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HANCOCK

di Peter Berg

Sceneggiatura: Vince Gilligan, Akiva Goldsman, John August, Peter Berg
Fotografia: Tobias A. Schliessler Ayers
Montaggio: Colby Parker jr., Paul Rubell
Scenografia: Neil Spisak
Costumi: Louise Mingenbach           
Musiche: John Powell
Interpreti: Will Smith, Charlize Theron, Jason Bateman, Eddie Marsan, Jae Head, David Mattey
Produzione: Blue Light, Weed Road Pictures, Overbrook Entertainment
Distribuzione: Sony Pictures
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 92'
Data di uscita: 12 settembre 2008      
Sito ufficiale   
Sito italiano      
Soundtrack

HANCOCK
2 e mezzo

L'eroe dal gomito alzato e parolaccia pronta approda in Italia. Sotto gli abiti bisunti del superhero alternativo Hancock si cela Will Smith, ovvero uno dei più simpatici e amati divi hollywoodiani, garante di sale piene e dunque botteghini ghiotti. Il pubblico oltreoceano l'ha adorato (vedi incassi alle stelle, dopo l'uscita folgorante del 4 luglio a celebrazione dell'Independence Day), la critica ha un po' abbozzato.
E i motivi sono abbastanza evidenti nello svolgersi dell'action comedy fantascientifica che porta la firma di Peter Berg, già regista di The Kingdom. Se la prima parte della pellicola trasuda della simpatia di Smith, che trascina il suo John Hancock ad essere un extraterrestre invicibile a tutto tranne che alle tentazioni dei peggiori vizi umani, la seconda parte cambia rotta e si trasforma in un dramma esistenzial-apocalittico, facendo caracollare il film in qualcosa di esteticamente e narratologicamente ibrido. In breve la storia racconta di un mal capitato supereroe vizioso dedito al barbonismo che per i suoi comportamenti simil-bestiali risulta insopportabile persino alle persone che salva dai guai. Uno di questi però, consulente di pubbliche relazioni dal volto pulito di Jason Bateman, decide che così non va. E sottopone Hancock ad una terapia di galateo d'urto affinché possa essere accettato socialmente. Il punto è che buona parte dei motivi per cui Hancock si comporta da outlaw risalgono ad un passato difficile, inserendolo nella schiera dei nevrotici del nostro tempo. Ma i nodi vengono sempre al pettine ed è l'incontro con la fulgente moglie (Charlize Theron) del consulente a causare l'inizio dei veri problemi. Purtroppo, come si diceva, affrontati con un registro troppo discontinuo rispetto ad una prima ora convincente, dove l'umorismo e il ritmo permettevano una buona tenuta dell'insieme.

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