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CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA - CINETECA NAZIONALE – LA PROGRAMMAZIONE DI NOVEMBRE AL CINEMA TREVI (ROMA)

Mese ricchissimo... il cinema di Frederick Wiseman e "Passaggio a Sud Est" - Documentari d'autore da tutto il mondo... e ancora Visconti, Leone, Wertmuller...
Il mondo (realmente) rovesciato. Il cinema di Frederick Wiseman (31 ottobre-16 novembre)
Omaggio a cura di Fulvio Baglivi, organizzato dalla Cineteca Nazionale in collaborazione con Fuori Orario (Rai 3) e il Museo Nazionale del Cinema di Torino.
Frederick Wiseman è entrato nell'età adulta come professore di diritto, ma all'età di 37 anni c'è stato un evento significativo: è diventato un rivoluzionario. Non un rivoluzionario politico, ma comunque una persona che ha cambiato il modo in cui viviamo, o il modo in cui guardiamo alla vita. Pensiamo a Jackson Pollock, Dylan Thomas, Mies Van der Rohe, Roberto Rossellini, Diagalev; la vita non è stata più la stessa dopo che sono apparsi sulla scena. Ed è così che la forma del cinema documentario e il modo in cui percepiamo la vita non sono stati più gli stessi dopo che Frederick Wiseman è diventato un cineasta documentario.
[...] Il 1963 ha visto l'uscita del suo primo film come produttore, The Cool world; 45 anni e 38 film dopo Wiseman continua a rompere il paradigma con film come Titicut Follies (1967), High School (1968), Hospital (1970), Welfare (1975), Missile (1987), Ballet (1995) e State Legislature (2006).
Lo stile di Wiseman è sempre stato legato a quello che la comunità dei cineasti e dei critici chiamano "cinema diretto" o "stile osservazionale"; altri lo hanno catalogato nell'ambito della scuola francese del "cinéma vérité", nel quale la struttura sembra essere decostruita e la cinepresa agisce come se stesse semplicemente "bighellonando in giro", per dirla con le parole di Wiseman. Nonostante fosse legato ad altri rispettati pionieri del campo, come i fratelli Maysles, D.A. Pennebaker e Richard Leacock, Wiseman ha sempre avuto un atteggiamento sprezzante verso queste etichette; come molti altri artisti, voleva girare documentari senza preoccuparsi di dove sarebbero stati catalogati rispetto alla storia del cinema, né del posto che egli stesso avrebbe occupato all'interno di una certa tendenza estetica.
Pur essendo da molti considerato un critico sociale, il messaggio dei suoi film non è mai dogmatico, difatti molti di essi rimangono aperti a diverse interpretazioni. Ad una domanda a proposito delle sue influenze ha risposto elencando Samuel Beckett, Eugène Ionesco, Buster Keaton, Charlie Chaplin e Groucho Marx: influenze che sembrano aver a che fare più con l'intrattenimento che con il dogma.
Wiseman evita di dire ai suoi spettatori cosa debbano sentire, ma chiede loro semplicemente di sentire, non chiede loro di imbracciare le armi, ma li mette in una posizione scomoda mentre sono seduti nelle loro poltrone.
Come ogni artista, offre al suo pubblico un punto di vista sul mondo, ma come ogni rivoluzionario gli chiede di fare qualcosa a proposito di quello che ha visto.
Amir Naderi, Frederick Wiseman, il "saggio" del cinema documentario, in Il mondo realmente rovesciato, a cura di Fulvio Baglivi, Centro Sperimentale di Cinematografia, Roma, 2008 (traduzione di Ernesto Evangelista).
