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THE BURNING PLAIN - IL CONFINE DELLA SOLITUDINE
di Guillermo Arriaga
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: Craig Wood
Musiche: Hans Zimmer, Omar Rodriguez-Lopez
Scenografia: Sean Kennedy, Wilhelm Pfau, Ron von Blomberg
Costumi: Cindy Evans
Interpreti: Charlize Theron, Kim Basinger, Joaquim de Almeida, José María Yazpik, Danny Pino, Jennifer Lawrence
Produzione: 2929 Productions, Parkes/McDonald Productions
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 110'
Data di uscita: 7 novembre 2008
Titolo originale: The Burning Plain
Corsi e ricorsi cinematografici, giorni nostri: se durante la permanenza in sala avete l'impressione che il proiezionista stia invertendo l'ordine dei rulli, o che il montatore si sia fatto quattro risate alle vostre spalle (o un cicchetto di troppo), non indulgete in dubbi vani. Dev'esserci dietro lo zampino di Arriaga. Già conclamato sceneggiatore degli ultimi lavori di Alejandro Gonzales Iñàrritu (vedi l'interessante 21 Grammi e il già meno originale Babel, per esempio), il buon Guillermo ha deciso che, agganciata questa cifra stilistica d'ottima presa sul pubblico pre-alzheimer, è inutile disturbarsi a cercarne altre. I critici gridano al miracolo, la folla appare in deliquio: sarà proprio così?
Charlize Theron, come sempre troppo bella (e troppo brava!) per essere vera, è Sylvia, inquieta trentenne con un enorme bagaglio di fantasmi sulle spalle e un ristorante chic da gestire tra un flirt e l'altro. Kim Basinger è Gina, moglie frustrata e madre amorevolmente incostante che, superato un tumore, rifiorirà grazie al passionale e affettuoso amante messicano. Tessa Ia è Maria, dodicenne cresciuta dall'adorabile papà con una demonizzata madre latitante e uno spessore psicologico approssimativo. Jennifer Lawrence è Mariana, adolescente splendidamente ribelle priva del comune buonsenso e con l'hobby dell'autolesionismo. Donne sull'orlo di una crisi di nervi: un'esplosione e via, l'equilibrio vacilla e il racconto si spappola ulteriormente. Attorno a queste ruotano maschi da catalogo (padre affettuoso/padre severo, amante sposato ma geloso/amante da una notte e via, diciassettenne in tempesta ormonale/diciassettenne col senso del dovere...).
Arriaga scodella porzioni su porzioni di clichés con discreta tecnica, ma la sensazione di déja - vu è dura a morire. L'approccio flashback-flashforward che tutto muove e tutto incastra in questa grossa gabbia di sentimenti pianificati a tavolino è alla lunga stancante e rischia di precludersi una consistente fetta di platea. I dialoghi sono talvolta stantii (dura da digerire la sequenza artefatta di pseudo-agnitio in ospedale), talvolta semplicemente vecchi quanto il mondo ("Vattene via, se mio padre ti scopre qui ti ammazza!" - "No, t'avevo promesso che sarei tornato..."). La perizia degli interpreti è innegabile, la colonna sonora splendida, ma questo non basta a salvare la pellicola da motivate obiezioni in merito ad un sostanziale riciclo di metodo, atmosfere, idee. Intervistato, Arriaga ha modestamente collocato il suo approccio alla scrittura tra Faulkner e Godard. Ma la verità è che, entro i primi venti minuti di quasi tutti i suoi film, lo spettatore medio dovrebbe aver già ricomposto il puzzle di intrecci, collocato correttamente i legami tra i personaggi e sciupato ogni suspense al vicino di poltrona. Avanti, chi ha il coraggio di dirlo a Guillermo?



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