Menu principale

Login utente

Commenti recenti

Scambia informazioni

Syndicate content

100 + 1 - CENTO FILM E UN PAESE, L’ITALIA

100 + 1 - CENTO FILM E UN PAESE, L’ITALIA

Un progetto per non perdere la memoria del nostro cinema...

Cento film. Cento titoli selezionati su un arco di 36 anni, dal 1942 al 1978. Gli anni forse più luminosi del nostro cinema, sintetizzati in un percorso che vuole raccontare molte cose insieme e vuole raccontarle a un pubblico diverso: i ragazzi delle scuole medie, inferiori e superiori, che quasi sempre del grande cinema italiano sanno poco o nulla. E ancora meno sanno quanto quel cinema potrebbe ancor oggi aiutarli a conoscere e a capire il loro paese. Sono loro infatti i destinatari di questo progetto. Non noi, non gli specialisti e nemmeno gli spettatori abituali, ma i più ignari e trascurati. E' per loro che la nostra commissione ha compilato questa lista, aperta, perfettibile e certo non esaustiva, dei primi cento film da riproporre all'attenzione collettiva. Non perché, o non solo perché siano i "migliori", i più belli, i più importanti o quelli che hanno fatto la storia, o perché quello sia l'unico periodo da prendere in considerazione, al contrario. Ma perché possono essere, crediamo, i più utili a riaprire un dialogo interrotto. Una provocazione, in un certo senso, che ci auguriamo servirà a smuovere le acque e ad affrontare un problema sempre più urgente.
Inutile infatti nascondersi dietro un dito. La distanza storica che separa giovani e giovanissimi dal nostro cinema di una volta è enorme e destinata a crescere a ritmi esponenziali. E come potrebbe essere diversamente? Salvo rare eccezioni, quasi sempre legate a un numero assai ristretto di titoli e di generi, in tv i nostri classici si vedono poco e male. Restano i festival, le rassegne, i benemeriti restauri, insomma il circuito culturale, che non può certo raggiungere un gran numero di persone. Poi c'è l'home video, a sua volta destinato agli appassionati, anche se in questi anni diverse case hanno fatto un lavoro di recupero davvero egregio. E poi?
Cento film per ricominciare, dunque, ovvero per mettere a disposizione di tutti,  studenti in testa, un patrimonio che dovrebbe appartenere a ognuno di noi. Come quello dell'arte, della letteratura, dell'architettura, mentre il cinema, così importante nel nostro secondo Novecento, è sempre stato dimenticato o relegato ai margini dei nostri programmi scolastici. Salvo poi rientrare dalla finestra per iniziativa di qualche insegnante che aggirando norme e divieti, come insegna l'arte d'arrangiarsi, mostra film ai suoi allievi per le ragioni più diverse.
Naturalmente c'è da fare un lavoro enorme. Perché questo progetto diventi davvero operativo occorre reperire le copie, acquisire diritti, decidere attraverso quali canali riproporre nelle scuole questi e auguriamoci molti altri titoli. E non basta. Perché il cinema di quegli anni torni a essere familiare bisognerà preparare il terreno, informare, presentare titoli e autori, collegare opere e tendenze, formare gli insegnanti a un uso diverso del cinema..
Di questo, anche, bisogna discutere, non solo della "lista" che abbiamo stilato per l'occasione. Su questo progetto nella sua complessità occorre aggregare idee, risorse, energie, se crediamo che la memoria del nostro cinema meriti di essere tramandata. Non è un problema solo italiano, ma in Italia è particolarmente drammatico. Per la ricchezza e varietà del nostro cinema. Per le condizioni drammatiche in cui versa. Per il patrimonio che rappresenta, non solo in casa ma nel mondo intero. In questo senso, anzi, l'Italia e il suo cinema possono essere addirittura considerate un caso-pilota. E se fossimo noi una volta tanto a dare l'esempio?