Frederick Wiseman sarà a Napoli giovedì 6 novembre per un incontro all'Università Suor Orsola Benincasa con proiezione di Titicut Follies; sabato 8 novembre a Trieste dove saranno proiettati: Blind; Deaf; Multi-handicapped; Adjustment & Work; mercoledì 12 novembre al Museo del cinema di Torino che dal 10 al 20 novembre replica la retrospettiva.
venerdì 31
ore 17.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Hospital (1973)
Regia, Frederick Wiseman
ore 18.30
Il cinema di Frederick Wiseman
Blind (1986)
Regia, Frederick Wiseman
ore 21.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Deaf (1986)
Regia: Frederick Wiseman
1-16 novembre
Ascoltare lo schermo. Retrospettiva filmico-musicale sul cinema italiano
Il 17 novembre 1908, nella sala Charras di Parigi, un ensemble orchestrale posto ai piedi dello schermo eseguì dal vivo le musiche scritte da Camille Saint-Saëns per L´Assassinat du Duc de Guise di André Calmettes e Charles Le Bargy: quello che è comunemente - ma forse non del tutto legittimamente - considerato il primo film a valersi di una partitura originale (per archi, pianoforte e armonium, poi pubblicata come op. 128) composta appositamente da un musicista, e per di più di area colta. Fino ad allora la norma era stata di utilizzare pagine musicali preesistenti. A distanza di 100 anni è possibile rileggere la storia del cinema nella prospettiva delle musiche che hanno accompagnato la visione delle immagini. È quanto si propone, limitatamente al cinema italiano, la presente rassegna: un viaggio fra le colonne sonore che hanno reso grande il cinema italiano. Buona visione e, soprattutto, buon ascolto...
Alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata dal 10 al 12 novembre 2008 si svolgerà un Convegno Internazionale di Studi sulle componenti sonore nel cinema e negli audiovisivi dal titolo Ascoltare lo schermo. Il Convegno, curato da Giulio Latini e Sergio Miceli (Comitato scientifico: Presidente Onorario Ennio Morricone, Giorgio Adamo, Sergio Bassetti, Riccardo Giagni, Giulio Latini, Sergio Miceli, Giovanni Spagnoletti, Agostino Ziino), è in collaborazione con Centenaire de la Musiques de Film - 100 Ans: 1908/1909 - 2008/2009. Parallelamente, al Cinema Trevi si svolgerà una rassegna di film scelti per il particolare rilievo delle colonne sonore. La rassegna, organizzata dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata in collaborazione con la Cineteca Nazionale, è curata da Sergio Bassetti, Riccardo Giagni, Giulio Latini, Gabrielle Lucantonio, Sergio Miceli.
Il breve ciclo che viene qui presentato - breve soprattutto in rapporto alla vastità della materia affrontata: le relazioni tra musica e immagine cinematografica - intende offrire un panorama asistematico ed essenziale, ma attendibile, dei film e dei compositori che hanno segnato 70 anni di storia della musica per lo schermo nel nostro Paese. A partire dagli anni di rodaggio del sonoro sino alle soglie del nuovo millennio, sono stati selezionati 15 film esemplari tanto del rapporto tra musica e immagine che dei tratti salienti dei singoli compositori titolari del cosiddetto commento musicale. Le preoccupazioni del gruppo di esperti responsabili della selezione, oltre che di segno estetico, espressivo e funzionale - implicite nell'idea stessa di antologia -, e di originalità - nel senso di privilegiare lavori non scontati, non infiacchiti dalla loro stessa "usura da gloria" - sono state anche di natura puramente inclusiva/esclusiva: in altre parole, chi tenere "a bordo" e chi invece lasciar fuori per la tirannia dello spazio concesso, e a dispetto di valori e qualità accertati. Da ultimo, su ciascun titolo proposto per ogni compositore ha giocato un ruolo anche la disponibilità in pellicola dei film originariamente pensati per la selezione, soprattutto quando si è trattato di titoli meno recenti. Insomma, il ciclo qui presentato è frutto di un duro percorso a ostacoli che ha richiesto ai selezionatori doti di flessibilità e capacità di rinuncia, oltre che ovvie competenze in materia. Quel che resta, e che lo spettatore sperimenterà con l'ascolto non meno che con la visione, è un'antologia di esiti felici, spesso memorabili, che danno conto della varietà e del magistero espressi da musicisti a tutto tondo, eppure sin troppo spesso malvisti per un presunto duplice tradimento: del dettato crociano e dell'autonomia di scrittura musicale. Sulla miopia o lungimiranza di questi verdetti lo spettatore potrà formarsi il suo personale giudizio, ma non potrà non convenire sul sensibile apporto espressivo che queste "colonne sonore" hanno portato in dote ai rispettivi film di appartenenza, e su quanto esse abbiano familiarizzato milioni di spettatori con modelli di scrittura musicale alti, e talvolta di qualità straordinaria.
