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NOWHERE MAN
di Patrice Toye
Fotografia: Richard Van Oosterhout
Montaggio: Nico Leunen
Musiche: John Parish
Scenografia: Vincent de Pater
Interpreti: Frank Vercruyssen, Sara De Roo, Muzaffer Ozdemir
Produzione: Le Parti Production, Circe Films, Friland, Tarantula Production
Distribuzione internazionale: Funny Balloons
Nazionalità ed anno: Belgio/Olanda/Norvegia/Lussemburgo, 2008
Durata: 96'
Formato: 35 mm, colore
Lingua: fiammingo
"Sei morto. Comportati da morto". In questo primissimo film proiettato durante la 65ma Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Giornate degli Autori, Pirandello e le sue infinite declinazioni ammiccano nostalgici dallo schermo in salsa fiamminga: infatti, con buona pace di Mattia Pascal, la regista belga Toye pare qui suggerirci che non tutte le fughe da casa si generano a causa di suocere ferocemente insopportabili né sono necessariamente destinate a concludersi con rinunce incondizionate.
In poco più di un'ora e mezza, dunque, l'interpretazione del protagonista Tomas (l'attore Frank Vercruyssen, abbastanza efficace) coniuga dramma e ironia con garbo apprezzabile, senza strafare; la narrazione procede con passo estremamente lieve - a volte persino troppo - ma riesce nel complesso a guidare lo spettatore attraverso una di quelle storie minime di ordinaria, e perciò universale, lucida follìa, entro la quale un uomo arrivato e marito soddisfatto fronteggia le proprie ben nascoste frustrazioni e abbandona talamo e identità grazie ad un (poco) catartico incendio. Creduto morto da amici e moglie, non si guarda subito indietro: ma scopre presto l'incolmabile baratro esistente tra la meta del sogno e quella reale, tangibile, violentemente crudele. Le ferite sono fisiche e interiori, nessuna differenza. Guarire sarà difficile - da soli, impossibile.
Patrice Toye dirige e Bjørn Olaf Johannessen sceneggia (con tanto di premio al Sundance) un acquerello malinconico in cui il ritorno è tracciato quanto la partenza, le reciproche direzioni segnate e il destino fin troppo prevedibile: risultato finale è una godibile, seppur a tratti pigra, incursione nella psicosi pacata di un signor Nessuno posto faccia a faccia con la propria irrisolvibile inadeguatezza. Apparentemente la ricetta per un'unione ritrovata è dunque proprio questa, fuor di evidente metafora: un viaggio a tratti onirico nei luoghi del desiderio - poco importa se mostruosamente distanti dall'utopia - può portare alla riscoperta del sé, ad un inedito equilibrio, alla consapevolezza piena di ciò che davvero conta nella vita. Se si tratti di un vecchio amore, di un nido familiare, di una seconda opportunità si comprenderà lungo la via, dunque: l'importante è mettersi in moto. Insomma, "Mai desiderato avere un'altra vita? Mai pensato alla possibilità di sparire dalla faccia della terra? Io sì", parola di Patrice Toye. E se lo dice lei...
Classe 1967, la regista belga deve il suo successo soprattutto a Rosie (1998), pluripremiato in vari festival internazionali tra cui il Bergamo Film Meeting.
Filmografia:
1990 Tout ce qu'elle veut
1992 Vrouwen willen trouwen
1994 Stad in zicht
1998 Rosie
2004 10 jaar leuven kort
2008 Nowhere Man


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