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PALERMO SHOOTING

di Wim Wenders

Sceneggiatura: Wim Wenders
Fotografia: Franz Lustig
Montaggio: Peter Przygodda, Oli Weiss
Musiche: Irmin Schmidt
Scenografia: Sebastian Soukup
Costumi: Sabina Maglia
Interpreti: Campino, Giovanna Mezzogiorno, Dennis Hopper, Inga Busch, Jana Pallaske, Alex Sichrovsky, Gerhard Gutberlet, Milla Jovovich, Sebastian Blomberg, Wolfgang Michael, Lou Reed
Produzione: Wenders Images GmbH, P.O.R. Sicilia 2000-2006, Regione Siciliana - Assessorato ai Beni Culturali, AA. e P.I. , Provincia Regionale di Palermo - AAPIT
NRW Filmstiftung, Medienboard Berlin-Brandenburg, ZDF, ARTE, Pictorion DAS WERK
Distribuzione: BIM
Nazionalità ed anno: Germania/ Francia/ Italia, 2008
Durata: 117'
Data di uscita: 28 novembre 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale 

PALERMO SHOOTING
2

La didascalia finale è una dichiarazione d'intenti. Il film è dedicato a due grandi cineasti scomparsi lo stesso giorno il 30 luglio 2007: Ingmar Bergman e Michelangelo Antonioni. E l'inizio è prettamente bergmaniano: un sogno fatto di orologi senza lancette, ricordi di un tempo passato, incontri con la morte. Sembra di essere nel bel mezzo de Il posto delle fragole. In realtà siamo nel sogno di Finn, fotografo di successo, acclamato nel mondo, con una vita ricca, frenetica, golosa, eccessiva.
Ma fondamentalmente un uomo solo. Fatica a respirare, non dorme e il suo cellulare e la musica sparata in cuffia dal suo Ipod sono i soli strumenti che lo collegano al resto del mondo. Una sera, un incidente quasi mortale, gli restituisce la capacità di guardare. L'incontro o meglio sarebbe dire il mancato scontro con un misterioso individuo è l'inizio di un percorso sospeso tra incubo e realtà che lo porterà a Palermo, in cerca di redenzione per una vita lasciata alla deriva.
Qui inizia un secondo film, in cui il personaggio di Finn viene riscaldato dai colori accesi, vivi di una città, Palermo, che sembra essere la porta verso un mondo parallelo ed una vita completamente diversa. Un misterioso arciere gli da la caccia, cercando di trafiggerlo come San Sebastiano, mentre una giovane artista locale, sembra l'unica capace di comprendere e condividere le sue visioni. E' questa la parte dedicata ad Antonioni, in un gioco di specchi tra realtà e finzione fotografica, con l'immagine capace di svelare e rivelare dettagli, particolari che trasformano la realtà, donandogli un nuovo significatoci. Ma l'edificio messo in piedi da Wenders dimostra di avere fondamenta non troppo solide. Se la prima parte, fredda, asettica, ambientata in Germania, nello specifico a Düsseldorf, città natale di Wenders, funziona discretamente bene è a Palermo che nascono i problemi, non solo dovuti a scene di raccordo incongruenti, frutto di una probabile difficile lavorazione e ri-montaggio del film, ma alla struttura narrativa che sembra perdersi a favore di una estetica fotografica imperante. La ricerca della bella immagine fa perdere sostanza, corpo alla storia.
Il risultato è un film bicefalo, che sembra segnare l'apice della crisi di un regista in cerca di se stesso, capace oramai di creare belle immagini a discapito di belle storie. È un peccato perché la presenza di Campino, cantante del leggendario gruppo rock  tedesco Die Toten Hosen di cui Wenders aveva in passato girato alcuni videoclip, riempie lo schermo e rende verosimile anche l'improbabile, mentre Giovanna Mezzogiorno sembra spaesata tanto quanto noi spettatori al termine della pellicola.

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