Sergio Bassetti
sabato 1
ore 16.30
Ascoltare lo schermo
Piccolo mondo antico (1941)
Regia: Mario Soldati
ore 18.30
Il cinema di Frederick Wiseman
Multi-handicapped (1986)
Regia: Frederick Wiseman
ore 21.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Adjustment & Work (1986)
Regia: Frederick Wiseman
domenica 2
ore 17.00
Il cinema di Frederick Wiseman
High School (1968)
Regia: Frederick Wiseman
ore 18.30
Il cinema di Frederick Wiseman
Basic Training (1971)
Regia: Frederick Wiseman
ore 20.30
Ascoltare lo schermo
Rocco e i suoi fratelli (1960)
Regia: Luchino Visconti
lunedì 3
ore 17.00
Ascoltare lo schermo
Roma, ore 11 (1952)
Regia: Giuseppe De Santis
ore 19.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Titicut Follies (1967)
Regia: Frederick Wiseman
ore 21.00
Incontro moderato da Gabrielle Lucantonio con Luis Bacalov, Pasquale Catalano, Andrea Guerra, Franco Micalizzi, Gianfranco Plenizio
a seguire
Ascoltare lo schermo
Squadrone bianco (1936)
Regia: Augusto Genina
Ingresso gratuito
martedì 4
ore 17.00
Ascoltare lo schermo
Ulisse (1954)
Regia: Mario Camerini
ore 19.00
Ascoltare lo schermo
A cavallo della tigre (1961)
Regia: Luigi Comencini
ore 21.00
Incontro con Frederick Wiseman
a seguire
Il cinema di Frederick Wiseman
Essene (1972)
Regia: Frederick Wiseman
Ingresso gratuito
5-8 novembre
Invictis victi victuri
Il cinema bellico italiano tra il Trattato di pace e il centenario dell'Unità nazionale
Le celebrazioni del 4 novembre per ricordare la fine della prima guerra mondiale e per la Festa delle Forze Armate fanno tappa al Cinema Trevi con una rassegna di film bellici, curata da Maurizio Cabona e realizzata in collaborazione con il Ministero della Difesa. Genere cinematografico poco frequentato dal cinema italiano, il film di ambientazione militare si ritaglia nel dopoguerra uno spazio produttivo negoziando con gli spettatori una condizione di equilibrio tra la spettacolarità intrinsecamente connessa al genere bellico (pensiamo ai film di guerra americani che già nel 1945 vengono proiettati sui nostri schermi) e la condizione di un Paese che, come Macario ne L'eroe della strada, pare talvolta chiedersi: «Ma questa guerra l'abbiamo vinta o l'abbiamo persa»? Ne risulta una proposta cinematografica che merita un approfondimento e che va dal "neorealismo eroico" di Francesco De Robertis con film come Carica eroica sulla campagna di Russia e l'ultima carica di cavalleria; al mélo popolare di Vittorio Cottafavi ne La fiamma che non si spegne sul sacrificio di Salvo D'Acquisto; al vero e proprio cinema bellico di Duilio Coletti, che utilizza sapientemente le convenzioni del genere per alternare l'epica delle gesta militari con la dimensione umana, la ricostruzione in studio con il realismo documentaristico, come in Divisione Folgore.
In parallelo, per ricordare i 90 anni dalla fine della prima guerra mondiale, verranno proiettati La grande guerra di Mario Monicelli e Gloria: apoteosi del milite ignoto, il documentario realizzato nel 1921 per descrivere il viaggio della salma del milite ignoto da Trieste, attraverso tutte le maggiori città italiane, fino a Roma. Gloria è stato recentemente restaurato dalla Cineteca Nazionale e dalla Cineteca del Friuli.
