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FRONTIERS - AI CONFINI DELL'INFERNO

di Xavier Gens

Sceneggiatura: Xavier Gens
Fotografia: Laurent Bares
Montaggio: Carlo Rizzo
Musiche: Jean-Pierre Taieb
Scenografia: Olivier Afonso
Costumi: Eleonore Dominguez
Interpreti: Karina Testa, Aurélien Wiik, Patrick Ligardes, David Saracino, Maud Forget, Samuel Le Bihan, Jean-Pierre Jorris, Estelle Lefébure
Produzione: Cartel Productions, Europa Corp., Pacific Films, Chemin Vert, BR Films
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: Francia/Svizzera, 2007
Durata: 108'
Data di uscita: 7 novembre 2008
Titolo originale: Frontière(s)
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Trailer

FRONTIERS - AI CONFINI DELL'INFERNO
2 e mezzo

Ormai è provato: la fuga di cervelli non riguarda più solo l'ambito scientifico. Da qualche anno a questa parte i lungimiranti produttori americani hanno preso l'abitudine di "rapire" i talenti più promettenti del cinema europeo tentandoli a suon di verdoni e presunte pellicole di spicco. Anche il nostro Muccino è stato traviato da questo nuovo trend, ma sono soprattutto i giovani registi francesi ad allettare i producer d'oltreoceano.

Alcuni esempi? Alexandre Aja, regista in patria di Alta tensione e in Usa di Le colline hanno gli occhi, Eric Valette, regista in patria di Malefique e in Usa di Chiamata senza risposta,  David Moreau e Xavier Palud,  registi in patria di Them e in Usa di The Eye. E anche Xavier Gens rientra in questa categoria perché ancora prima che il suo film d'esordio, Frontiers appunto, uscisse in sala era già stato reclutato per il fumettone americano Hitman. Come spesso succede la traversata oltreoceano non porta molta fortuna a questi registi in erba, quasi sempre fagocitati da budget stratosferici e limitati nella libertà di scelta. Motivo in più per apprezzare questo primo lavoro di Gens, classe 1975, cresciuto con la tv come unica badante e un trapianto di rene che lo ha obbligato a lasciare prematuramente gli studi. Meno male che la viscerale passione per l'horror anni Ottanta (Brain Dead - Gli Schizzacervelli di Peter Jackson, La Casa di Sam Raimi, Re-Animator di Stuart Gordon) lo ha portato ad avvicinarsi al cinema di genere e a dedicarvisi in vesti professionali. Non è un caso quindi che Frontier(s) sia un omaggio dichiarato a tutti quei film di culto che hanno segnato la sua vita e pulluli di citazioni. E così come era successo anche per un altro gradevolissimo film di qualche anno fa, Slither di James Gunn, anche qui è uno spasso cercare le mille citazioni che Gens dissemina più o meno apertamente nel corso del film. Da Non aprite quella porta a La casa del diavolo passando per Robocop, The descent e La mosca fino addirittura a Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pasolini. Quasi un mezzo, questo, per esorcizzare la sua dipendenza dagli innumerevoli ed ingombranti riferimenti cinematografici che ha da sempre assorbito nel corso della sua vita.

Partendo da una storia che ripropone fedelmente i clichés del genere survival hardcore (un gruppo di delinquenti francesi, per sfuggire alla polizia dopo una rapina, si rifugia in un disastrato ostello al confine con il Belgio) e che tutto sommato non riserva molte sorprese (famigliola di pazzi cannibali, questa volta di estrazione nazista), Gens sembra quasi proseguire il cammino iniziato dai suoi predecessori Aja e Valette con Alta tensione e Malefique. Ovvero prendere a schiaffi per 90', il pubblico francese troppo accondiscendente, a detta dello stesso Gens. Viene da sorridere (o forse sarebbe meglio piangere) se solo si pensa al pubblico italiano... Gens, senza limitarsi in nessun modo (vige per lui la legge del "tutto o niente") e usufruendo di un budget risicatissimo, riesce a far decollare un film quasi imbarazzante nella sua pregnanza derivativa. Il lavoro sulla luce (il direttore della fotografia Bares insiste molto sui colori tenui come l'ocra e il marrone per conferire un'immagine "arrugginita" alle scene) e sui personaggi (memorabili sia la meravigliosa protagonista Karina Testa, robot sanguinario e insanguinato, che Maud Forget, una specie di Baby Jane francese) sono davvero sorprendenti. Così come la collocazione della vicenda su uno sfondo politico (le rivolte nella banlieu francese), cosa che aveva fatto anche Romero con La notte dei morti viventi e Hooper con Non aprite quella porta, rivela un'acutezza autoriale non indifferente nel voler radicare la storia in un ambito e in un'epoca ben precisi. Per non parlare del sangue che scorre a fiumi in perfetta tradizione splatter.

Un film forte, inondato di violenza e di citazioni cinefile che non deluderà gli appassionati e che in ogni caso è indicativo della rinascita di un genere che non parla più, ahinoi, italiano come nei memorabili anni Settanta, ma decisamente francese.

Il titolo originale Frontiere(s) sfrutta la doppia declinazione del termine: al singolare frontiera (territoriale) tra Francia e Belgio (da cui poi i protagonisti vorrebbero fuggire in Olanda); al plurale frontiere (del corpo, dello spirito, della sofferenza e della morale).

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