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ZANUSSI A ROMA COL CUORE IN MANO
Krzysztof ci riprova. Dopo Il sole nero di un paio d'anni fa, il regista polacco torna a riempire il grande schermo con la piacevole vena autoironica di With a warm heart, pastiche in bilico tra il surreale e la fiaba noir. Presentando in questa terza edizione del Festival Internazionale del Film di Roma quella che lo slogan definisce una "commedia seria da morire", Zanussi divide come sempre tra sostenitori e detrattori. Ma diverte.
Konstanty (Bohdan Stupka), perfido oligarca da caricatura con una faccia plastica e nessun rigore morale, alla disperata ricerca di un donatore per il trapianto di cuore che gli è inevitabile, intreccia il suo percorso con quello di Stefan, giovane deluso dal lavoro, dalla fidanzata e dalla società tutta che è appena scampato a un tentato suicidio. I due, pur nella malafede del primo, sembrano incastrarsi alla perfezione l'uno nei bisogni dell'altro: in cambio di un cuore da donare qualcuno potrebbe "aiutare" il ragazzo ad abbandonare con successo il mondo dei viventi... È così che, con registro scanzonato e decisamente sarcastico, si dipana sotto i nostri occhi una critica un po' ingenua del dio denaro che oggi in Europa centrale scava il fossato più ampio tra i nuovi ricchi miliardari e i ceti più bassi della popolazione. C'è un moralismo innegabile e lieve teso tra un capo e l'altro della vicenda, quello buonista ma mai bigotto che sa ridere di sé e non per questo rinuncia a esprimersi.
Frutto della collaborazione tra Unione Nazionale Cinematografica ucraina e Istituto Cinematografico polacco, la pellicola coprodotta dai due Paesi racconta "questo mondo di capitalismo sfrenato e molto pronunciato", per dirla con le parole dell'autore in conferenza stampa, attraverso una "favola simbolica che prende posizione sul relativismo morale: la gente è libera di scegliere tra il bene e il male, l'unica cosa che realmente potrebbe distruggere le future generazioni è un esasperato nichilismo. L'idealismo è la speranza per il futuro: ognuno può liberamente trovare spazio per realizzarsi". Perché affrontare tali filosofici temi col tono gustosamente grottesco per il quale provocanti stelline pop si trasformano in pie cantanti liriche e miliardari corrotti hanno il permesso di fumare persino sul lettino della sala operatoria? Semplice, spiega ancora Zanussi: "Mascherare la verità dietro la commedia fa ridere, anche lo slogan più banale diventa irresistibilmente comico: è il finale invece che gradatamente si fa più realista, poiché dopotutto è un'ampia metafora sul cuore come canto dell'anima e sulla paura di morire, vera spinta al cambiamento".



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