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LA GUERRA DI KATHRYN
A sei anni dall'ultimo film (K-19), la regista torna a parlare di guerra. "Per molti è una droga, ma anche un'opportunità".
Spera nel ritiro delle truppe americane in Iraq, e non si sottrae al coming out politico, chiarendo, come già Anne Hathaway ieri, di stare con Barak Obama:"È l'unica persona in grado di portare gli Stati Uniti fuori dal conflitto". Risoluta e fiduciosa, Kathryn Bigelow (nella foto, durante la lavorazione del film) non teme il flop che ha caratterizzato le precedenti pellicole sull'argomento:"C'è fame di verità, i tempi stanno cambiando".
Maggiore aderenza possibile alla realtà ("Ho girato pensando di realizzare quasi una docu-fiction"), ma anche una - velata - critica alla carenza di informazioni da parte della stampa sul conflitto che dilania la terra irachena e fa strage di soldati statunitensi. Kathryn Bigelow va dritta al cuore del problema, e, soprattutto, parla con cognizione di causa: la sceneggiatura è opera del giornalista Mark Boal, spesso reporter di guerra e non al suo primo contatto con il mondo del cinema, visto che è proprio da un suo articolo che il regista Paul Haggis trasse l'ispirazione per In the Valley of Elah, presente lo scorso anno alla Mostra.
La guerra è come una droga, avverte una scritta in sovrimpressione all'inizio di The Hurt Locker, e la regista spiega il suo punto di vista:"È vero, la guerra per molte persone è una droga: non possiamo negare l'esistenza di un'attrazione, per molti uomini, verso l'esperienza estrema, che sia scalare una montagna o lanciarsi senza paracadute da un aereo. Ma c'è dell'altro. La guerra è anche una risposta alla mancanza di opportunità da parte dell'economia attuale. È anche così che molti giovani finiscono sui campi di battaglia". L'esercito di stanza in Iraq è composto da volontari, ed è questo che rende profondamente diverso questo conflitto da quello in Vietnam, tanto che Mark Boal, presente al Lido, parla di uomini che non solo scelgono di andare in guerra, ma decidono di farlo in luogo pericolosissimo. "Il segreto della guerra" dichiara "sta nel modo in cui è affrontata; per quanto terribile, esistono uomini che riescono a trarne qualcosa di buono, quel poco che c'è. E la capacità di sopravvivenza" conclude Boal "molto spesso dipende proprio da questo". La dimostrazione la troviamo nel protagonista, lo spericolato sergente James, con il suo bottino di oltre ottocento mine disinnescate.


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