Rassegna a ingresso gratuito
mercoledì 5
ore 17.00
Inaugurazione della retrospettiva alla presenza del Ministro della Difesa Ignazio La Russa
Incontro moderato da Maurizio Cabona con Giulio Andreotti, Franco Cangini, Nico Perrone, Gianluigi Rondi, Domenico Rossi, Vezio Vascotto
a seguire
Invictis victi victuri
Fantasmi del mare (1948)
Regia: Francesco De Robertis
Ingresso gratuito
ore 20.45
Invictis victi victuri
Divisione Folgore (1954)
Regia: Duilio Coletti
ore 22.30
Invictis victi victuri
La grande guerra (1959)
Regia: Mario Monicelli
giovedì 6
ore 17.00
Invictis victi victuri
Uomini ombra (1954)
Regia: Francesco De Robertis
ore 19.00
Invictis victi victuri
I sette dell'Orsa maggiore (1953)
Regia: Duilio Coletti
ore 21.00
Immagini che migrano: Otello
Eroe tragico che ama all'eccesso, Otello conosce, in sole trentasei ore, l'apice della gloria nella trionfale entrata a Cipro, la gioia intensa dell'amore ricambiato per la bella Desdemona, il dolore del tradimento da parte di Iago, lo strazio profondo e lancinante del crollo di ogni certezza. Otello è un eroe romantico che ama in modo disperato, folle, forsennato. Consumato dal dubbio, perso negli smarrimenti di un'esistenza priva di certezze, divorato dalla passione e dalla gelosia, l'esaltazione amorosa che lo acceca sarà anche la sua condanna. La trama è celebre, ma ogni nuova lettura, ogni ipotesi di realizzazione ne mette in rilievo la complessità. La tessitura della tragedia non è lineare, ma contempla percorsi accidentali, snodi impensati: basta un salto di stile nel linguaggio, la reazione imprevedibile di un personaggio, un'osservazione innocua, un gesto immotivato, per aprire le porte all'insondabile, in una spirale di emozioni che provocano turbamento e smarrimento.
Sebastiano Lo Monaco e gli altri protagonisti dell'Otello in scena al Teatro Quirino- Vittorio Gassman dal 28 ottobre al 16 novembre incontrano il pubblico presso il Cinema Trevi per confrontare due diverse letture, ugualmente sanguigne e dolenti, della più cupa storia d'amore raccontata da William Shakespeare: quella teatrale per la regia di Roberto Guicciardini, e quella cinematografica di Orson Welles che dirige se stesso in uno dei suoi capolavori.
Incontro con Sebastiano Lo Monaco
a seguire
Othello (1951)
Regia: Orson Welles
Ingresso gratuito
venerdì 7
ore 17.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Meat (1976)
Regia: Frederick Wiseman
ore 19.00
Invictis victi victuri
Carica eroica (1952)
Regia: Francesco De Robertis
ore 21.00
Invictis victi victuri
Mizar (1954)
Regia: Francesco De Robertis
sabato 8
ore 16.00
Invictis victi victuri
Sotto dieci bandiere (1960)
Regia: Duilio Coletti
ore 18.00
Invictis victi victuri
La fiamma che non si spegne (1949)
Regia: Vittorio Cottafavi
ore 19.45
Invictis victi victuri
Gloria: apoteosi del soldato ignoto (1921)
Origine: Italia; durata: 67'; didasc. it.
