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PICCOLO GRANDE EROE

di Colin Brady, Christopher Reeve, Daniel St. Pierre

Soggetto e  sceneggiatura: Robert Kurtz, Jeff Hand, da un soggetto di Howard Jonas
Fotografia: Jan Carlee
Musiche: John Debney
Montaggio: John Bryant
Interpreti: (voci di) William H. Macy, Rob Reiner, Whoopi Goldberg, Forest Whitaker, Brian Dennehy, Robert Wagner, Mandy Patinkin, Jake T. Austin
Produzione: Dan Krech Productions, IDT Entertainment
Distribuzione: Medusa                      
Nazionalità ed anno: Usa, 2006
Durata: 90'
Data di uscita: 12 settembre 2008
Titolo originale: Everybody's hero
Sito ufficiale  

PICCOLO GRANDE EROE
1 e mezzo

Lungi dall'essere disperato per la sua maledizione onomastica, il piccolo Yankee Irving si preoccupa piuttosto del fatto di essere il peggior giocatore di baseball che abbia mai messo piede nel campetto sotto casa. Cresciuto letteralmente all'ombra dello Yankee Stadium, con un padre che ci lavora e con un nome così, pure non riesce a colpire una palla nemmeno lo minacciassero di morte. Arrivato sull'orlo del collasso emotivo, si imbatte in una palla da baseball parlante (uomo) che gli restituisce l'autostima.
Sullo sfondo, l'America della Grande Depressione, la lega separata per i giocatori di colore, una mazza da baseball parlante (donna) e Babe Ruth.
Due anni dopo la sua uscita negli Stati Uniti, arriva anche da noi Piccolo grande eroe, esemplare poco memorabile di computer grafica co-firmato da Christopher Reeve, che morì proprio durante la realizzazione del film. Per colmo di disgrazia, anche la moglie di Reeve, Dana, impegnata nel film in qualità di doppiatrice e co-produttrice, è morta poco dopo, e a entrambi il film è dedicato. Con una parata di star piccole e grandi impegnate in veste di doppiatori (la mazza da baseball parla con la voce di Whoopi Goldberg, mentre il cattivo "interpretato" da  Rob Reiner gli assomiglia parecchio), Piccolo grande eroe dimostrava qualche velleità, ma negli Stati Uniti il risultato al botteghino è stato scarso. E c'è poco da stupirsi, per questa variazione sull'eterna solfa anche-se-sei-una-frana-credi-nel-tuo-sogno. Pure ne Il papà di Giovanna (perdonateci il parallelismo inopportuno) c'è un padre che racconta fregnacce a una figlia palesemente imbranata, ma se lì finisce in macello, qui il bambino finisce per segnare il punto decisivo nella finale della World Series. Va bene che si tratta di un cartone animato per bambini di età non superiore ai dieci, ma proprio per questo si auspicherebbe un messaggio di maggior spessore pedagogico. Tipo: se sei negato per lo sport, che male c'è. Invece Piccolo grande eroe naviga felicemente verso una conclusione che è un inno alla vittoria, con forzature narrative tali da non potersi giustificare nemmeno in presenza di un pubblico iperminorenne. Si salva in corner grazie al senso dell'umorismo della palla da baseball parlante (!) e a un po' di comicità slapstick (c'è un cattivo martirizzato tipo Joe Pesci e Daniel Stern in Mamma ho perso l'aereo). Rimane qualche dubbio sulla presa che un cartone animato sul baseball farà sui bambini italiani, che la palla la prendono abitualmente a calci e che Babe Ruth (l'everybody's hero del titolo originale) manco sanno dove sta di casa.

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