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FOREVER BLUES

di Franco Nero

Soggetto: tratto dall’omonima opera teatrale di Enrico Bernard
Sceneggiatura: Lorenzo De Luca, Enrico Bernard, Franco Nero
Fotografia: Giovanni Cavallini
Montaggio: Alberto Moriano
Musiche: Lino Patruno
Interpreti: Franco Nero, Daniel Piamonti, Paola Saluzzi, Robert Madison, Minnie Minoprio, Valentina Mezzacapra
Produzione: Factory Film, RaiCinema
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: Italia, 2005
Durata: 90’
Data di uscita: 17 marzo 2006
FOREVER BLUES
1 e mezzo
Oltre ottanta film da attore. Spinto da una doppia passione, ora Franco Nero si è cimentato nella regia. Da ragazzo, come quasi tutti gli italiani non essendo dotato di televisione, andava spesso al cinema. E due pellicole gli hanno condizionato la vita: Da qui all’eternità e Giovani arrabbiati.
In entrambi i film c’è un trombettista, e questo è uno dei motivi che lo ha fatto innamorare del blues. Inoltre, Nero si occupa di un’associazione che segue ragazzi con problemi familiari. Una volta deciso di raccordare tali esperienze e farne un racconto, ha cosceneggiato un’opera teatrale di Enrico Bernard (che ha collaborato all’adattamento) e si è prodotto a basso costo ritagliandosi il ruolo di protagonista.
La scelta del luogo è ricaduta su uno dei tanti antichi e quasi disabitati paesini della penisola, adatto ad ospitare l’anima di un personaggio figlio di un suicida, cupo (“cosa ci posso fare? Io sono allergico alla felicità”) e solitario per scelta (“mettere al mondo una vita significava mettergli la morte alle calcagna” sono le parole della rassegnata donna che lo ama da sempre). Sua unica compagna e ragione di vita è la tromba. Suona con la band al New Orleans Cafè, e durante un concerto conosce un bambino introverso, il cui padre picchia spesso la mamma. Nell’arco della giornata successiva trascorsa insieme, entrambi scopriranno con naturalezza quei rispettivi ruoli di genitore e prole che l’uno non aveva mai provato, e da cui l’altro fuggiva. Il fanciullo comincia a fidarsi, interagire con i coetanei, intuire il gioco dell’innamoramento e soprattutto gli verrà trasmessa l’attitudine a capire ed apprezzare l’importanza delle note.
Dedizione dell’autore, omaggio alla forza salvifica della musica (in particolare di Louis Armstrong), alcuni sprazzi umoristici però possono poco rispetto ad un’atmosfera da fiction televisiva, un artificioso semplicismo, interpretazioni (con relativo doppiaggio) penalizzanti, un andamento rigido e stanco.
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