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A GERUSALEMME IL CINEMA GUARDA NEGLI OCCHI LA VITA

Incontro a Roma con David Grossman, autore scomodo della nuova narrativa israeliana, e Oded Davidoff, il giovane regista che ha portato sul grande schermo uno dei suoi romanzi più famosi: Qualcuno con cui correre (Medusa, nei cinema dal 21 novembre)

A GERUSALEMME IL CINEMA GUARDA NEGLI OCCHI LA VITA

È quasi impossibile trovare uno scrittore che sia soddisfatto della trasposizione cinematografica di un proprio libro. E invece David Grossman, autore israeliano di fama mondiale, sembra non lamentarsi del film Qualcuno con cui correre di Oded Davidoff, tratto dal suo omonimo bestseller e presentato stamani a Roma alla presenza dello stesso Grossman, del regista e dei due interpreti principali, Bar Belfer e Yuval Mendelson, oltre a Stefano Martina di Medusa, che distribuisce il film in 70 copie a partire da domani 21 novembre, e al coproduttore italiano, l'onorevole Luca Barbareschi, che si divide ormai tra cinema e parlamento.
Anzi, Grossman ne parla in termini talmente entusiastici da far pensare che lo consideri addirittura migliore dell'originale. "In genere quando qualcuno vuole adattare un mio romanzo" afferma Grossman "io cerco sempre di dissuaderlo. Ma quando Oded si è presentato da me perché voleva trarre un film dal mio libro e ha cominciato a descrivere la sua visione del film mi sono arreso. Nel suo film Oded mi ha restituito il libro anche meglio di com'era." E in effetti la Gerusalemme tanto cara sia al regista che allo scrittore emerge prepotentemente dal grande schermo attraverso la storia dei giovani Assaf e Tamar che, complice la labrador Dinka, si rincorrono per i vicoli di Gerusalemme. Ma è una Gerusalemme a cui non siamo di certo abituati quella di Davidoff come si affretta a precisare lo stesso Grossman: "Quando il mio libro fu pubblicato in altre lingue, mi ricordo che ci furono tante reazioni diverse perché nessuno poteva credere che la rappresentazione che davo di questa città tradizionalmente sacra potesse essere vera. Ma nel mio libro Gerusalemme non è assolutamente la città della guerra, della religione e del muro. Per me è una città come tante altre, oserei dire normale ma in realtà non la posso definire così. Gerusalemme non è solo la città della grazia e della compassione ma è molto di più. È anche la città delle fogne, dei drogati, dei bambini abbandonati per strada, dei barboni. E anche Davidoff conferma: "Sono nato come Grossman a Gerusalemme e ho cercato di dare un'immagine della nostra città il più realisticamente possibile. Abbiamo lasciato la macchina da presa per strada e abbiamo cominciato a girare. Un po'come faceva il neorealismo italiano. E infatti molti attori sono presi dalla strada. C'è molta realtà nel film. Anche se accanto all'elemento realistico c'è quello fantastico. Fantasia e realtà si fondono insieme creando una leggenda. E Gerusalemme è proprio tutto questo."
Il film si rivela in effetti una vera sorpresa che apre, o forse prosegue, il cammino di un nuovo cinema israeliano. E non si può nascondere che la scelta di Medusa di distribuirlo in Italia sia piuttosto coraggiosa. A testimonianza che questa casa di distribuzione non si interessa solo ai film di cassetta ma punta su prodotti più di nicchia e di qualità. Lo stesso Luca Barbareschi, coproduttore del film insieme ad Andrew Braunsberg e Philippa Kowarsky, che ha creduto nel progetto da subito, da quando tre anni fa a Los Angeles ebbe la fortuna di leggerne una prima sceneggiatura, si dice orgoglioso del film: "Con la Casanova Entertainment abbiamo sempre cercato di fare del buon teatro (Mamet, Shepard) e ora anche del buon cinema. Ringrazio la Medusa perché ha dimostrato coraggio dando fiducia per la prima volta ad un regista israeliano. È una scommessa importante. Sono felice di sentire tanta passione per il proprio Paese e di vedere un film su una Gerusalemme nuova, come non si era mai vista prima, a basso costo ma di forte impatto emotivo. E credo che il pubblico italiano sia sempre più aperto a manifestazioni che promuovano la cultura ebraica come dimostra il grande successo del festival della letteratura ebraica a Roma e dello stesso Pitigliani Kolno'a Festival che si chiuderà proprio stasera con Qualcuno con cui correre".
Ma la crescita del cinema in Israele è ormai un dato di fatto. All'anno non si realizzano molti film ma la passione per il cinema sta crescendo e cominciano ad aumentare anche i fondi a sostegno delle produzioni. L'industria del cinema, che Grossmann preferisce chiamare "arte", sta facendo passi da gigante soprattutto perché comincia a mostrare, anche grazie ai documentari, come è la realtà di oggi. "Il nostro cinema" dice Grossman "sta guardando la vita negli occhi! Per molti ebrei come me il cinema è una sorta di identità, di appartenenza ad Israele". Ma per Grossman l'ombra della guerra è comunque sempre presente: "Non bisogna dimenticare che lo Stato d'Israele è uno Stato in guerra. Che il conflitto israelo-palestinese esiste. Che c'è un muro che divide questa città. Che se non si accetta questo e non si prende coscienza dell'ostilità di un nemico non si riuscirà mai a raggiungere la pace in Medio Oriente". E a chi gli chiede notizie sul suo progetto politico di un "partito degli scrittori" Grossman lo ferma subito chiudendo sul nascere ogni possibile discussione: "Non parlerò di politica. Siamo qui solo per parlare del film".

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