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SOLO UN PADRE
di Luca Lucini
Soggetto: Giulia Calenda, Maddalena Ravagli
Sceneggiatura: Giulia Calenda, Maddalena Ravagli
Fotografia: Manfredo Archinto
Montaggio: Fabrizio Rossetti
Musiche: Tiziano Crotti
Scenografia: Marco Belluzzi
Costumi: Sabina Amelia Maglia
Interpreti: Luca Argentero, Diane Fleri, Fabio Troiano, Anna Foglietta, Sara D'Amario, Alessandro Sampaoli, Michela e Fabiana Gatto, Claudia Pandolfi.
Produzione: Cattleya e Warner Italia
Distribuzione: Warner Italia
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 93'
Data di uscita: 28 novembre 2008
Titolo originale: id.
Sito ufficiale
Mettete insieme un regista capace, ma snobbato dalla critica perchè segnato dal teen-movie Tre metri sopra il cielo, una sceneggiatura globalmente solida e ben bilanciata, una coppia di attori che riescono fin dalle prime battute a trovare un'ottima intesa. Condite il tutto con un batuffolino di sette mesi che è il vero centro della scena, e avrete sicuramente non un capolavoro, ma un film gradevole e che si lascia guardare volentieri.
Questo è Solo un padre, del quarantunenne milanese Luca Lucini, che tratteggia delicatamente l'avventura strana e complessa di un ragazzo padre nell'Italia contemporanea, alle prese con i problemi di tutti i giorni, ma anche con le domande più stringenti che un uomo in carriera, solo, con una bambina a carico, può porre su di sé e sul proprio futuro.
Stranamente, al di là di una campagna pubblicitaria improntata ad attirare il pubblico tipico della commediola agrodolce all'italiana, il film riesce a svincolarsi da un certo provincialismo tipico delle storie del belpaese, per raccontare quella che potrebbe ben essere una storia qualunque in un qualsiasi posto dell'occidente civilizzato.
Tratto dal romanzo "Le avventure semiserie di un ragazzo padre" di Nick Earls, il film bilancia in modo sapiente i caratteri tipici del situazionismo della commedia più leggera, con il dramma di un uomo che soffre una profonda impermeabilità nei confronti del proprio mondo borghese, che si rinchiude dentro un'apparente e tranquilla routine.
Pur non muovendosi dal filone principale della narrazione, il procedere della storia rivela un'insolita ricchezza di dettagli e di sfumature che impreziosiscono una trama comunque tradizionale. Lucini contorna Argentero di una valida schiera di comprimari, prima fra tutti una Diane Fleri che continua a confermarsi quale astro nascente del cinema nostrano, con la quale il protagonista instaura sin da subito un rapporto tenero e soffuso, vero e proprio volano per il ricominciare di una vita normale.
Una storia piccola, alla quale però non manca nulla per connotarsi come uno dei prodotti italiani più interessanti di questo scorcio di stagione, che ci regala insieme attimi di spensieratezza e occasioni di riflessione, denotando una evidente maturazione del regista che la firma.



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