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MATER NATURA

 di Massimo Andrei

Regia: Massimo Andrei

Soggetto: Massimo Andrei, Umberto Massa

Sceneggiatura: Massimo Andrei, Silvia Ranfagni

Fotografia: Vladan Radovic

Scenografia: Carlo De Marino

Montaggio: Shara Spinella

Musica: Lino Cannavacciuolo

Costumi: Giovanni Addante

Interpreti: Maria Pia Calzone, Vladimir Luxuria, Enzo Moscato, Franco Javarone, Luca Ward, Valerio Foglia Manzillo

Produzione: Umberto Massa per Kubla Khan

Formato: 35 mm, col.

Nazionalità ed anno: Italia, 2005

Durata: 90'

MATER NATURA
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Preannunciato da un Trans Day e da un Trans Party (però non molto trasgressivo) gettonatissimo, l’unico film italiano in concorso quest’anno nell’ambito della Settimana della Critica, è l’opera prima di un trentottenne regista napoletano che viene dal teatro, ma si annuncia come uno dei migliori film sia del SIC che dei film italiani presenti qui a Venezia.
Prodotto eroicamente da Umberto Massa e la sua Kubla Khan nonostante la mancanza di finanziamenti statali (a lui il merito di due altre importanti esordi sul grande schermo, Pater Familias e Lacapagira), Mater Natura è un “prodotto tipico locale”, una versione trans-napoletana di certi film di Almodovar (c’è anche una rappresentazione teatrale, come in Tutto su mia madre..) e perché no, di Priscilla, la regina del deserto. Ed è impossibile, anche a causa della stessa matrice partenopea, non pensare al cinema di Pappi Corsicato, ma che ai colori sgargianti e all’ambientazione trash dei primi film di Roberta Torre. La trama: un trans chiamato Desiderio si innamora ricambiato del bellissimo Andrea, ma scopre che lui sta per sposarsi. Succede l’imprevedibile. Il titolo del film allude all’agriturismo, che i/le protagoniste decidono di aprire alle pendici del Vesuvio per rifugiarsi da una città sempre più disumanizzante che rifiuta la loro accentuata sensibilità: come succede ne La febbre di D’Alatri, la soluzione al disadattamento urbano è il ricostituire un eden perduto in campagna, anche a Napoli, dove storicamente c’era integrazione tra i cosiddetti “femminielli” e il tessuto sociale. Di grande atmosfera la colonna sonora composta da Lino Canavacciuolo, che mescola sapientemente sperimentazione e tradizione melodica mediterranea; molto efficace (nel ruolo di Europa) il bravo Enzo Moscato, ma anche l’immancabile Vladimir Luxuria, che interpreta il regista dello spettacolo teatrale, in un ruolo molto contenuto.

Desiderio è un giovane transessuale di carattere sensibile, generoso e pieno di vita. Dopo aver conosciuto Andrea, un bellissimo ragazzo che gestisce un autolavaggio, Desiderio decide di cambiare vita e di fare progetti per il futuro insieme a lui. Nonostante i due si amino, Desiderio viene a scoprire che Andrea è in procinto di sposarsi con una giovane cameriera, Maria.

Nonostante l'indecisione di Andrea, il matrimonio ha luogo, mentre Desiderio viene consolata dai suoi amici Massimino, Europa e Sue Ellen, che intanto progettano di allontanarsi dalla città per aprire alle falde del Vesuvio un centro di agricoltura biologica che funga anche da consultorio psicologico per uomini in crisi. Andrea, dopo essersi sposato, torna da Desiderio per manifestarle di nuovo il suo amore, ma lei lo respinge. I due potrebbero riavvicinarsi, ma un evento drammatico sconvolgerà tutto quanto.

Mater natura è un film anomalo rispetto al panorama italiano attuale, perché riesce a mediare, come nella migliore tradizione cinematografica popolare, il bisogno di parlare ad ogni genere di pubblico con una struttura filmica tutt'altro che elementare, dove spiccano, per accuratezza ed efficacia, la sceneggiatura e le interpretazioni degli attori, di matrice perlopiù teatrale. “Prodotto tipico locale” come lo sono i film di Almodóvar per la cultura spagnola, Mater natura esibisce un’identità colorata che si fa strumento di vera politica universale, con l’iconografia “transgender” come simbolo di una modalità di approccio diverso alle sofferte omologazioni del mondo contemporaneo.

Se la fotografia (di Vladan Radovic, già direttore in Saimir), le musiche e qualche traccia di surrealtà fanno pensare in prima battuta agli esordi di Pappi Corsicato, in realtà il film si rifà apertamente al cinema napoletano d’epoca, comprese le sceneggiate e le commedie di Nino D’Angelo a venire.

Massimo Andrei è nato a Napoli nel 1967. Laureatosi in lettere, ha iniziato a lavorare come attore teatrale. Interprete di commedie di Annibale Ruccello, Eduardo De Filippo, Vincenzo Salemme, ha poi curato la regia di numerosi spettacoli, fra cui una versione della Filumena Marturano di Eduardo interpretata da prostitute e travestiti dell’hinterland di Torre Annunziata. È anche autore di canzoni per Peppe Barra e di testi per Lino Cannavacciuolo.

SIC
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