ore 21.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Welfare (1975)
Regia: Frederick Wiseman
domenica 9
ore 16.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Central Park (1989)
Regia: Frederick Wiseman
ore 19.00
Ascoltare lo schermo
Dillinger è morto (1968)
Regia: Marco Ferreri
ore 21.00
Ascoltare lo schermo
Il grido (1957)
Regia: Michelangelo Antonioni
lunedì 10
chiuso
martedì 11
ore 17.00
Ascoltare lo schermo
Buone notizie (1979)
Regia: Elio Petri
ore 19.00
Incontro con Frederick Wiseman
Nel corso dell'incontro presentazione del volume Il mondo realmente rovesciato, a cura di Fulvio Baglivi, Centro Sperimentale di Cinematografia, Roma, 2008
a seguire
Il cinema di Frederick Wiseman
Belfast, Maine (1999)
Regia: Frederick Wiseman
Ingresso gratuito
mercoledì 12
ore 17.00
Ascoltare lo schermo
Le quattro giornate di Napoli (1962)
Regia: Nanni Loy
ore 19.15
Il cinema di Frederick Wiseman
Primate (1974)
Regia: Frederick Wiseman
ore 21.15
Il cinema di Frederick Wiseman
Sinai Field Mission (1978)
Regia: Frederick Wiseman
giovedì 13
ore 17.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Manoeuvre (1979)
Regia: Frederick Wiseman
ore 19.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Missile (1987)
Regia: Frederick Wiseman
ore 21.00
Ascoltare lo schermo
Cristo si è fermato a Eboli (1979)
Regia: Francesco Rosi
venerdì 14
ore 17.00
Ascoltare lo schermo
La notte di San Lorenzo (1982)
Regia: Paolo e Vittorio Taviani
ore 19.00
Ascoltare lo schermo
Confessione di un commissario di polizia al Procuratore della Repubblica (1971)
Regia: Damiano Damiani
ore 21.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Juvenile Court (1973)
Regia: Frederick Wiseman
sabato 15
ore 17.00
Il cinema di Frederick Wiseman
Law & Order (1969)
Regia: Frederick Wiseman
ore 19.00
Ascoltare lo schermo
Lo chiamavano Trinità (1970)
Regia: E. B. Clucher [Enzo Barboni]
ore 21.15
Ascoltare lo schermo
La famiglia (1987)
Regia: Ettore Scola
domenica 16
ore 17.00
Il cinema di Frederick Wiseman
State Legislature (2007)
Regia: Frederick Wiseman
ore 21.00
Ascoltare lo schermo
La città delle donne (1980)
Regia: Federico Fellini
lunedì 17
chiuso
18-23 novembre
Passaggio a Sud Est
Documentari d'autore da tutto il mondo, dall'8 al 16 novembre, per la quarta edizione del Festival di Palazzo Venezia, tutte le sere a partire dalle 20.30 ad ingresso gratuito. Arte, Musica e Danza sono le tre sezioni del concorso internazionale del Festival, organizzato da Doc Fest, associazione presieduta da Carlo Fuscagni con la direzione artistica di Rubino Rubini e la direzione scientifica di Claudio Strinati.
Nei nove giorni di proiezioni e incontri, nelle sale di Palazzo Venezia, si snoda un percorso virtuale attraverso una galleria, unica in Italia, che propone al pubblico un viaggio nel cuore della cultura contemporanea internazionale, attraverso approfondimenti e ritratti di grandi personalità dell'arte (Piero Dorazio, Maurits C. Escher, Ellsworth Kelly, Hugo Pratt, Philippe Starck, Hiroshi Sugimoto), della musica (i Righeira, Demetrio Stratos, Uto Ughi) e della danza (Pina Bausch). Insieme alla migliore documentaristica internazionale nel campo delle arti, il Festival presenta, per la prima volta, la rassegna Docu Rai, dedicata ai documentari sull'arte e la musica prodotti dalla Rai negli ultimi due anni, con alcune significative anteprime su Anna Magnani, Eduardo De Filippo, Enrico Caruso, Emma Dante. Tra i principali appuntamenti del Festival, anche la visione di Orme Rosse, il documentario istituzionale prodotto dall'Istituto Luce sulla storia industriale e sportiva della Ferrari.
Dal 18 al 23 novembre, Doc Fest si sposta al Cinema Trevi, con la rassegna Passaggio a Sud Est, all'interno della quale trovano spazio documentari dell'area mediterranea assieme a lavori sperimentali, sul rapporto, ancor lungi dall'essere praticamente e concretamente risolto, con il vasto mondo che a Sud e ad Est del nostro Paese cerca di raccontare le sue storie.
Partiamo da uno psichedelico e immaginario Sud reinventato da quell'icona "maledetta" che si chiamava Pierre Clémenti, notissimo divo che pesca in un immaginario di Oriente á la mode, temi e visualità, mai banali in verità, ma soprattutto mai proiettate in Italia. Passiamo poi, attraverso un affettuoso ricordo del recentemente scomparso Florestano Vancini messo in atto da Mellara e Rossi, che riscoprono un vecchio reperto del grande regista e lo attualizzano in quell'area senza tempo del delta del Po (e per traslato Venezia) che sono la nostra storica parte verso l'Oriente.
