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UN LAC
di Philippe Grandrieux
Sceneggiatura: Philippe Grandrieux
Fotografia: Philippe Grandrieux
Montaggio: Françoise Tourmen
Musiche:
Scenografia:
Costumi:
Interpreti: Dmitry Alexandrovitch Kubasov, Natalie Rehorova, Alexei Nikolaevitch Solonchev, Vitali Eduardovitch Kishchenko, Simona Hülsemann, Arthur Semay
Produzione: Mandrake Films, in co-produzione con Arte France Cinéma/Rhône-Alpes Cinéma, con la partecipazione di: Centre National de la Cinématographie/Canal +/Distribution Shellac
Distribuzione internazionale:
Nazionalità ed anno: Francia, 2007-8
Durata: 90'
Formato: 35mm, colore
Lingua: francese
Sito ufficiale
Una terra del nord di cui nulla di più è dato sapere, oltre a quel che vediamo: un bosco di conifere, tanta neve, una piccola baita di legno scuro, un lago immobile con un piccolo pontile. Seguiamo in questo contesto così poco ospitale uno spaccato familiare di morbosa solitudine e malattia, con protagonista assoluto l'adolescente Alexi, scosso da attacchi epilettici sempre più frequenti e legato incestuosamente alla sorella Hege. Sperimentalismo visivo quasi portato alle estreme conseguenze (molte scene notturne sono girate a lume di torcia) supportato - poco - da una narrazione che ha dell'impalpabile.
Philippe Grandrieux è autore visionario e imprevedibile. In Un lac l'idea portante sta nel creare una simbiosi tra l'uomo e la macchina da presa, che percepisce, amplifica e accompagna ogni sussulto epilettico e sentimentale del giovane Alexi, scrutando il (piccolo) mondo che lo circonda a distanza ravvicinatissima, forse nel tentativo di entrare nell'animo delle (pochissime: madre, sorella, fratellino, un giovane straniero, un cavallo) persone che gli stanno intorno. Non servirà: nonostante il profondo legame incestuoso che parrebbe legarlo alla sorella, quest'ultima non mancherà di cogliere l'occasione di concedersi al ragazzo giunto in quella landa desolata per aiutarli a tagliare la legna del bosco e, infine, di fuggire con lui. A completare il quadro di desolante isolamento, una madre cieca, un fratellino troppo piccolo per comprendere, un padre lontano che farà una comparsa quasi ectoplasmica giungendo da chissà dove verso la fine del film.
Una non-storia portata avanti principalmente con primi e primissimi piani e totali sfocati (rigorosamente macchina a mano), con rari dialoghi sussurrati in un francese duro e sporco da attori scelti in terra di Russia dallo stesso regista, con il fine di aumentare il senso di non appartenenza a quello che è a tutti gli effetti un non-luogo.
Cinema della negazione e dell'astrazione, Un lac nulla aggiunge e nulla toglie allo sperimentalismo formale e/o narrativo, e resta ancorato tra le nebbie del nord.
In una terra nel nord non meglio specificata, dove il sole non va oltre la linea dell'orizzonte, tutto accade senza che ci sia alcun preavviso. Semplicemente, accade.
Estratto della sceneggiatura:
...
The next day.
Alexis is alone with the horse in the forest.
He chops away with his axe, attacking the base of a tree.
He knows his job.
His face is without shadows. Of pure heart.
The camera is near him.
He stops an instant.
He looks around, then raises his eyes.
The treetops and sky stretched out over a canvas of a grey light.
The wind rustles the foliage.
Now Alexis looks at his horse.
Alexis starts chopping again.
With the same fervour, a force that naught can diminish.
His sister stands before him. Her great face before him.
She watches him cutting down a tree.
She observes her brother's powerful, muscular body.
He is happy that she is there.
He stops, puts down the axe and approaches his sister.
She gives to him cool water to drink.
He drinks with joy.
It's good drinking when you are thirsty.
Yes.
She watches him drink.
His head thrown back, gazing up at the sky, trees and light.
She holds out to him bread and cheese.
He eats, without speaking, smiling at her, watching her, smiling at her.
You were hungry.
He nods.
Hege nears the horse.
She puts a hand on the stiff hairs of its mane.
Alexis approaches his sister and lifts her like a feather.
He puts his sister astride the horse.
She laughs.
He laughs too.
He takes the horse by the bit and leads it off.
Alexis runs and the horse quickens its pace.
The horse is heavy. A draught animal.
Alexis looks at his sister, at the good face of his sister against the light, against the sky, and he laughs, and we hear his laughter echo throughout the forest and she laughs
as well.
Alexis still runs, we hear his ever-faster breathing mixing in with the panting of the horse.
They emerge from the forest. They are in the high grass.
...
Philippe Grandrieux nasce a Saint-Etienne nel 1954. Regista di numerosi documentari, è conosciuto come sperimentatore, ed è considerato un esponente del fronte più avanzato di della ricerca cinematografica. Ha realizzato la sua prima installazione video, Via la vidéo, nel 1976 a Bruxelles. Da allora si divide tra lavori sperimentali e documentari, e collabora con il canale culturale Arte. Il suo talento l'ha reso un nome noto nel mondo del documentario, e molte delle sue opere hanno conquistato importanti premi. Nel 1990 fonda il laboratorio Live, che produce piani sequenza di un'ora, senza post produzione, realizzati da registi come Robert Kramer, Robert Frank e Gary Hill. Dopo molti film documentari, ha realizzato, nel 1998, il suo primo lungometraggio di finzione, Sombre.
Filmografia:
1976 Via la vidéo (videoinstallazione)
1987 Berlin/Paris/Berlin
1989 Azimut (documentario)
1992 Cafés (documentario)
1993 La Roue (documentario, cortometraggio)
1994 L'Industrie du rêve (documentario)
1994 Jogo do Bicho (documentario)
1996 Retour à Sarajevo (documentario)
1998 Sombre
2002 La vie nouvelle (aka A New Life)
2008 Un lac


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