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TEZA, IL SOGNO DI UN’ETIOPIA CHE NON C’È PIÙ

In Concorso l'epopea di un popolo privato della propria memoria storica. "Ricordare è un lusso che non ci è concesso", dice il regista, Haile Gerima

TEZA, IL SOGNO DI UN’ETIOPIA CHE NON C’È PIÙ

"Quando torno nel mio paese sogno i luoghi e le atmosfere della mia infanzia, ma trovo difficile conciliare il ricordo con la realtà del presente. In Africa non ci è concesso il lusso di godere delle nostre memorie: c'è troppa violenza". È all'insegna della malinconia più struggente lo sguardo che Haile Gerima ha voluto posare sull'Etiopia dei suoi sogni, che in Teza mostra senza nascondere nulla, per un'epopea tragica e bellissima che coinvolge ed emoziona.

Non vive più nel suo paese dalla fine degli anni sessanta, quando, come molti giovani continuano a fare tutt'oggi, emigrò negli Stati Uniti in cerca di un futuro migliore. Ma la sua terra gli è rimasta nel cuore, ed è anche per questo che, nonostante la lontananza geografica, Haile Gerima è una delle voci più rappresentative non solo dell'Etiopia, ma di un continente intero. A Venezia presenta una storia che abbraccia più generazioni, sospesa tra il passato che l'ha visto adolescente e un'attualità ancora oggi senza certezze. Lungo la sinuosa linea dell'orizzonte etiope si stagliano, tra erba che nessuno cura più, i monumenti del fascismo; nel film alcune scene sono state girate sul Monte Mussolini, un'altura sovrastata da un obelisco commemorativo:"La gente d'Etiopia non ha monumenti propri, ha quelli italiani. Ma la nostra è una cultura orale" dice il regista "e le memorie del passato le tramandiamo nei canti, che narrano le storie dei nostri guerrieri".
Pur non avendo partecipato in prima persona i fatti narrati nel film per motivi anagrafici, i due attori protagonisti conservano qualche ricordo di quel periodo, testimoniando un'infanzia vissuta nella violenza quotidiana, feroce e incomprensibile:"Un giorno, sulla strada per la scuola, mi imbattei in un cadavere. Accanto, un cartello recitava Viva la Rivoluzione!. Episodi del genere" dice Abiye Tedla, uno dei due attori presenti al Lido "erano all'ordine del giorno. A volte le persone venivano fucilate in pieno giorno e sotto gli occhi di tutti, assolutamente a caso e senza alcuna motivazione".
Eppure la speranza esiste ancora, ci suggerisce Haile Gerima con quella caverna piena di bambini nascosti agli occhi del mondo e, soprattutto, dei soldati che vorrebbero mandarli a morire, in battaglie tra fratelli che sembrano non aver mai fine. "Quei ragazzi potrebbero essere la speranza, o forse no. Non siamo in grado di sapere" spiega il regista "quale sarà la generazione che migliorerà le cose. Chi avrebbe immaginato, dopo le contestazioni del sessantotto, dei giovani tanto materialisti come quelli di oggi? Tuttavia noi, popolo etiope, siamo "figli del drago", siamo combattenti. Non so quando avverrà," conclude Haile Gerima "ma prima o poi i bambini e i ragazzi usciranno dalla caverna e inizieranno a fare la Storia".

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