Viaggiamo poi in Libano con Mapping the South, poi in un set di Angelopoulos (massima voce di un cinema a cavallo fra occidente ed oriente), ed approdiamo alla cultura tradizionale di un'isola, per caso italiana ma rivolta nelle sue tradizioni ad oriente (Procida).
Shadow of the Holy Book è un'eccezionale scoperta (non a caso è stato scelto dalla European Film Accademy a concorrere come miglior documentario europeo) anch'esso sconosciuto in Italia. Dove la metafora di Borat prende forma concreta nelle stravaganze di un dittatore folle. Una tappa in Iran, poi un passaggio al confine tra Israele e la Palestina, uno sguardo sugli Hezbollah, un bagno nel Mare Nostrum, poi il Sahra, quindi il Libano. Quindi un viaggio fra gli antichi Sumeri, poi anche un bimbo siciliano che non ha mai visto il mare, la Cigiordania, per arrivare (sarà un destino? Certo, è qualcosa che riguarda tutti) a Campo santo dove le tradizioni mediterranee cercano confronto e riscontro nei grigiori del Belgio. Terminiamo con una serata speciale dedicata alla cinematografia dello Yemen.
La voce di Caruso, che inaugura la rassegna è un eccezionale evento donato dalla Rai in cui viene mostrato un percorso alternativo a quello sinora individuato dai suoi biografi, attraverso lettere inedite che ci mostrano il grande artista in una luce tutta nuova, ma si sa "là dove il mare luccica e spira forte il vento...".
Ingresso gratuito
martedì 18
ore 20.30
La voce di Enrico Caruso (2008)
di Michele Bovi e Pasquale Panella
ore 21.30
Serata Speciale Pierre Clémenti Cineaste
Visa de censure n. X (1967-1975)
Regia: Pierre Clémenti
a seguire
New old (1979)
Regia: Pierre Clémenti
mercoledì 19
ore 20.30
Introduzione alla rassegna
a seguire
Un metro sotto i pesci (2006)
Regia: Michele Mellara, Alessandro Rossi
ore 21.30
Mapping the South (2006)
Regia: Khaled Ramadan
ore 22.00
Why is the meadow weeping, Mr. Angelopoulos? (2004)
Regia: Anastasia Christoforidou
ore 23.00
Procida - L'isola, il mare e la morte (2008)
Regia di Annette von Wangenheim
giovedì 20
ore 20.30
Shadow of the Holy Book (2007)
Regia di Arto Halonen
ore 22.00
La fossa degli eroi (2006)
Regia: Jean-François Fardulli
ore 22.15
A slim peace (2007)
Regia: Yael Luttwak
venerdì 21
ore 20.30
Hezbollah, il partito di Dio (2006)
Regia: Amedeo Ricucci
ore 21.30
Le parole che il mare non dice (2008)
Regia: Leopoldo Antinozzi, Maura Calefati, Luigi Giuliano Ceccarelli
ore 22.00
Tifariti - The sons of the clouds (2008)
Regia: Regina Álvarez
ore 22.15
My Palestine (2006)
Regia: Nadine Naous, Lena Rouxel
sabato 22
ore 20.30
Sumerians (2008)
Regia: Ali Al - Shaial
ore 21.00
Ciancià (2003)
Regia: Andrea Burrafato
ore 21.15
Hope despair laughter: A circus project in Palestine (2007)
Regia: Esther Hertog
ore 21.45
Campo santo (2007)
Regia: Sonia Pastecchia
domenica 23
Serata speciale dedicata alla cinematografia yemenita
lunedì 24
chiuso
25 novembre-7 dicembre
Per un pugno di film. Il cinema epico di Sergio Leone
La Cineteca Nazionale rende omaggio a un maestro del cinema mondiale, Sergio Leone (1929-1989), il regista che ha cambiato i connotati del genere americano per eccellenza, il western, e ha riscritto, a modo suo, il linguaggio cinematografico. Manierista e postmoderno [«Si potrebbe dire che ogni era abbia la sua postmodernità, e che ogni era abbia la sua forma di manierismo (infatti, mi chiedo se "postmodernismo" non sia semplicemente una forma moderna di "manierismo"...)», Umberto Eco], capace di ricondurre il Mito nel contesto della Storia, attualizzandolo, fuggendo così dalla contemporaneità e dai cliché del cinema italiano. Un regista che guardava lontano, spaziando con il grandangolo in cerca di eroi solitari, mentre attorno l'Italia si interrogava sul boom, il '68, la rivoluzione sessuale, la violenza metropolitana, eppure straordinariamente oltre: i confini, spazio-temporali, le barriere estetiche (ed etiche), i condizionamenti della critica e dell'opinione pubblica, spinto sulle ali di una fantasia onnivora e di un senso del "fare cinema" che non ha eguali nel nostro cinema, tramandatogli dal padre Vincenzo Leone, alias Roberto Roberti. Leone pensava in grande mentre il cinema italiano, dopo i fasti degli anni sessanta, diventava sempre più piccolo, fino a cadere nelle maglie del minimalismo anni ottanta, illuminati solamente dalla grandiosa opera(zione) C'era una volta in America, il film nel quale il regista romano riversò tutto se stesso. Da umile artigiano, allievo di Mario Bonnard e aiuto regista dei maestri americani in trasferta nella Hollywood sul Tevere, a Maestro della Settima arte: l'ascesa di un regista epico.