CHI SONO E COSA FANNO...
Gianni Amelio, regista e autore di alcuni dei film più importanti del cinema italiano contemporaneo (Colpire al cuore, Porte aperte, il ladro di bambini, Lamerica, Così ridevano, La stella che non c'è) grande appassionato di cinema, ha pubblicato  per Einaudi "Il vizio del cinema - vedere, amare, fare un film". Per il Museo del Cinema di Torino ha curato la mostra  "Schermi di Carta -  Storia e storie dei cineromanzi" e realizzato i film di montaggio Ballabile in bianco e nero e Ballabile a colori, piccola storia del cinema italiano attraverso le più belle scene di ballo.
Gianpiero Brunetta, insegna Storia e critica del cinema all'Università di Padova. Fra i molti suoi saggi ricordiamo "Buio in sala" e "Storia del Cinema italiano"  per Marsilio e la "Storia del cinema mondiale" per Einaudi. Curatore  di mostre ("La città del cinema"), ha diretto varie collane cinematografiche e ideato per RadioUno il programma " Celluloide" con più di 600 interviste realizzate.
Giovanni De Luna, insegna Storia contemporanea all'Università di Torino. Autore di trasmissioni radiofoniche e televisive, collabora con La Stampa e Tuttolibri. Tra le tante pubblicazioni, ha curato per Einaudi "L'Italia  del Novecento: Le fotografie e la storia."
Gianluca Farinelli, direttore della Cineteca Comunale di Bologna, è artefice della prima scuola italiana di restauro, "L'immagine ritrovata" e dell'omonimo laboratorio che oggi presta  la sua opera  ai maggiori archivi cinematografici del mondo. Nel 1986 ha ideato la rassegna "Il cinema  ritrovato". Ha diretto più di 400 progetti di restauro tra cui titoli celebri del cinema italiano come Assunta Spina e Totò e Carolina, e del cinema mondiale come Nosferatu e Tempi moderni.
Fabio Ferzetti, saggista  e critico cinematografico de Il Messaggero, è anche autore di programmi e rubriche televisive sul cinema. Dirige dal 2006 le Giornate degli Autori, ma alla Mostra di Venezia aveva già firmato con Carla Cattani la sezione Finestra sulle immagini, sotto la direzione di Gillo Pontecorvo.
Giovanna Grignaffini, critica cinematografica e saggista, è stata docente di cinema presso il  corso di laurea al DAMS di Bologna, ha fatto parte della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e della Commissione parlamentare di vigilanza della Rai. Siede nel consiglio di amministrazione  di Cinecittà Holding.
Paolo Mereghetti, saggista, inviato e  critico cinematografico del Corriere della Sera. E' stato consulente per la Mostra del Cinema di Venezia durante le edizioni dirette da Carlo Lizzani, Gianluigi Rondi, Alberto Barbera. E' autore del dizionario dei film "Il Mereghetti" pubblicato da Baldini & Castoldi.
Morando Morandini, critico cinematografico, è autore di numerosi saggi  di storia del cinema tra cui la "Storia del Cinema" edita da Garzanti, scritta con Goffredo Fofi e Gianni Volpi; è stato inoltre direttore del Festival Anteprima di Bellaria. Dal 1999 è autore, con la moglie Laura e la figlia Luisa, del dizionario cinematografico "Il Morandini" pubblicato da Zanichelli.
Domenico Starnone ha insegnato a lungo nella scuola media superiore. E' stato redattore per le pagine culturali del Manifesto. Lavora per il cinema come sceneggiatore. Dai suoi libri sono stati tratti i film La scuola di Daniele Luchetti, Auguri,professore di Riccardo Milani e Denti di Gabriele Salvatores. Nel 2001 ha vinto il premio Strega con il romanzo "Via Gemito".
Sergio Toffetti è conservatore della Cineteca Nazionale di Roma e dell'Archivio Nazionale di Cinema d'Impresa di Ivrea. In passato ha pubblicato saggi sul cinema italiano e internazionale su autori come Visconti, Pasolini, De Santis, Kubrick, Godard, Truffaut. Ha insegnato nelle Università di Paris III, Romatre, Camerino e al Politecnico di Torino.
Promosse dall'ANAC (Associazione Nazionale Autori Cinematografici) e dagli autori dell'API (Autori Produttori Indipendenti), le Giornate degli Autori o Venice Days, sono nate nel 2004 come rassegna autonoma all'interno della Mostra del Cinema di Venezia, sul modello della prestigiosa Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e del Panorama di Berlino.
Quando nel 1968 al festival di Cannes nacque la Quinzaine des Réalisateurs, gli autori francesi intendevano dare vita a uno spazio autonomo, profondamente diverso per stile e idealità rispetto al Festival di quegli anni. Negli anni la SRF (Société des Réalisateurs Français) ha sostenuto e irrobustito questo spazio autonomo, fino a farne uno degli appuntamenti significativi del miglior cinema internazionale di qualità e trasformandolo, via via, in un luogo di scoperte, ricerca e innovazione.
Uno spirito analogo si volle al festival di Berlino, creando la sezione Panorama per dar voce a quei talenti, a quelle cinematografie e linguaggi che di rado avevano la migliore valorizzazione nella selezione ufficiale. Anche in questo caso, nel tempo, la rassegna parallela è cresciuta di pari passo con il Festival vero e proprio, conservando però un carattere del tutto autonomo e riconoscibile.
