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VEGAS: BASED ON A TRUE STORY
di Amir Naderi
Sceneggiatura: Amir Naderi, Susan Brennan, Bliss Esposito, Charlie Lake Keaton
Fotografia: Chris Edwards
Montaggio: Amir Naderi
Interpreti: Mark Greenfield, Nancy La Scala, Zach Thomas, Walt Turner, Alexis Hart, David Vanderbeek
Produzione: Amir Naderi, Abou Farman
Distribuzione internazionale: John Sloss - Cinetic Media
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 102'
Formato: colore
Lingua: inglese
Il sogno americano recita che ognuno è artefice della propria fortuna, ed è anche prevista una seconda possibilità per tutti. La realizzazione del sogno americano spesso consiste nel possesso: una casa, un giardino con la staccionata candida, magari l'orgoglio di poter urlare a qualcuno:"Fuori dalla mia proprietà!". Ma il sogno fa presto a trasformarsi in ossessione, ammonisce Naderi, che in Vegas: Based on a True Story torna ad affrontare il tema a lui caro della ricerca - stavolta nientemeno che della felicità, quella presente nella costituzione americana - combinato con l'immancabile analisi del capitalismo.
Ritratto di famiglia americana in un interno: manca solo il quadretto Home Sweet Home, perché gli stereotipi ci sono tutti, dal compito di scuola col voto buono calamitato sul frigorifero alla messa della domenica, passando per il barbecue dagli amici il sabato. That's America, anche se la casa in questione è soltanto un prefabbricato sul ciglio del deserto alla periferia di Vegas, dove le luci e i colori dei casinò brillano in lontananza e sembrano irraggiungibili. Mamma Tracy fa la cameriera nella più classica delle tavole calde, il divertimento è scommettere cinque dollari sulle mance con l'amica e collega; papà Eddie lavora in officina e gioca di nascosto alle slot-machines; il dodicenne Mitch rimpiange un po' la scomoda vita nel camper dove stava con la famiglia fino a due anni prima, e ogni tanto ci torna. Faticosamente, dignitosamente, i Parker sembrano aver realizzato un sogno americano in miniatura. Ma un estraneo che offre loro, insistentemente, una montagna di soldi per acquistare la casa rivela ben presto la falsità del quadretto. L'ossessione maniacale di Tracy per il giardino davanti casa (ah, la caparbietà americana di possedere un prato inglese nel mezzo del deserto) e per la piccola serra che produce a carissimo prezzo salutari pomodori per la famiglia, l'infinità di leggi domestiche (niente scarpe in casa, televisione sempre a basso volume, guai a lasciare una virgola fuori posto) che regolano la vita di tutti: ogni cosa passa in secondo piano, perché a comandare è adesso il Dio Denaro. Una tentazione costante, in una città come Vegas, e Naderi, sornione, ci porta in bar, che vengono dritti dritti dalla realtà, con le pareti tappezzate di dollari. L'unità familiare è tutt'altro che solida, resistere alla tentazione pare impossibile. Non ci vuole molto perché la corrosione che agita gli animi tutt'altro che puri di Tracy ed Eddie arrivi in superficie, e quando accade la distruzione sarò totale; la beffa, invece, arriva sotto le spoglie della solita, brillante riflessione sulla società, con la quale il regista riesce sempre a sorprenderci.
Non serve essere dei fan sfegatati del filmmaker iraniano per amare questo film, a suo modo perfettamente coerente con il discorso portato avanti in trent'anni di carriera, eppure così diverso per la spiccata narratività. Ciononostante, quando l'ossessione, quasi una possessione diabolica, s'incarna nei personaggi, le coordinate temporali si dissolvono: notte e giorno non si distinguono più, sono solo semplicemente tempo che separa dal raggiungimento dell'obiettivo, qualcosa da divorare e annientare. I Parker regrediscono rapidamente, sotto gli occhi stupefatti del figlio, al proprio personale stadio primordiale, un inferno senza regole composto di alcool, sigarette e arida terra del deserto, per un paesaggio desolante e compatibile con l'Iran di Aab, baad, khaak. Dall'inferno vengono, e lì, inesorabilmente torneranno: un sottile muro di lamiera non li proteggerà dal mondo esterno, ma anche una casa di mattoni sarebbe stata niente più che un illusione.
