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THE ORPHANAGE

di Juan Antonio Bayona

Soggetto: Sergio G. Sanchez
Sceneggiatura: Sergio G. Sanchez
Fotografia: Oscar Faura
Montaggio:  Elena Ruiz 
Musiche: Xavier Mas
Scenografia:  Josep Rosell 
Costumi: Maria Reyes
Interpreti: Belen Rueda, Fernando Cayo, Roger Princep, Mabel Ribera, Montserrat Carulla, Andres Gertrudix
Produzione: Rodar Y Rodar, Telecinco Cinema  
Distribuzione: Keyfilms
Nazionalità ed anno: Spagna/ Messico, 2008
Durata: 100'
Data di uscita: 14 novembre 2008
Titolo originale: El orfanato
Sito ufficiale   
Sito italiano 
THE ORPHANAGE
3

Opera prima presentata da Del Toro, vincitore di sette Goya, il David di Donatello in salsa spagnola, candidato a quattro Efa, gli Oscar europei, The Orphanage in uscita in questi giorni in Italia  si colloca sulla sommità di una robusta piramide composta dal cinema di genere, costruita da cineasti iberici negli ultimi anni.  Dopo aver vissuto per buona parte della propria infanzia in un orfanotrofio, Laura vi fa ritorno da adulta, con l'intenzione di restaurarlo e farne una casa-famiglia.
Con sé il marito Carlos e il piccolo Simon, che da subito inizia a manifestare segni di inquietudine, dovuti alla visione di piccoli compagni di gioco immaginari. Nulla di grave, all'apparenza, per un bimbo che vive solo in una casa molto grande. Ma quando Simon scompare nel bel mezzo di una festa, le cose si complicano.
Questa la trama di quello che si caratterizza come un horror classico, che attinge a piene mani in un universo di genere ben consolidato. Lo stesso giovane regista Juan Antonio Bayona si dichiara debitore di quella che si sta configurando come una vera e propria scuola nazionale, aggiungendo tra i propri maestri un autore meno noto come Serrador, ma richiamandosi anche esplicitamente a Del Toro e all'Amenabar di The Others.
Il film utilizza infatti il mai logoro mito della "casa isolata" e quello, altrettanto consolidato, dell'accavallarsi del mondo dei morti con quello dei vivi. Ma in entrambi i casi introduce sottigliezze che spostano, anche se parzialmente, il baricentro del film da una classicità ostentata ad una sottile erosione delle tematiche di genere, che pur trovano compimento pieno nello svolgersi della pellicola.
La casa è così luogo simbolico e metaforico, ma anzitutto funzionale, essendo del tutto priva di quel fascino tipico del luogo isolato dal mondo. Che poi lo rimanga nella costruzione narrativa è un altro paio di maniche, ma manca in potenza di quella componente tradizionale - quella che la vuole tagliata fuori dal mondo da una frana sull'unica strada, dalla linea telefonica interrotta, da un diluvio che allaga ogni possibile via di fuga, e chi più ne ha più ne metta - sulla quale il regista sceglie di non giocare. Anche il frangente dell'intreccio tra personaggi in carne ed ossa e spiriti non viene utilizzato in maniera canonica. La risoluzione finale riporta ad una spiegazione drammaticamente reale dei fenomeni occorsi, salvo ovviamente quella soglia di ambigua confusione che è il sale del genere.
Un film onesto e sincero, forse non all'altezza di tutti i tributi che sta mietendo in giro per il mondo, ma di sicuro valido esponente di quel sottobosco nazionale che in Spagna sta creando una vera e propria scuola, che alimenta, produttivamente e mediaticamente, lo sforzo di giovani autori desiderosi di cimentarsi con la materia.

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