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Bubble

di Steven Soderbergh

Regia: Steven Soderbergh
Soggetto: Coleman Hough
Sceneggiatura: Coleman Hough
Fotografia: Peter Andrews
Montaggio: Mary Ann Bernard
Musica: Robert Pollard
Scenografia:
Costumi:
Interpreti: Debbie Doebereiner, Dustin Ashley, Misty Williams
Produzione:  Section Eight Ltd., Bubble Film Company
Distribuzione: Mediafilm
Formato: 35mm., col.
Nazionalità ed anno:  USA, 2005
Durata: 73’
Bubble
3
Ohio, terra di disperazione e confine “umano”… Martha, 40 anni, e il giovane Kyle lavorano in una fabbrica di bambole da molto tempo. Tra i due c’è un rapporto di profonda (?) amicizia, di quell’amicizia fondata sulla solitudine.
Quando viene assunta una nuova operaia, Rose (ragazza madre), il loro rapporto inizia a vacillare. L’età e il fascino spinge Kyle verso Rose… è l’inizio della tragedia.
Film duro, durissimo sulla vita della “immensa periferia americana”. Un film dove gli attori non professionisti sono parte integrante del progetto di Sodebergh, in questo docudrama (come venivano chiamati una volta prodotti del genere)  interamente realizzato in digitale, con una fotografia livida che ben si aderisce ai cieli plumbei dell’Ohio, e alle atmosfere che si vivono nel film. Un film esasperante ed esasperato, dove la voglia di vivere è zero in confronto alla paura della morte, vista quasi come una liberazione da quest’inferno in terra. È la fine dell’American Dream, ma non solo, è la paura di condurre una vita acefala, senza nessun lampo, ripetitiva nel suo quotidiana  e priva di gratificazioni di ogni genere. Il tutto è exemplum della situazione che su vasta scala si consuma nel mondo intero, abbattimento dei valori umani, difficoltà di interfacciarsi con gli altri. Insomma la solitudine è vista come un dramma, ma anche come l’unica soluzione per “andare avanti”. Un rifugio per non soffrire. Ma cosa è la sofferenza? La vita o la morte? Forse nessuna delle due, ma ciò che è in mezzo, “il cascare in vanti giorno dopo giorno” con monotona e scarsa incisività sulla direzione della propria vita. Un film che sgorga dolore da ogni piccolo pezzo di celluloide e gronda rimpianti di ciò che none esiste…
In un piccolo paese c'è una fabbrica di bambole in cui sono occupati quasi tutti gli abitanti. Martha e Kyle, lavorano lì da molti anni e con il tempo sono diventati amici inseparabili e si sono ritagliati un loro spazio in cui possono confidarsi isolandosi dagli altri. Il loro rapporto, così bello e intimo, però, un giorno viene sconvolto dall'arrivo di una nuova operaia, Rose, una ragazza madre che non conosce nessuno. Martha inizia sin da subito a sospettare di lei perché nota delle piccole ambiguità e quando capisce che tra la nuova arrivata e Kyle sta nascendo una relazione, rimane sconvolta. I tre tentano di creare tra loro un nuovo equilibrio, tollerandosi senza ferirsi, finché un giorno le loro vite vengono inevitabilmente devastate dalla morte di Rose.
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