martedì 25
ore 17.00
El coloso de Rodas (Il colosso di Rodi, 1960)
Regia: Sergio Leone
25 novembre-7 dicembre
Cinema d'amore e d'anarchia: omaggio a Lina Wertmüller
La caratteristica più appariscente è sicuramente la lunghezza dei titoli dei suoi film che (in)volontariamente alludono all'altrettanto lunghissimo e forbito patronimico Arcangela Felice Assunta Job Wertmüller von Elgg Español von Brauchich. Titoli che si allargano parola dopo parola come l'eruzione di un vulcano senza fine e che rappresentano la personalità vivace ed energica che passa con entusiasmo dal cinema al teatro, dalla letteratura alla radio e alla televisione. Così come le sue inimitabili montature d'occhiali. Così come il suo cinema, barocco, provocatorio, estremo, che potrà addirittura non piacere, ma non potrà mai essere definito anonimo. Prendere o lasciare. «Questo stile, inconfondibile, inequivocabile, inimitabile», come scrive giustamente Enzo Natta, «rivela altre componenti essenziali del cinema di Lina Wertmüller: la sua "femminilità" che si esprime non soltanto attraverso i contenuti (Questa volta parliamo di uomini; Travolti da un insolito destino... e via proseguendo) ma anche attraverso la forma [...], e la sua "napoletanità" che gli deriva non soltanto dai contenuti (Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti; Io speriamo che me la cavo; Pasqualino Settebellezze), ma anch'essa a sua volta, dalla forma. La "femminilità" traspare da quell'incontenibile vezzoso desiderio di imbellettarsi, di rivestirsi di trine e pizzi, di ammantarsi di colori che è tipica prerogativa del pianeta-donna; la "napoletanità" (il trisavolo di Lina si trasferì alla corte di Napoli nella metà del XIX secolo) si manifesta in quel gusto per l'esposizione caotica e chiassosa (derivazione del mercato arabo) che caratterizza il bazar partenopeo, negozio dove tutta la merce viene ammucchiata in vetrina, dove in un colorito "bric-à-brac" la paccottiglia si confonde con il prodotto di pregiata fattura. Tutto questo impasto elegante e ricercato, vitale e tumultuoso, magmatico e ribollente, ricco e disordinato, allegro e ridondante, che della vivacità e della confusione fa la sua brillante matrice dà vita e forma al barocco di Lina Wertmüller». Doverosa è dunque la retrospettiva curata dalla Cineteca Nazionale dedicata al suo cinema non solo perché «ha il fascino di quei coloratissimi patchwork composti dai tessuti più diversi e strani, spesso a tinte sgargianti, accostate tra loro con un coraggio al limite della sfida, della provocazione» (Stefano Masi), ma perché Lina ha lasciato anche un'impronta indelebile al Centro Sperimentale di Cinematografia, assumendosi l'importante e gravoso incarico di Commissario Straordinario dal 1988 al 1994. La retrospettiva Cinema d'amore e d'anarchia: omaggio a Lina Wertmüller avrà la sua ideale conclusione nella serata d'onore per la regista (11 dicembre, Auditorium della Conciliazione) all'interno della XIII edizione del RomaFilmFestival con la pubblicazione di un volume edito da immagine&strategia.
