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IL PAPÀ DI GIOVANNA
di Pupi Avati
Sceneggiatura: Pupi Avati
Fotografia: Pasquale Rachini
Montaggio: Amedeo Salfa
Musiche: Riz Ortolani
Scenografia: Giuliano Pannuti
Costumi: Mario Carlini, Francesco Crivellini
Interpreti: Silvio Orlando, Francesca Neri, Ezio Greggio, Alba Caterina Rohrwacher, Serena Grandi, Paolo Graziosi, Sandro Dori, Manuela Morabito, Edoardo Romano, Chiara Sani
Produzione: Antonio Avati
Distribuzione italiana: Medusa Film
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 104'
Data di uscita: 12 settembre 2008
Sito ufficiale
Note: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica - Coppa Volpi a Silvio Orlando per la miglior interpretazione maschile
L'orizzonte temporale scelto da Pupi Avati per fare da sfondo alla vicenda familiare narrata ne Il papà di Giovanna è il 1938-45, il luogo è una Bologna fascistissima dove il buon poliziotto interpretato da Ezio Greggio fa uso della sua autorità per niente più che entrare gratis al cinema, o farsi ribassare il prezzo di un abito da sera. Non c'è accenno alla politica, né uno sguardo dall'esterno: è un fascismo di costume che mette la Storia a semplice scansione cronologica di una storia privata, familiare, solo sfiorata dagli eventi coevi.
Il rapporto tra storia con la S maiuscola e la storia di Giovanna è alla base del primo motivo di insoddisfazione suscitato da quest'ultima prova di Pupi Avati, che a Venezia è il secondo degli italiani ad essere presentato in concorso. La ricostruzione dell'epoca è al contempo troppo presente e troppo marginale: tutt'altro che funzionale all'esame dei moventi della vicenda privata, finisce per ridursi a mero didascalismo, mettendo in fila la Bologna fascista, un commento sugli ebrei, un riferimento al Patto d'acciaio, i bombardamenti, una fucilazione sommaria a opera dei partigiani, l'avvento della televisione. E, per inciso, dato che i topoi ci sono tutti, preoccupa vedere come il revisionismo degli ultimi anni abbia determinato la scomparsa del motivo dell'eroismo partigiano, che il pubblico non si aspetta più da tempo. Non aiuta il fatto che questo sfondo sia animato da comprimari poco azzeccati: mentre il terzetto dei protagonisti (Neri, ma soprattutto Orlando e la Rohrwacher) si dimostra all'altezza della situazione, lasciano molte perplessità l'interpretazione di Greggio (a cui è rischioso affidare battute troppo lunghe), il cammeo della Grandi, e soprattutto Manuela Morabito, che sceglie di declinare l'interpretazione di un dolore in chiave di semplice isterismo, appiattendo un personaggio che avrebbe altrimenti preteso ben altra empatia da parte dello spettatore.
Ma, vista la scarsa relazione che il secondo piano della vicenda intrattiene con il primo, i suoi difetti disturbano il nucleo del film senza inficiarlo di per sé. Purtroppo, il centro più autentico della storia raccontata ne Il papà di Giovanna presenta le sue specifiche falle, che depotenziano uno scenario sulla carta ben più che interessante. Si tratta di un ménage a trois familiare, in cui il sentimento doloroso di un uomo non amato si riversa su una figlia debole e silenziosamente malata, che lo ricambia e lo distorce in follia. La madre, esclusa dal sodalizio padre-figlia, trova in esso la giustificazione per allontanarsi, ma è sempre più chiaro come ogni tensione affettiva abbia lei come obiettivo ultimo. Difficilissima, dunque, e nient'affatto risolta, la convivenza sullo schermo di un rapporto palese (quello tra Giovanna e il padre) con un rapporto invisibile (quello dei due con la madre), la cui sottesa importanza non viene rilevata con sufficiente efficacia. Vista l'eccessiva sottrazione del personaggio di Francesca Neri, la relazione tra Giovanna e il padre Michele sembra non riuscire a prendere una direzione specifica, e si trascina fino a uno scioglimento finale che, viste le premesse, risulta del tutto implausibile. Persa un'occasione come questa, rimane nella memoria un Silvio Orlando perfettamente a suo agio nel ruolo dolcissimo e perdente che gli è più consono, e un'Alba Rohrwacher nervosa e abile a trasformarsi da puerile a feroce nello spazio di un istante.
sniper ha scritto:
dico a chiare note che il film di avati è insopportabile nella sua leziosità ed inutilità. non solo silvio orlando di maniera ma anche tutto il resto. per non parlare di greggio.



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