Per realizzare un'iniziativa analoga è stata fondata l'Associazione Culturale "Giornate degli Autori". Oltre al Presidente Roberto Barzanti, e ai vice-presidenti Emidio Greco e Francesco Maselli (che compongono il Comitato Direttivo), ne sono soci su indicazione delle due associazioni: Giuliana Gamba, Giorgio Gosetti, Valerio Jalongo, Andrea Purgatori, Francesco Ranieri Martinotti, Massimo Sani, Maurizio Sciarra.
Obiettivo dell'Associazione è stato, fin dall'inizio, quello di creare una rassegna che prestasse attenzione per il cinema di qualità, senza restrizioni di sorta, con un occhio di riguardo per l'innovazione, la ricerca, l'originalità espressiva, l'indipendenza autonoma e produttiva.
A fianco della rassegna cinematografica, di anno in anno, hanno preso sempre maggiore spazio le iniziative di dibattito, confronto, analisi delle grandi tematiche che riguardano il cinema e gli autori in Italia e in Europa. Dall'esperienza di creazione dell'universo tematico da cui poi nasce il film fino al dibattito sulla attesa legge di riforma del sistema cinematografico, fino al manifesto per i primi 100 film da far conoscere e promuovere come patrimonio culturale nazionale, sono ormai molte e qualificate le iniziative promosse dalle Giornate degli Autori con partner pubblici e privati.
E queste caratteristiche di fondo che trascendono semplice realizzazione di un "cartellone" cinematografico alla Mostra sono state effettivamente presenti non solo nei film selezionati, ma soprattutto negli eventi speciali e negli incontri che si tengono durante le Giornate presso la Villa degli Autori o che ne raccolgono l'afflato ideale durante l'anno.
Il coordinamento delle Giornate, giunte ormai al quinto anno nel 2008, è stato affidato nuovamente, per la terza edizione, all'attuale Delegato generale, Fabio Ferzetti. Con Ferzetti collaborano professionisti del settore, esperti internazionali e i giovani allievi della laurea specialistica del Dams dell'Università di Bologna.
La formula delle Giornate degli Autori per la quinta edizione ( Venezia, 28 agosto - 6 settembre) rimarrà invariata (12 film provenienti da tutto il mondo, oltre a omaggi ed eventi speciali) così come l'obiettivo artistico (esaltare la creatività dei talenti e il rinnovamento del linguaggio contro l'omologazione del gusto) e la motivazione al coinvolgimento delle associazioni degli autori (creare un libero spazio d'incontro e di confronto anche nel quadro di un grande festival internazionale).
Come nel caso delle rassegne indipendenti francese e tedesca, i film europei selezionati dalle Giornate concorrono al "Label Europa Cinemas" per la promozione del cinema in Europa, istituito dal "réseau" europeo degli esercenti di qualità, con il sostegno del Programma Media. Il premio consiste  nel sostegno economico alla diffusione e alla permanenza duratura nelle sale. A partire dalla scorsa edizione, inoltre, al film vincitore del Label, Technicolor assegna un premio che consiste nella stampa gratuita di minimo 5 copie destinate alla distribuzione italiana della pellicola.
Le opere prime eventualmente selezionate concorrono invece al "Premio Luigi De Laurentiis" - Leone del futuro, al pari dei film degli esordienti presenti nelle altre sezioni del festival.
C'è da sottolineare tra l'altro in proposito che, a testimonianza della qualità della selezione delle Giornate degli Autori, che per la terza volta consecutiva, nel 2007 il Premio Luigi De Laurentiis è stato assegnato proprio un film delle Giornate: La Zona del messicano Rodrigo Plà. Nei due anni precedenti era stato vinto da due film sempre selezionati dalle Giornate (13 - Tzàmeti nel 2005 e Khadak nel 2006).
Le Giornate degli Autori sono state rese possibili in questi anni dall'impegno congiunto della Direzione Generale Cinema (Ministero per i Beni e le Attività Culturali), di BNL - Gruppo Paribas, della SIAE (Società Italiana Autori Editori), con la stretta collaborazione tecnica della Fondazione La Biennale di Venezia.  Negli anni, altri partner pubblici e privati hanno affiancato il nostro lavoro, da Raisat alle emittenti televisiva La7 ed Mtv, da Technicolor alla Regione Lazio, alla Provincia di Napoli, senza contare gli apporti generosi di molti sponsor tecnici.
L'iniziativa "100+1" in particolare è stata sostenuta, al suo avvio nel 2006, dalla Mediateca Regionale Toscana,  in seguito  da un "progetto speciale" del Ministero per i Beni e le Attività Culturali ed oggi dalla collaborazione con  Cinecittà Holding Un sentito ringraziamento, con la certezza che le partnership avviate potranno avere seguito e visibilità adeguate in occasione dell'edizione 2008, va a questi determinanti sostenitori della nostra manifestazione.

