Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Argomenti del forum attivi

Scambia informazioni

Syndicate content

"CLIENTE", QUANDO L'AMORE LO PAGA... LA DONNA

Non convince il capovolgimento dei ruoli nel film della Balasko; ulteriori perplessità per l'inclusione del crudo e malriuscito Summer nella sezione per ragazzi Alice nella città

"CLIENTE", QUANDO L'AMORE LO PAGA... LA DONNA

Promette parecchio la comicità al femminile di Josiane Balasko, che a Roma porta il suo Cliente, commedia agrodolce che parla con un sorriso di temi quali la solitudine, la sessualità femminile, la prostituzione, e li combina insieme cercando di non fare troppi danni. La protagonista è una Nathalie Baye nervosa e sofisticata (e al solito bellissima), cinquantenne in carriera che dopo l'abbandono del marito si ritrova a pesare sulla bilancia da una parte gli effetti della disillusione sentimentale, dall'altra il peso consistente del proprio portafoglio.
I due fattori si combinano facilmente, e l'algida Judith teorizza e mette in pratica i benefici del sesso a pagamento, accompagnandosi occasionalmente a giovani gigolo che, se pure non colmano il vuoto del suo cuore, almeno le assicurano con professionalità il raggiungimento dell'orgasmo. Siffatto equilibrio si infrange, però, quando Judith incontra Marco, che si prostituisce per consentire all'ignara e smorfiosissima moglie di pagare le rate del salone di bellezza che gestisce. I due sono attratti l'uno dall'altra ben oltre il saldo del conto previsto, ma la situazione si complica quando la moglie scopre l'inghippo: il marito colpevole (anche se di amori mercenari) viene rimesso in riga, ma poi i soldi non bastano più, ed è la moglie stessa a spingerlo di nuovo a prostituirsi, questa volta potendo metter bocca anche sui suoi orari di lavoro.
Di spunti, e solo dalla trama lo si capisce facilmente, ce ne sono tanti, e sulla carta la provocazione poteva anche riuscire: il capovolgimento programmatico dei ruoli consueti spianava la strada a un discorso non facile sugli stereotipi di genere, e il surplus delle differenze di classe poteva ampliare adeguatamente il quadro. Intenzioni del genere sembrano affiorare a tratti, ma lo stratagemma del capovolgimento sembra assecondare piuttosto un'ansia normalizzatrice: la "sfruttatrice" diventa vittima delle proprie scelte, il sesso a pagamento assomiglia molto all'amore, il legame coniugale rimane saldo e univocamente presentato come la "cosa giusta" (sempre e comunque, anche laddove tua moglie si sia trasformata nel tuo magnaccia). In più, non si sentiva proprio il bisogno dei siparietti comici che la Balasko riserva ingenerosamente a se stessa, come risulta anche fastidiosa l'antipatia programmatica della famiglia di Marco. A tirare le fila, La cliente è la storia tutt'altro che originale di una signora attempata che trova l'amore di un uomo più giovane e si sacrifica sull'altare della differenza di età, ragionamento che i maschi, chissà perché, sembrano fare meno di frequente.
Fra le pellicole presentate nella sezione "Alice nelle città", abbiamo poi visto Summer dell'inglese Kenny Glenaan, in cui un vessatissimo Robert Carlyle deve portare tutto sulle sue spalle il peso di una storia che va da poche parti, se non nella direzione della depressione clinica. A ben guardare, l'inclusione di Summer in una sezione che si qualifica come dedicata ai "film per e dei ragazzi" suscita qualche perplessità, data la quantità di sesso, alcolismo, automutilazioni, malattie terminali che riesce a mettere in fila in poco più di ottanta minuti (genitori preoccupatissimi trascinavano fuori dalla sala bambini dall'espressione dubbiosa), ma passi. Quello che riesce più indigesto è la monodimensionalità di una storia ad alto tasso di distruzione, che dissimula nei modi del rigore formale il sentimentalismo di quello che racconta. La spirale inesorabile che porta il protagonista Shaun direttamente dalla primavera dell'innocenza all'autunno della decadenza etilica ha pochi appigli, e che sia messo in scena un personaggio che non agisce né reagisce in alcun modo suscita noia, e il legittimo sospetto che qualcuno stia giocando sulla commozione fine a se stessa.

accedi o registrati per inviare commenti