Le dichiarazioni di Lina Wertmüller sono tratte dalla sua autobiografia: Arcangela Felice Assunta Job Wertmüller von Elgg Español von Brauchich cioé Lina Wertmüller (Frassinelli, 2006).
ore 19.30
Questa volta parliamo di uomini (1965)
Regia: Lina Wertmüller
ore 21.15
I basilischi (1962)
Regia: Lina Wertmüller
mercoledì 26
ore 17.00
Rita la zanzara (1966)
Regia: George Brown (Lina Wertmüller)
ore 19.00
Non stuzzicate la zanzara (1967)
Regia: Lina Wertmüller
ore 21.15
Per un pugno di dollari (1964)
Bob Robertson (Sergio Leone)
giovedì 27
ore 17.00
Film d'amore e d'anarchia ovvero "Stamattina alle 10 in Via dei Fiori nella nota casa di tolleranza..." (1973)
Regia: Lina Wertmüller
ore 19.00
Tutto a posto e niente in ordine (1974)
Regia: Lina Wertmüller
ore 21.00
Immagini che migrano: Todo modo
Todo modo è la denuncia impietosa dei mali che affliggono la società italiana: la corruzione, la schizofrenia del potere e, ancora di più, una dilagante, inarrestabile mancanza di idee e principi. Un romanzo dalla materia incandescente e dal ritmo incalzante, scritto da Leonardo Sciascia nel 1974 come un poliziesco "al contrario" nel quale la società, già imperfetta e malata, contiene il seme della colpevolezza.
Nell'eremo di Zafer si riuniscono ogni anno, per i tradizionali esercizi spirituali, importanti uomini politici, industriali, banchieri ed esponenti del clero, ma alcuni di loro scompaiono misteriosamente. Da qui parte una inchiesta serrata ed inquietante che avrà un unico risultato: nessuna vittima, tutti colpevoli. Un sottile gioco di scena tratteggia così il ritratto grottesco di una casta che per troppa ingordigia si precipita verso l'autodistruzione. Due le figure emblematiche della vicenda, rivali e antagoniste: Don Gaetano, prelato dal carisma inquietante e demoniaco che guida gli esercizi spirituali del gruppo, e Diego Rogas, pittore ed io-narrante, ospite casuale dell'albergo-eremo, spinto verso Don Gaetano da un sentimento di attrazione misto a repulsa.
Il romanzo di Sciascia si trasforma, nella stessa sera, prima in spettacolo teatrale e poi in trasposizione cinematografica: trait d'union di questo mutarsi è l'arte dell'attore, incarnata magistralmente da Giuseppe Pambieri e Paolo Ferrari che, in scena al Teatro Quirino-Vittorio Gassman dal 18 novembre fino al 7 dicembre, raccolgono l'eredità cinematografica di Gian Maria Volonté e Marcello Mastroianni.
Incontro con Giuseppe Pambieri e Paolo Ferrari
a seguire
Todo modo (1976)
Regia: Elio Petri
Ingresso gratuito
venerdì 28
ore 17.00
Sotto... sotto... strapazzato da anomala passione (1984)
Regia: Lina Wertmüller
ore 19.00
La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia (1978)
Regia: Lina Wertmüller
ore 21.15
Per qualche dollaro in più (1965)
Regia: Sergio Leone
sabato 29
ore 17.00
Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici (1978)
Regia: Lina Wertmüller
ore 19.15
Mimì metallurgico ferito nell'onore (1972)
Regia: Lina Wertmüller
ore 21.30
Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto (1974)
Regia: Lina Wertmüller
domenica 30
ore 17.00
Scherzo del destino in agguato dietro l'angolo come un brigante da strada (1983)
Regia: Lina Wertmüller
ore 19.00
Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti (1985)
Regia: Lina Wertmüller
ore 21.00
Il buono, il brutto, il cattivo (1966)
Regia: Sergio Leone

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