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UN GIORNO PERFETTO
di Ferzan Ozpetek
Sceneggiatura: Sandro Petraglia e Ferzan Ozpetek, dal romanzo omonimo di Melania Mazzucco
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Patrizio Marone
Musiche: Andrea Guerra
Scenografia: Giancarlo Basili
Costumi: Alessandro Lai
Interpreti: Valerio Mastandrea, Isabella Ferrari, Monica Guerritore, Nicole Grimaudo, Valerio Binasco, Angela Finocchiaro, Federico Costantini, Stefania Sandrelli, Milena Vukotic
Produzione: Fandango, Rai Cinema
Distribuzione italiana: 01 Distribution
Nazionalità ed anno: Italia, 2008
Durata: 105'
Data di uscita: 5 settembre 2008
Sito ufficiale
Fischi e ingiurie a scena aperta, qualche applauso ruffiano sovrastato in pochi istanti: persino nell'inamidata scenografia del Lido che tutto filtra e poco critica, lo shock al termine della proiezione è stato tale da dover essere esternato in modo decisamente poco lodevole ma tutto sommato sincero e - viste le premesse - inevitabile. Questa settima prova di Ozpetek lascia infatti perplesso il pubblico affezionato e pienamente irridente quello meno fazioso: difficile salvare il salvabile. Non sembra essercene. Emma (Isabella Ferrari, caricatura di sé e dei suoi svariati identici ruoli, danneggiata oltre il verosimile da un trucco di scena impietoso e clownesco) è moglie separata di Antonio (Valerio Mastandrea, grigia definizione manualistica del concetto di "attore fuori parte"), col quale ha avuto due figli. Lei è precaria in un call center pur non essendo più una ragazzina, lui è improbabile guardia del corpo di un personaggio politico con la faccia di Valerio Rinasco, in un pretestuoso ruolo di comparsa o poco più. Nicole Grimaudo è una meteora vana e un po' ridicola che asseconda il figlio d'arte Federico Costantini, più a suo agio in silenzio. Su Sandrelli e Guerritore meglio tacere che passare per irriverenti, as time goes by... Si intuiscono velleità di denuncia sociale sullo sfondo, ma restano tristemente seppellite dall'accozzaglia di spiacevolezze sia a livello di recitazione che in fase di scrittura.
È lo spettatore paziente a dover intuire le ragioni della rottura tra i personaggi principali, fumose fino ad una forzata epifania: se l'epilogo annunciato della storia, bruciato in apertura, toglie ogni colpo di scena alla stagnante narrazione, vere ulteriori pecche di questo lavoro sono i dialoghi innaturali e le sequenze incomprensibili di cui s'è ritenuto possibile infarcire la vicenda. Collezioniamo così, sprofondando impotenti nella poltroncina della sala, vicoli ciechi nella sceneggiatura, sguardi persi nel vuoto e privi di rimandi, scambi di battute dal significato oscuro: "Non hai mai pronunciato il mio nome", dice un personaggio sprecato rivolto alla Ferrari. "Tu ti chiami Mara", lascia cadere lei nel vuoto. Non si incontreranno mai più. Qualcuno ci fornisca un Bignami, un sottotitolo, un rimando a pie' di pagina. Il regista turco, avvalendosi della collaborazione di Sandro Petraglia, ha tratto la sceneggiatura di questo suo Un giorno perfetto dal romanzo omonimo della fortunata scrittrice Melania Mazzucco, della quale non è dato conoscere la reazione. Il risultato è, spiace dirlo, una disomogenea mistura di personaggi appena abbozzati, orfani di spessore e spesso senso, irrisolti e sospesi in una fotografia da fiction che certo non aumenta il livello di sopportazione del girato. Concludendo: qualcuno spieghi all'intellighenzia subculturale italiana che, se già "Step" e "Babi" non potevano essere accettati come nomi propri di persona, "Giomo" e "Aris" probabilmente non esistevano fino a un attimo fa. Riportateli nell'oblio, please.



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