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UN ALTRO MONDO… UN ALTRO LUOGO

Incontro con Marco Bechis e Claudio Santamaria, rispettivamente autore ed interprete di Birdwatchers..

UN ALTRO MONDO… UN ALTRO LUOGO

"L'Italia ha sostituito la curiosità per il diverso con la paura". Un concetto che Marco Bechis ha ben chiaro nella mente questo e non esita a trasmetterlo all'incontro dedicato al suo nuovo lavoro, Birdwatchers - la terra degli uomini rossi, in concorso al Lido e uscito oggi in circa 60 sale italiane. La spinta della curiosità, infatti, è ciò che ha mosso il cineasta nativo del Cile ma "profondamente italiano" - dice - a sperimentare il suo cinema fuori dalle porte del Belpaese. "Garage Olimpo, Hijos e anche Birdwatchers sono film italiani su una realtà esterna. Tengo a precisarlo perché è fondamentale per la comprensione del punto di vista", sottolinea il cineasta.  "Quando ho mostrato il film ad alcuni brasiliani hanno detto che finora nessuno aveva affrontato con un film il tema che qui è sviluppato e naturalmente questo processo è un classico nel tradizionale paradosso di miopia dei propri problemi, ben visibili o affrontabili senza imbarazzo invece dall'esterno".
Il film uscirà in novembre anche in Brasile e "lì saran dolori", sottintendendo una reazione sicuramente più polemica che non in Italia. "Nel nostro Paese non si ha più curiosità purtroppo, ma solo timore del diverso. Quanto a me, sono felice di mantenere alto il mio tasso di curiosità che mi permette di andare sempre alla scoperta del nuovo".
In accordo al regista è Claudio Santamaria, interprete dello "spaventapasseri": "Amo l'avventura e non nascondo che ho sempre voluto lavorare con Marco, proprio per il coraggio dei suoi film di andare sempre oltre". Un desiderio che il regista gli mostra reciproco dichiarando che "Claudio era uno dei ragazzi a cui feci il provino per Hijos". Sulla cresta del successo, Santamaria ha vissuto in pienezza il progetto Birdwatchers, restando sul set nel Mato Grosso anche quando non era necessario: "credo che le cose vadano fatte fino in fondo - dice, aggiungendo che - l'esperienza cogli indios mi ha segnato tremendamente. Sono attori al 100%, hanno imparato perfettamente grazie ai laboratori loro offerti e con loro ho maturato un rapporto speciale, provenendo da una iniziale quanto totale ignoranza sui loro problemi". Da parte loro, rivela Bechis, "gli indios Guaranì hanno riso continuamente la prima volta che si sono visti nel film, un'esperienza ovviamente pazzesca per loro". A Venezia, tra l'altro, sono approdati tutti: ed è stata la loro prima volta in una sala cinematografica.

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