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A ERVA DO RATO
di Julio Bressane
Sceneggiatura: Julio Bressane, Rosa Dias
Fotografia: Walter Carvalho
Montaggio: Rodrigo Lima
Musiche: Guillherme Vaz
Scenografia: Moa Batsow
Costumi: Ellen Milet
Interpreti: Alessandra Negrini, Selton Mello
Produzione: Labo Cine
Distribuzione internazionale: Republia Pureza
Nazionalità ed anno: Brasile, 2008
Durata: 80'
Formato: 35mm, colore
Lingua: Brasiliano
Sito ufficiale
L'erba del topo è un veleno letale che ha in sé il proprio antidoto: una parte della pianta uccide, l'altra ne neutralizza l'effetto. Eppure, quando Lui decide di dare la caccia al topo che disturba il suo sodalizio con Lei, non tenta di avvelenarlo, ma ripiega su soluzioni più consuete. Ma, se Lui in soggiorno è impegnato ad allestire la distesa di trappole armate e pezzetti di grana con cui aspetta al varco il rivale topesco, quest'ultimo è già riuscito a infilarsi tra le lenzuola di lei, che l'accoglie con entusiasmo.
L'inimitabile Stefano Disegni c'è andato a nozze con A Erva do Rato del Maestro Julio Bressane: ha titolato Il topo nella topa e, prevedibilmente, ha rievocato i tempi giovanili del temuto cineforum sessantottesco, in cui decine di ignari giovani che si affacciavano alla vita, al cinema e alla politica pare venissero sequestrati, legati sulla sedia di Arancia meccanica e costretti a guardare ore e ore di pallosissime cinetorture sperimentali. Che poi questo è un motivo così frusto che non può non venirci da pensare che i giovani sessantottini dovessero tenere la bocca chiusa e guardarsele meglio, quelle pretese cinetorture. E ancora, a parte l'indubbio talento comico del citato Disegni, lo spunto appare un tantino troppo facile perché non venga il sospetto che si tratti di un colpo basso, di una mera trivializzazione di temi di ben altra consistenza. Del resto, in un periodo in cui a battere cassa ci sono amori adolescenzial-romaneschi e spartani cieloduristi, mentre il cinema d'autore è in fuga dal glamour ozpetecchiano, ben venga un sessantenne brasiliano di fulgida carriera, che parla di maschile, femminile, desiderio, frustrazione dello sguardo, e che crea inquadrature di una bellezza raggelata, a metà tra ispirazione pittorica e necessaria collocazione dell'oggetto nello spazio.
Allora sì? Allora no. Bressane realizza il suo film ispirandosi a due racconti del celebre scrittore brasiliano Machado de Assis, ma questo spunto è da lui spiegato in termini di engramma, ossia traccia mnestica: più che una rivisitazione e una fusione della materia letteraria, si ha la ripresa di due motivi centrali, ossia il tema dello scheletro e il ribrezzo suscitato dai topi. In una sequenza di quadri viventi, in cui è centrale l'alternanza notte-giorno, Bressane prende i suoi engrammi, le sue stratificazioni della memoria e le gioca in riferimento al corpo della donna, che è fotografata, osservata, intangibile, irridente. Salvo poi tradire, segretamente, lontana dall'uomo che tenta ogni tipo di possesso simbolico, ma che sessualmente è del tutto impotente. Uomo, donna, voyeurismo, animali fallici, infine la ripetizione ritualizzata, possibile perché letteralmente spogliata dalla carne, con l'occhio che fotografa direttamente dentro le cavità delle ossa. In poche parole, una sapiente orchestrazione di archetipi in salsa lievemente misogina, una compiaciuta strizzata d'occhio ai cultori dei livelli polisemici, una ponderosità dai troppi riferimenti e dalle troppe ambizioni, la cui ricchezza serve a confondere le carte, una metaforizzazione banalotta di temi legati indissolubilmente all'ahinoi eterno femminino (e mascolino, via).
