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IL TORMENTO E L'ESTASI: INCONTRO CON MICHAEL CIMINO

Gioia e commozione si mescolano durante l'incontro con Michael Cimino, il regista de Il cacciatore e de I cancelli del cielo, che ha presentato anche, in anteprima mondiale, un suo breve film che monta insieme le più belle scene di danza della storia del cinema.

IL TORMENTO E L'ESTASI: INCONTRO CON MICHAEL CIMINO
"Come diceva John Ford, ci sono tre soggetti ideali per la macchina da presa: un cavallo che corre in piena libertà, una montagna e due persone che ballano. Io ho scelto due persone che ballano" giustifica così la sua apparentemente singolare scelta Michael Cimino, regista, suo malgrado, maudit di pietre miliari come Il cacciatore e I cancelli del cielo.
Un incontro all'insegna del divertimento e della commozione quello con Cimino: il particolare montato presentato, dove sfilano gioiose le scene di danza più belle della storia del cinema (dai film di Vincente Minnelli a Cabaret, da Lo sceicco bianco a Il Gattopardo, da Carmen a Cappello a cilindro, da High Society a La caduta degli dei, da L'angelo azzurro a Sfida infernale, da Il cacciatore a I cancelli del cielo) contrasta con Cimino stesso, che appare magrissimo, stordito, con gli occhi coperti dagli occhiali da sole per la fotofobia; le scene scelte per il montato parlano per lui, raccontano la sua idea di cinema, titanica, eccessiva, starbordante, visionaria. Raccontano la gioia del gesto, la complessa semplicità dei movimenti di danza, l'enorme fatica che si trova dietro quelle scene, i mesi di preparazione, il sudore grondante. "Il cinema è come la coreografia. Se la coreografia è l'arte di disporre persone nello spazio così vuole essere il mio cinema. Lo vedete questo? Io lo voglio sfondare" Con un gesto che appare quasi disperato, definitivo, tragico Cimino si avvicina allo schermo dietro di lui e lo tocca ripetutamente, come se volesse strapparlo, distruggerlo, sfondarlo "Questo, lo schermo, è bidimensionale. Io lo voglio sfondarlo, voglio trascinarvi dentro il mio cinema, dentro le storie che vi racconto. Voglio che il mio cinema vi trascini dentro. Quando qualcuno danza su un palco, davanti a voi, vedete solo la grande eleganza, la bellezza del movimento. Ma se io vi spostassi di soli 45° rispetto al palco e vi facessi vedere la stessa scena da dietro le quinte, vedreste il sudore che gronda, le schiene bagnate, lo sforzo, la fatica. Questo è il mio cinema, farvi vedere la stessa scena da un diverso punto di vista, spostandovi nello spazio come fa la coreografia". Poi si lascia andare e dalle sue parole trapelano i ricordi, la frustrazione, la rabbia, la tristezza. "Non riguardo mai i miei film. Prima che iniziassi a fare cinema trovavo assurdo che i registi non rivedessero mai i propri film, ma ora ho capito il motivo: non rivedo mai i miei film perché rivedrei solo i miei errori, quello che avrei potuto fare meglio, quello che avrei dovuto fare meglio, quello che avrei voluto fare meglio" e ancora "mi è stato impedito di fare film in questi anni. Durante tutto questo tempo ho scritto continuamente, senza sosta, ma se un musicista non può suonare il suo strumento non è un musicista. Voi non potete capire quanto sia orribile non poter suonare il proprio strumento, che per me è il cinema, non potete capire quanto sia stato orribile dover aspettare ogni volta dieci anni per fare un film. Forse ora un progetto andrà in porto, spero di poterlo presentare a voi a Roma, quando sarà pronto". Mario Sesti, il curatore di Extra, poco dietro, incrocia le dita e mentalmente le incrociamo tutti. La voce di Cimino è finita. Dopo l'intervento alle corde vocali non riesce a parlare per più di un'oretta scarsa, lui che è strabordante pure nel parlare. Fa tutto lui, ci ringrazia, ci saluta, ci dedica gentilezza e tempo per gli autografi. Poi scompare dietro lo schermo, quello schermo che il suo cinema vuole sfondare. Ce lo immaginiamo, come ci ha raccontato all'inizio, sotto la pioggia scrosciante di Roma, imitare Gene Kelly in Cantando sotto la pioggia. Perché Cimino è come la danza: in lui la frustrazione, le umiliazioni, la rabbia, la fatica, si traducono, come nel suo cinema, in sublime bellezza e incontenibile gioia.
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