Averlo a Venezia, per di più in Concorso, è sorprendentemente piacevole, anche se difficilmente vincerà qualcosa (è indipendente e girato in video, e non depone a suo favore). Epperò, speriamo.
Eddie Parker e sua moglie Tracy, operai, conducono con il figlio dodicenne una tranquilla vita nei sobborghi della capitale americana del divertimento: Las Vegas. Eddie, che ha il vizio del gioco, non ha mai vinto somme importanti e Tracy, che si prende cura del piccolo giardino, fa di tutto per tenere unita la fragile famiglia. Un giorno però si presenta uno sconosciuto. L'uomo si mostra particolarmente interessato alla loro casa: sostiene che abbia un che di speciale e fa un'offerta che ben presto diventerà l'ossessione della famiglia. Ma quanto a fondo saranno disposti ad andare nella faccenda?
Amir Naderi nasce in Iran, ad Abadan, il 15 agosto 1946. Rimasto orfano in tenera età, trascorre l'infanzia vivendo per strada, contando unicamente sulle proprie forze per sopravvivere. Trasferitosi a Teheran, già da adolescente si avvicina al mondo della fotografia e del cinema, lavorando per quotidiani e riviste e facendo il fotografo di scena e l'assistente alla regia. Tra il 1972 e il 1988 realizza undici film in Iran, partendo da formule convenzionali per approdare ad un cinema sempre più visionario e anti-narrativo.
Alla fine degli anni Ottanta si trasferisce negli Stati Uniti, a New York, dove si dedica sia al cinema (inserendosi nell'ambiente del cinema indipendente americano) che alla fotografia. Nel 1993 gira il primo lungometraggio in terra americana, Manhattan by Numbers, al quale farà seguito nel 1997 A, B, C... Manhattan, presentato al Festival di Cannes nella sezione Un Certain Regard. Nel 2002 è la volta di Marathon, che conclude la personalissima trilogia su New York del regista iraniano. Marathon, presentato al Torino Film Festival nello stesso anno - con il sottotitolo Enigma a Manhattan - è stato ed è il suo primo film ad avere avuto una distribuzione cinematografica in Italia, dove i suoi film precedenti sono stati visti solo nel programma televisivo Fuori orario di Rai Tre. Nel 2005 il suo lungometraggio successivo, Sound Barrier, è stato presentato - fuori concorso - al festival torinese. Nel 2006 il Museo nazionale del Cinema di Torino gli ha dedicato una retrospettiva completa ed ha presentato la mostra fotografica intitolata Bullshit Walks Money Talks - Attraversando Las Vegas, nata dall'interesse per Las Vegas e dal progetto del film Vegas: Based on a True Story, ora in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Per il fututo ha in mente un film sulla Luna.
Filmografia:
1971 Khodahafez rafigh (aka Goodbye Friend)
1973 Tangna (aka Strait)
1974 Tangsir (aka Tight Spot)
1974 Saz Dahani (aka Harmonica)
1974 Entezar (aka Waiting)
1978 Sakhte Iran (aka Made in Iran)
1978 Marsieh (aka Elegy)
1980 Jostoju (aka Search)
1981 Jostoju-ye dovvom (aka Second Search)
1984 Barandeh (aka The Winner)
1985 Davandeh (aka The Runner)
1989 Aab, baad, khaak (aka Water, Wind, Dust; aka Water, Wind, Sand)
1993 Manhattan by Numbers
1997 A, B, C... Manhattan (aka Avenue A, B, C... Manhattan)
2002 Marathon
2005 Sound Barrier
2008 Vegas: Based on a True Story


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