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L’EXIL ET LE ROYAUME
di Andreï Schtakleff, Jonathan Le Fourn
Sceneggiatura: Andreï Schtakleff e Jonathan Le Fourn
Montaggio: Alexandra Melot
Produzione: Château Rouge Production
Nazionalità ed anno: Francia, 2008
Durata: 127'
Formato: 4:3
Lingua: Francese
Documentario corale inteso a raccontare la vicenda dei sans papier della Sangatte di Calais, L'Exil et la Royaume fonde una serie di registri narrativi e stili di ripresa diversi, dalla telecamera a spalla che segue le incursioni notturne dei celerini all'inquadratura fissa sull'ex-ferroviere che legge/recita/improvvisa i propri ricordi. I molteplici punti di vista, il dilatarsi del tempo filmico tra cronaca e memoria, la prevalenza di scene notturne in cui ad essere presidiato è uno spazio vuoto, fanno sì che il prodotto finale non sia del tutto centrato sulla questione dei rifugiati, ma si ampli fino a raccontare di una Calais variegata, dolorosamente consapevole della propria storia, terra di confine tutta protesa verso quei trenta chilometri di mare e di tunnel che la separano dall'altra sponda della Manica.
Il richiamo a Camus, autore dell'omonima raccolta di racconti, risulta comunque di difficile comprensione, se non si ipotizza semplicemente un generico omaggio allo scrittore e al suo modo di trattare la questione dell'esilio. Altra questione aperta riguarda la durata del film, che sulla pagina ufficiale di Orizzonti (e su qualsiasi altro sito che ne parlasse) è di 165', mentre la proiezione effettiva è stata di 127': si può soltanto ipotizzare un errore, oppure un taglio così consistente da far sorgere seri dubbi sull'integrità del risultato visto. Infine, i lunghissimi minuti di conversazioni non sottotitolate fanno sì che lo spettatore si senta quantomeno scoraggiato: a maggior ragione se si considera che molti degli intervistati (o personaggi che dir si voglia) parlano un bizzarro argot, a metà tra francese, inglese e la lingua del loro paese di provenienza, e senza il supporto di una qualche forma di traduzione risultano completamente incomprensibili.
La comprensione, del resto, è la cifra di quello che non funziona in questa ambiziosa opera prima dei giovanissimi registi Andreï Schtakleff e Jonathan Le Fourn, incerti tra l'inchiesta e il documentario d'autore. La ricerca formale sull'immagine e un montaggio che mette insieme documentario e scene quasi recitate, in cui l'improvvisazione svolge un ruolo marginale, non aiuta ad orientarsi in un mosaico fin troppo complesso, che spazia dalle rivendicazioni dei diritti civili alla memoria delle battaglie partigiane. Il risultato ha il suo fascino irrisolto: viene da chiedersi, nel caso in cui il final cut sia effettivamente più lungo di quaranta minuti, se il film se ne avvantaggi, o se ne finisca definitivamente affossato.
Un lungo documentario, il cui titolo fa riferimento ad una raccolta di racconti di Camus, che racconta l'enorme campo rifugiati di Sangatte, nei pressi di Calais, smantellato nel 2002 da Sarkozy.
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