UN MESSAGGIO DI SALUTO DI MARCO BELLOCCHIO
Sono ben contento di non essere tra i "dimenticati", ma, non per generosità ipocrita  l'elenco meriterebbe di essere di molto allungato. Andrebbero salvati non 100 ma almeno 1000 film.
Sono ben contento e un po' stupito che i miei 40 anni e più di carriera siano concentrati nei primi 3 film...(spero di aver fatto anche altre cose di un certo interesse....).
Il cinema italiano del dopoguerra, ma anche quello più avanti, è straordinariamente importante perché è come se fosse un libro di storia dell'Italia. Se uno conoscesse quel cinema conoscerebbe la storia d'Italia, ma non soltanto. C'è un secondo discorso - che per un autore vale anche di più - che c'è tanta bellezza concentrata in quei film, in quella lunga stagione del cinema italiano che era alla ribalta nel mondo più di quanto non sia oggi...
E' chiaro che oggi la televisione ha ridotto la dimensione popolare che aveva il cinema in quegli anni. E in qualche modo ha assorbito via via la funzione di denuncia, dell'informazione  sociale che era prima esclusiva del cinema, Il passaggio alla televisione ha reso il cinema più aristocratico ma lo ha anche dissanguato. Gli autori forse sono diventati meno popolari ma contemporaneamente non più originali, e quindi il cinema d'autore è diventato un cinema più privato e più estenuato, più freddo e cerebrale.
I miei tre film scelti tra i 100 (I pugni in tasca, La Cina è vicina, Nel nome del padre) anticipano e attraversano, e seguono quegli anni che hanno avuto il loro fulcro nel '68.
I pugni in tasca è del '65, e anticipa in qualche modo il '68.  La Cina è vicina precede il 68 di un anno(67), mentre  Nel nome del padre (del '71) conclude e riflette sulla mia "esperienza" politica.
La scelta di questi 3 film è perciò abbastanza incastrata in questo periodo storico in cui Nel nome del padre coincide con la fine di una utopia rivoluzionaria non violenta. Per me l'esperienza politica finisce nel '69, quando lascio l'Unione dei Comunisti, e ritorno al privato proprio con questo film.
Per quanto mi riguarda ho i diritti di I Pugni in tasca e do la mia disponibilità per la sua circolazione.

