidiosamente annullando anche le simpatiche trovate (davvero poche) di alcune scene (una per tutte il piede nel vetro anteriore dell'auto durante la fuga dalla polizia). Sembra quasi che trattandosi di una storia di strafatti la sceneggiatura sia obbligata a ripetere più volte la stessa battuta ("coprimi così scendo" e "allora io ti copro così tu scendi"), a spiegarci cose già avvenute e viste (Dale che spiega all'amico Saul l'omicidio cui ha assistito e la paura di essere inseguito) e a dimenticarsi di alcuni personaggi (che fine fa la ragazza di Dale nascosta in un motel per sfuggire alla vendetta degli spacciatori?). Ed è proprio in virtù di questa insostenibile ridondanza che il film si allunga inutilmente specie nella scena finale (perché durano così tanto i combattimenti tra gli spacciatori? Addirittura in un accenno di montaggio alternato?). Ma questo non sarebbe nulla se almeno si ridesse qualche volta. E invece le battute non vanno mai a segno e i due protagonisti parlano all'infinito spossando anche i più volenterosi masochisti. Anche la regia sciapita di David Gordon Green non aiuta lasciando troppo spazio all'improvvisazione dei due protagonisti che senza bisogno di specificarlo non sono né Totò né Jerry Lewis e troppo poco all'azione.
Per molti la vera sorpresa del film è James Franco, il nuovo James Dean (sì, gli piacerebbe!) di Hollywood, che qui interpreta il pusher strafatto Saul che gli ha permesso di aggiudicarsi lo Stony Award, un premio specifico per i film sulla marijuana (lo stesso Strafumati ha vinto il Best Pot Comedy Film cioè la migliore commedia sul fumo). Chissà se il brand Gucci di cui Franco è diventato testimonial lo avrebbe comunque scelto dopo averne visti i piedi piatti e le terribili extensions che mostra in questo film.
L'unica sorpresa semmai è la colonna sonora fortemente debitrice dell'accattivante sound degli anni Ottanta (Robert Palmer, Peter Tosh, Eddy Grant, Electric Avenue) che vanta addirittura un pezzo scritto su misura per il film da Huey Lewis ("Pineapple Express"). Per il resto solo una commedia, scusate l'ovvietà, "sballata". O se preferite, restando in ambito Apatow, tutto fumo e niente arrosto.
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