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TWILIGHT

di Catherine Hardwicke

Sceneggiatura: Melissa Rosenberg
Fotografia: Elliot Davis
Montaggio: Nancy Richardson
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Sheperd Frankel
Costumi: Wendy Chuck
Interpreti: Kristen Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Billy Burke, Peter Facinelli, Cam Gigandet, Ashley Greene, Kellan Lutz, Nikki Reed, Jackson Rathbone
Produzione: Summit Entertainment, Maverick Films
Distribuzione: Eagle Pictures
Nazionalità ed anno: Usa, 2008
Durata: 110'
Data di uscita: 21 novembre 2008                  
Sito ufficiale     
Trailer
     
Soundtrack           
The Twilight Saga: New Moon

TWILIGHT
mezzo

Parliamoci chiaro. Molto si è scritto e altrettanto si produrrà circa la saga fanta-Harmony che ha recentemente infiammato i cuori delle "adolescenti dentro" di ogni età e latitudine - e non è questa la sede per sindacare precipuamente in merito. Trattandosi qui di cinema, infatti, sarà il mero prodotto-film a diventare nostro oggetto d'analisi: ma una contestualizzazione è pur necessaria e, sapendo sin d'ora che il pubblico di parte non potrà non storcere il naso con veemenza a qualunque campana discorde, invitiamo eventuali occhi faziosi a dedicarsi ad altra lettura.
Il filone, già esplorato da tanto immaginario cheap e non, ha perso in originalità da qualche decade: eppure, si sa, il fascino vampirico non accenna a tramontare. In questo caso, come solo qualche anacoreta solitario probabilmente ancora ignora, l'appassionata relazione tra la graziosa, dolcemente goffa Bella Swan e il succhiasangue diciassettenne Edward Cullen non ha fatto altro che riportare felicemente in auge suddetto mito entro un pubblico in prevalenza femminile e più che bendisposto verso il romance - il che, di per sé, non costituirebbe limite ma mero presupposto oggettivo. Saccheggiando a piene mani la letteratura contemporanea di genere (chi leggeva la Hamilton, che in tv ha ispirato True blood, lo ha chiamato plagio, ma tant'è), l'autrice Stephenie Meyer ha sinora versato in cinque tomi la sua personale rielaborazione del topico amore contrastato in cui innocenza e perdizione si contaminano a vicenda. Al sesso torbido tra umani e non-morti, però, la scrittrice ha sovrapposto una consistente campagna pro-chastity che al Mr. President uscente non sarebbe dispiaciuta: ed eccola spalmata su grande schermo, laddove l'industria cinematografica, oggi più che mai cannibale di suggestioni carta-indotte, non ha perso tempo. Così nasce Twilight, primo di una prevedibilmente lunga serie di rapine a mano armata inflitte al botteghino.
L'adattamento è riuscito? Da lettori della versione cartacea, pur discutibile già di per sé, ci sentiamo di dire: no. I tagli inevitabili in fase di sceneggiatura hanno avallato salti logici inaccessibili all'utente medio, che progressivamente si domanda quale fallato raziocinio guidi i personaggi bidimensionali tra le pieghe della pur esile trama. Al contempo l'eccessiva verbosità dell'innamoratissima voce off appesantisce mortalmente il girato, da pietra al collo. Stesso dicasi per i dialoghi, trasposti in un parlato ampolloso e soporifero. La pellicola ha una sua dignità autonoma? Da fruitori di tanto panorama filmico passato e presente, ci sentiamo ugualmente e a malincuore di ripetere lo stesso: no. Esemplifichiamo claris verbis: se il fatto che il target di riferimento sia minorenne (cosa peraltro opinabile) giustifica una corsa al ribasso, un invincibile anelito trash, una sfacciata propensione a considerare la platea vacca da mungere e inetto tritarifiuti, allora... ci rifiutiamo di proseguire nell'analisi. Popolare, anzi pop, non dovrebbe mai significare imbarazzante. Dev'esserci qualcosa che non va, se lo spettatore minimamente smaliziato arriva a provare un senso di vergogna per la pessima costruzione delle scene, la recitazione assurdamente enfatica e gli effetti speciali all'amatriciana di un'opera con ambizioni complessivamente presuntuosette. I due protagonisti, già oggetto di adorazione e dileggio da parte di contrapposte fazioni di fan, qui si svelano per quel che sono: due postadolescenti eccessivamente truccati e parruccati (chi ha affibbiato quella elvis-criniera a Pattinson?) a un passo dalla macchietta lui, dalla paresi lei. L'abuso del ralenti e della carrellata circolar-videoclippara andrebbe legalmente perseguito. La fotografia bluastra non fa goth, al massimo emo. Chi scomoda Harry Potter, badi a come parla. E: di quanto erano finiti in rosso, i Muse? Sibilato ciò: al prossimo crepuscolo, gente. La settima arte ha appena visto affacciarsi il proprio.

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