MANIFESTO
100 + 1 - Cento film e un paese, l'Italia
C'è un tesoro da salvare prima che sia troppo tardi, il grande cinema italiano. Quello che dal dopoguerra a metà anni ‘70 ha accompagnato la nostra Storia finendo per formare la nostra coscienza, la nostra percezione degli eventi, la nostra memoria, insomma la nostra identità.
Non si tratta solo di risultati artistici, ma di popolarità. E' col cinema e nel cinema che l'Italia si è gettata alle spalle il Ventennio, ha costruito la democrazia, unificato le sue molte anime, raccontato agli italiani e al resto del mondo cosa era accaduto o magari cosa stava per accadere. Da Roma città aperta a C'eravamo tanto amati, dalla Liberazione all'avvento delle tv private, generazioni di italiani si sono riconosciute nei volti, nelle storie, negli stili del nostro cinema aristocratico e popolare, improvvisato e industriale, d'autore o di genere, ma sempre libero e imprevedibile.
Eppure, a trent'anni dalla fine di quella grande stagione, molto resta da fare per difendere e valorizzare questo straordinario patrimonio e il suo potenziale culturale. Un esempio per tutti: le benemerite Teche Rai, incluse dall'Unesco fra le "memorie storiche" del ‘900, sono accessibili a chiunque con un semplice click. La nostra memoria cinematografica continua invece ad essere affidata alle leggi non certo benevole del mercato. Ma i film, o almeno certi film, vanno tutelati e fatti conoscere così come si fa con le piazze, i giardini, i palazzi, i monumenti di pubblico interesse. Perché se è impossibile capire il Risorgimento senza il melodramma, o il Novecento senza Svevo e Pirandello, è altrettanto arduo capire il trentennio 1945-1975 senza Rossellini e De Sica, Visconti e Fellini, Risi e Monicelli, ovvero senza Sordi e Totò, Loren e Mangano, Zavattini e Amidei.
Occorre dunque non solo salvare ma diffondere con tutti i mezzi questi irripetibili tasselli della nostra identità collettiva. Per questo chiediamo alle istituzioni responsabili di definire un elenco di 100 titoli irrinunciabili e dichiarati di pubblico interesse, 100 titoli cui garantire, oltre alla sopravvivenza, la più ampia circolazione a fini educativi o culturali. Una sorta di "statuto speciale" che consenta di salvaguardare una memoria destinata altrimenti a sparire oppure a circolare solo entro il ristretto pubblico degli specialisti, perdendo per ciò stesso il suo forte tratto identitario.
Nessuno, per fare un altro esempio, escluderebbe Pavese, Calvino o Moravia dalle antologie letterarie per questioni di diritti d'autore. Ma proprio questo accade, da anni, col nostro miglior cinema, semicancellato da grandi e piccoli schermi proprio mentre l'Italia cambia e i film di quella grande stagione diventano ancora più preziosi. Basta pensare al sostegno didattico-culturale che quei lavori potrebbero fornire alle nuove generazioni di studenti per rendersi conto che abbiamo fra le mani un autentico tesoro. Spetta solo a noi saperlo conservare e divulgare come merita.
Le Giornate degli Autori

accedi o registrati per inviare commenti | thumbnail

intelligente. Solo così si può salvaguardare il nostro patrimonio culturale.

Gio, 28/08/2008 - 21:39