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PAVEE LACKEEN (La ragazza Pavee)

di Perry Ogden

Regia: Perry Ogden

Sceneggiatura: Perry Ogden, Mark Venner

Fotografia: Perry Ogden

Montaggio: Breege Rowley

Suono: Michael Lemass

Interpreti: Winnie Maughan, Paddy Maughan, Rose Maughan, Rosie Maughan, Brian Dignam, Michael Collins, Helen Joyce, Martin Maughan, Abbie Spallen, Mary Kate Maughan, James Maughan

Produzione: Perry Ogden e Martina Niland, in associazione con John Rocha.

Formato: 35mm, col.

Nazionalità ed anno: Irlanda, 2005

Durata: 87’

PAVEE LACKEEN (La ragazza Pavee)
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I Traveller o i Pavee, come si dice nel loro idioma, chi sono realmente? In un bellissimo libro di Richard Love e William Shaw, con foto di Alan Lodge (che dal ’79 documenta la vita dei Traveller) vengono descritti da loro stessi in una serie di racconti orali raccolti dai due giornalisti. Ebbene i Traveller sono i nuovi nomadi che seguono il corso della vita così come viene, e solo in Gran Bretagna sono oltre mezzo milione gli appartenenti a questa “tribù” senza radici. Nascono dai movimenti hippie degli anni 60/70 e si sono sviluppati in questi nomadi senza legge e né tetto, ed ora, finito il tempo dei grandi viaggi, anche senza futuro.

Il bellissimo film dell’irlandese Ogden restituisce appieno l’ultima parte della storia recente dei Pavee, come si definiscono loro, della loro vita ai margini della metropoli (Dublino in questo caso), e della vita, chiusi ormai in se stessi e perseguitati dalla polizia per il solo fatto di essere dei Pavee. Il corpo centrale della storia è rappresentato dalla storia della appena decenne Winnie, e della sua famiglia. Una storia che va di pari passo con il degrado della periferia dublinese che accoglie i camper dei Pavee, e famiglia di Winnie e delle sue sorelle e della madre. Una vita passata a flirtare con un fidanzatino in carcere, a rubacchiare pochi spiccioli per andarsi a comprare le french fries, a parlare con l’assistente sociale alla quale non sa dire la sua età, né la sua data di nascita, e a vedere la scuola come qualcosa di astratto e confuso che non appartiene ai suoi orizzonti. In realtà Winnie cerca solo la serenità che non h amai avuto, e la cerca in quelle piccole cose materiali della vita per ri/scoprire il senso della vita. Con le sue treccine africane e le sciarpe verdissime si aggira per Dublino come un alieno caduto sulla terra, un dolcissimo alieno che desidera solo po’ di serenità.

È la storia di Winnie, una ragazzina di circa dieci anni che vive alla periferia industriale di Dublino assieme alla madre e ai fratelli. Winnie è una “Pavee”, ovvero appartiene alla comunità irlandese dei “Traveller” e vive, come loro, in un vecchio camper, assieme alla famiglia. Il padre è andato via anni prima e la madre, rude ma solida, cerca di far fronte alle difficoltà della vita con dignità e con la discrezione imposta dall’innato orgoglio dei “Traveller”, ma senza scendere a compromessi con gli assistenti sociali, che pure di tanto in tanto si fanno vivi per aiutarli. Winnie va a scuola svogliatamente, disegna molto bene ma vorrebbe studiare in un istituto non destinato a quelli come lei: benché ancora piccola, la ragazzina inizia a fare i conti con la sua identità e con le difficoltà che lo stile di vita della sua comunità determina.

Un docudrama in presa diretta sulla realtà ancora piuttosto sconosciuta dei “Traveller”, gente che vive ai margini della società, perlopiù in camper e case senza ruote, tra gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e l’Irlanda (dove vive la comunità numericamente maggiore). Da non confondere, come spesso avviene, con gli zingari, i “Traveller” – o “Pavee” come si dice nel loro idioma – vivono orgogliosamente ai margini della comunità che li ospita e fanno i conti con una emarginazione in cui preservano le loro origini e i loro costumi. Seguendo la piccola Winnie e la sua famiglia, l’esordiente inglese Perry Ogden si spinge con equilibrata partecipazione e sensibile distanza in un quadro compreso tra il documento sociale e il ritratto di una famiglia ai margini del sistema, ma ancorata alla propria dignità. Interpretato in gran parte da attori non professionisti appartenenti a una famiglia “Pavee”, il film adotta la formula del pedinamento, ma la macchina a mano non perde mai di vista la composizione del ritratto e la profondità, che permette allo sguardo di tenere in campo tanto le singole figure (in particolare quella della madre) quanto il composito gruppo familiare. Se l’impostazione di base è documentaria, Ogden non dimentica di essere nato come fotografo e alla fine cerca la verità nella flagranza compositiva del quadro. L’esito è potente e non mancherà di lasciare il segno.

Perry Ogden è nato nel 1961 nello Shropshire, in Inghilterra, ed è cresciuto a Londra. Come fotografo ha pubblicato su “Italian Vogue”, “Uomo Vogue” e “Face”. Ha realizzato campagne pubblicitarie per Ralph Lauren, Chloe e Calvin Klein, grazie alle quali ha potuto realizzare progetti più personali, come la raccolta fotografica “Pony Kids” (1999) e la serie di fotografie dello studio di Francis Bacon “7 Reece Mews” (2001).

SIC
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