Ma è come se la difficoltà della fruizione di A Erva do Rato dovesse suscitare per forza due reazioni opposte e complementari: chi esce dalla sala a dieci minuti dall'inizio del film sacramentando e maledicendo topi, canidi e l'ormai mitico Ercole brasiliano, e chi invece segue religiosamente sino all'ultimo secondo (taluni lamentandosi di eccessivo fracasso sui titoli di coda...) e poi grida al capolavoro. Ma A Erva do Rato non è una "boiata pazzesca" (altre se ne sono viste, in questi giorni di festival...), né, soprattutto, è un capolavoro. Stefano Disegni, comunque, può stare tranquillo: i critici contro di lui hanno armi spuntate.
Liberamente ispirato a due racconti di Machado de Assis, Um Esqueleto e A Causa Secreta, A Erva do Rato rappresenta il secondo incontro di Bressane con uno dei maggiori scrittori brasiliani di tutti i tempi, connubio già avvenuto nel 1985 con Brás Cubas. Stavolta il tema è un'indagine sulla morte e l'anima. Lui e lei camminano su un cimitero vicino al mare. I due non si conoscono e sono gli unici esseri viventi del luogo. Lei camminando cade, facendosi male. Lui si offre di curarla. Tra i due si instaura uno strano rapporto.
Julio Bressane, nato nel 1946 a Rio de Janeiro frequenta fin da giovane gli ambienti del nascente Cinema Novo, legandosi a personaggi come Paulo Cezar Saraceni e Glauber Rocha. Dopo un periodo di assistentato presso Walter Lima Jr e Fernando Campos fa il suo esordio nella regia nel 1965 con il cortometraggio Lima Barreto: Trajetória. Con la pellicola Matou a Família e foi ao Cinema del 1969, probabilmente il suo capolavoro, viene definito esponente del Cinema Marginal, definizione mai accettata di un cinema di rottura rispetto al Cinema Novo. Bressane fonda nel 1970 la casa di produzione Belair, la cui attività è bruscamente dalla dittatura militare, tanto che alcune sue pellicole sono andate perdute. Vive per alcuni anni a Londra e a New York, viaggia in Marocco e in Asia fino al 1973 quando rientra in Brasile. Dopo un periodo di ostracismo le sue pellicole sono state accolte con crescente successo nei festival di tutto il mondo.
Filmografia:
1965 Lima Barreto: Trajetória
1966 Bethânia Bem de Perto
Elis Regina
1967 Cara a Cara
1969 O Anjo Nasceu
Matou a Família e Foi ao Cinema
1970 Barão Olavo, o Horrível
A Miss e o Dinosauro
Cuidado Madame
1971 Memórias de um Estrangulador de Louras/Memories of a Blonde Strangler
Amor Louco/Crazy Love
1972 A Fada do Oriente
Lágrima Pantera
1973 O Rei do Baralho
Viagem Através do Brasil I-II-III
1975 O Monstro Caraíba - Nova História Antiga do Brasil
Viola Chinesa - Meu Encontro com o Cinema Brasileiro
1976 A Agonia
O Gigante da América
1979 Cidade Pagã
1980 Cinema inocente
1982 Tabu
1985 Brás Cubas
1987 Sob o Céu, Sob o Sol, Salvador
1989 Sermões - A História de António Vieira
1992 Quem seria o Feliz Conviva de Isadora Duncan?
Galáxia Albina
1993 Infernalário: Logodédalo - Galaxia Dark
O Cinema do Cinema - Criação e Recriação da Imagem no Filme Cinematográfico
Antonioni - Hitchcock: A Imagen em Fuga
1994 As Canções que Vôce fez pra Mim 1995 O Mandarim
1997 Miramar
1998 São Jerônimo
2001 Dias de Nietzsche em Turim
2003 Nietszche in Nice, Filme de Amor
2006 Cleopatra
2008 A erva do rato


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