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LA RABBIA DI PASOLINI – Ipotesi di ricostruzione della parte iniziale inedita, 2008
Tratto dal documentario di Pier Paolo Pasolini, realizzazione di Giuseppe Bertolucci
Soggetto: Pier Paolo Pasolini (1963), Tatti Sanguineti (2008)
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini (1963), Tatti Sanguineti e Giuseppe Bertolucci (2008)
Montaggio: Nino Baragli , Mario Serandrei (1963), Pier Paolo Pasolini (collaborazione, 1963), Fabio Bianchini (2008)
Musiche: AA.VV.
Interpreti: Giorgio Bassani (voce), Renato Guttuso (voce)
Produzione: Opus Film (1963) - Cineteca del Comune di Bologna - Istituto Luce - Gruppo Editoriale Minerva RaroVideo (2008)
Distribuzione: Istituto Luce
Nazionalità ed anno: Italia, 1963-2008
Durata: 83' (l'originale 53', compresa la parte di Guareschi 100')
Data di uscita: 5 settembre 2008
Sito ufficiale
Operazione squisitamente pasoliniana di recupero o forzatura di un progetto nato come incontro e costrizione di voci divergenti? L'operazione di Sanguinetti e Bertolucci di ricostruzione del materiale pasoliniano recuperato e ricostruito sulle indicazioni della sceneggiatura contenuta nei Meridiani dedicati al poeta regista nasce sotto le migliori intenzioni. E la materia c'era tutta: le immagini dei Cinegiornali di Mondo Libero, le indicazioni precise di Pier Paolo sui singoli punti specifici, comprensive degli interventi di voce over, perfino le istruzioni di dove lasciare le voci di speakeraggio. Così vengono ricostruiti i primi 15 minuti monchi nell'edizione del ‘62, immagini che partono e finiscono da punti nodali del percorso culturale ed umano pasoliniano. Dalla morte di De Gaspari alla globalizzazione televisiva, prima fondamentale tappa della Guerra Fredda. Al centro la guerra in Corea e la guerra in genere, le alluvioni e le ricostruzioni, le ideologie e i miti di massa. Come nell'edizione pasoliniana due voci over commentano, alternandosi tra prosa e poesia, Bertolucci e Magrelli. Poi hanno inizio i 53' della rabbia pasoliniana: e stavolta è vera rabbia, che fagocita i minuti precedenti, li affoga nell'elegante cinismo avverso alla religione di massa priva del gusto del ridicolo o nell'incoronazione di una regina Elisabetta, inconsapevolmente già morta. Si nutre di rabbia, mostra la morte del mondo e delle cose, De Gaulle e l'intervento sovietico in Algeria, strade di non ritorno, li accompagna a versi di speranza negati, l'ascesa di Castro a Cuba. In sottofondo e sottovoce Bassani poesia e Guttuso prosa, ancora le note di Albinoni: viaggio parabolico che si nutre delle immagini del quotidiano per trasformarle in visioni della vita e della storia, in cui l'immagine precedente è trampolino per salire più in alto. I poli tra cui si muove sono quelli della guerra e della bellezza, il vertice ascendente è raggiunto nel finale. Le immagini della morte di Marylin, sublimi versi di vera bellezza incontaminata, bellezza a cui è stata rivelata e insegnata la bellezza, racchiusa nel fascino immobile di una bambina mai diventata adulta, e il volo di Gagarin nell'orbita terrestre con il trionfale ritorno a Terra, vita che supera la morte e ritorna vita, tecnologia e sviluppo dell'Oriente opposto ad un ideale Occidente. Un'epoca in cui le ideologie avevano ancora un senso, blocchi contrapposti oramai per sempre distrutti. Riguardando il documento pasoliniano il senso dell'operazione di recupero iniziale perde di senso: è già tutto racchiuso in questi 53', nella costrizione temporale e produttiva, nel contrasto tra lirica e polemica, il contrasto necessario ed idealizzato. Aiutano molto di più le appendici temporali sull'aria del tempo e soprattutto le dichiarazioni finali di Pasolini sugli arrabbiati in Italia, piccoli arrabbiati perché piccola è la borghesia. Sembra di intuire dietro le sue parole che non ci sarà più rabbia. E rabbia ormai non c'è più. E' qualcosa d'altro, che rabbia non è. Soprattutto non ha con se quel senso di guerra e di bellezza. Si rimane con un'ultima domanda: anacronismo o geniale veggenza?


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