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THE WRESTLER

di Darren Aronofsky

Sceneggiatura: Robert D. Siegel
Fotografia: Maryse Alberti
Montaggio: Andrew Weisblum
Musiche: Jim Black, Gabe Hilfer
Scenografia: Tim Grimes
Costumi: Amy Westcott
Interpreti: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood
Produzione: Protozoa Pictures Inc., Wild Bunch
Distribuzione internazionale: Wild Bunch
Distribuzione italiana: Lucky Red
Nazionalità ed anno: USA, 2008
Durata: 105'
Formato: 35 mm, colore
Lingua: inglese
Sito ufficiale

THE WRESTLER
3 e mezzo

Che il cinema classico americano, quello solido di sceneggiatura, si affacciasse al Lido con Jonathan Demme poteva starci. Che a proporne l'ennesimo (valido) esempio fosse Darren Aronofsky avrà lasciato più d'uno interdetto. Ma il regista, che tanto culto ha creato intorno ai titoli della sua ristretta filmografia, aveva probabilmente qualcosa da farsi perdonare dopo il flop della sua ultima apparizione in concorso (The Fountain).
E così, ecco arrivare dall'antilineare Aronofsky un film bello quanto solido, convenzionale nel senso più positivo del termine, asciutto nella durata quanto nei contenuti. Un film dove è il regista a mettersi al servizio della sceneggiatura: quando succede, nel cinema moderno affastellato di autori polivalenti, il risultato è ancora il migliore. E se il copione (di Robert Siegel), nel descrivere la parabola discendente di un uomo incapace di arrendersi al tempo che passa, è ai limiti del prevedibile (tanto nell'utilizzo dei clichés interni quanto nei picchi emotivi scanditi dalla sceneggiatura tripartita), il passaggio dalla pagina scritta all'immagine è perfetto, come la performance di Mickey Rourke, palesemente meritevole della coppa Volpi (tranne per chi premierebbe il cinema italiano un giorno sì e l'altro pure, lo meriti o no: e non è quest'anno il caso, credeteci).
È principalmente Rourke, con  un ruolo cucito su misura e il suo carisma dentro e fuori lo schermo cinematografico, a fare la fortuna di questo film e a renderlo bello e commovente: ma non si tolgano i giusti meriti ad Aronofsky, che con la macchina da presa segue silenziosamente, furtivo e di spalle, il suo protagonista, come nelle fasi introduttive di un match di wrestling. Come di Aronofsky è l'indubbia abilità di fermarsi sempre un attimo prima che il racconto naufraghi su versanti di melassa in stile The Champ di Zeffirelli. Su tutto, brilla uno splendido finale di (auto)condanna, in cui l'eterno, etico  dibattito cinematografico su quanto si debba mostrare o non mostrare viene fuori in tutta la sua affascinante bellezza quando il volo d'angelo di Rourke /"The Ram" si tramuta  nella più plateale, diegetica e riuscita delle uscite di scena.

Alla fine degli anni Ottanta, Randy "The Ram" Robinson (Mickey Rourke) era un wrestler professionista di fama. Vent'anni dopo gli rimangono solo le esibizioni per i fans nelle palestre dei licei e nelle comunità del New Jersey. Incapace di sostenere un vero rapporto, è da anni lontano dalla figlia (Evan Rachel Wood) e vive per il brivido dello show, per l'adrenalina del combattimento e per l'adorazione dei sostenitori. Un infarto lo coglie durante un incontro: il medico gli sospende steroidi e combattimenti.
Con una vita tutta da reinventarsi, Randy tenta di riallacciare i rapporti con la figlia e inizia una relazione con una spogliarellista (Marisa Tomei) ormai non più giovanissima. Per un periodo le cose funzionano; tuttavia il richiamo della ribalta è troppo forte e il ritorno sul ring diventa inevitabile.

Nato nel 1969 a Brooklyn, Darren Aronofsky è sempre stato incline all'arte, amante dei film classici e dedito, da ragazzo, all'arte dei graffiti. Dopo aver studiato cinematografia tradizionale e animazione all'università di Harvard, inizia a lavorare alla sceneggiatura del suo primo lungometraggio - π-Il teorema del delirio - nel 1996, portandolo a compimento due anni dopo, dopo aver superato notevoli difficoltà economiche. Il film viene presentato al Sundance (dove riscuote un buon successo di critica e di pubblico e vince il premio per la migliore regia) e in molti altri festival. Successivamente si dedica all'adattamento del romanzo di Hubert Selby jr., Requiem for a dream. Presentato nel 2000 al Festival di Cannes, il film fa il giro del mondo e vince numerosi riconoscimenti internazionali, oltre alla candidatura all'Oscar per l'attrice protagonista (Ellen Burstyn). Nel 2006 firma la regia di The Fountain - L'albero della vita, presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Filmografia:

1991 - Supermarket Sweep (cortometraggio)
1991- Fortune Cookie (cortometraggio)
1993 - Protozoa (cortometraggio)
1998 - π-Il teorema del delirio
2000 - Requiem for a Dream
2006 - The Fountain - L'albero della vita

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