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UNA SEMANA SOLOS

di Celina Murgia

Sceneggiatura: Celina Murgia, Juan Villegas
Fotografia: Marcelo Lavintman
Montaggio: Eliane Katz   
Musiche: AA. VV.
Scenografia: Julieta Wagner   
Costumi: Jimena Acevedo   
Interpreti: Natalia Gomez Alarcon, Manuel Aparicio, Mateo Braun, Eleonora Capobianco, Magdalena Capobianco, Lucas Del Bo, Ignacio Giménez, Natalia Gómez Aarcón,  Ignacio Jiménez, Gastón Luparo, Federico Peña, Ramiro Saludas
Produzione: Juan Villegas, Ines Gamarci - Tresmilmundos Cine
Distribuzione internazionale:
Distribuzione italiana:
Nazionalità ed anno: Argentina, 2008
Durata: 109'
Formato: 35mm, colore
Lingua: spagnolo

UNA SEMANA SOLOS
3

Centesimo minuto e ancora, inspiegabilmente, non sembra essere accaduto quasi nulla. Eppure. Eppure il fascino quieto e acerbo di questo lavoro della Murgia, regista argentina per la seconda volta a Venezia, rispecchia fedelmente quello dei suoi ombrosi protagonisti: il gruppo di enfants terribles composto da Marìa, Facundo, Quique e i loro cugini, tutti sparpagliati tra i cinque e i quindici anni, esplosiva miscela schizoide tra apatia e iperattività.


È un'opera fatta di contrasti, questa, bicefala persino nel retrogusto che lascia in bocca allo spettatore durante i titoli di coda: né accattivante né detestabile, né carne né pesce, né eccezionale né malriuscito, il racconto che Celina Murgia dispiega pacatamente davanti agli occhi del pubblico attento sembra quasi un documentario sull'età dorata, più che un film autentico dotato di sceneggiatura convenzionale e canonici crismi d'autore. Nessuna invenzione registica, nessun guizzo di rara genialità, nessun coup de theatre tranne un finale appiccicaticcio non del tutto giustificato, sebbene astrattamente prevedibile: eppure, dicevamo. Eppure è forse questa la rara bellezza nascosta in fondo alle pieghe della pellicola: la mera contemplazione di (pre)adolescenti in semi-cattività, lasciati liberi di vagare entro un quartiere modello di quelli che Plà con La Zona ci ha insegnato a temere e che invece qui appare Eden goloso e pigro, è quasi documentaristica negli intenti e nell'effetto, se non negli effettivi canoni filmici.
Cosa succede in questo paio d'orette scarse di visione, di fatto? Ciò che viene mostrato in tutto il suo aspro splendore è l'indolente trascinarsi di una manciata di ragazzini in assenza dei genitori, dopotutto. Unica guardiana, una giovane donna di servizio tutto sommato assente, tratteggiata sullo sfondo tranne in rari casi di emersione funzionale al racconto. Perciò ecco spuntini notturni, giochi in piscina, indigestioni di videogames e popcorn: ma niente assume colorazioni forti, qui - non ci sono vibrazioni accese, ma solo colori pastello, né emozioni devastanti, ma solo un paio di delicatissimi baci rubati e una tensione appena percepibile sotto la pelle, nei nervi, in fondo agli occhi. Tensione irrisolta, peraltro,  ancora a una decina di minuti dalla fine. Poi tutto accade in fretta, alla ricerca di uno sfogo - garbato anche qui, paradossalmente, e sempre un poco sottotono - dalla pressione postasi reciprocamente addosso dopo cinque o sei giorni di convivenza forzata. Non c'è nemico eppure l'esterno è il nemico; gli adulti sono figurine da irridere e spesso non abitano neppure in quadro. Al centro della scena invece vivono loro, i loro musi lunghi e le risate argentine, i loro sguardi obliqui e gli interminabili silenzi veristi da folletto sazio di tutto ma ugualmente irritato. Rara dote infantile ritratta fotogramma per fotogramma: il talento di compiere qualsiasi cosa - qualsiasi - senza minimamente accorgersi delle relative conseguenze. Ma, se cercate il Signore delle Mosche, ricordatevi che non abita qui.

Dopo i fasti (e i premi) di Ana y los otros Celina Murgia torna ad esplorare il mondo dei giovani.  Sullo sfondo di una piccola città la pellicola mostra la vita di gruppo di giovani ragazzi che vivono in un quartiere appartato della città. Hanno tutto quello che occorre: case, scuole, e il salone per le feste. Per una settimana sono loro i padroni di tutto ciò: gli viene dato il controllo di tutto. Ma sarà un bene?

Celina Murgia nasce il 6 aprile del 1973 a Paraná, Entre Ríos, Argentina. Studia cinema alla "Fundación Universidad del Cine" (FUC). Inizia a lavorare nel cinema nel 1997 come montatrice, ma nel 1999 passa dietro la macchina da presa con il cortometraggio Interior-Noche, girato a quattro mani con Dolores Espeja. Nel frattempo lavora come aiuto regista su diversi set.
Nel 2002 realizza un nuovo cortometraggio: Un Tarde Feliz, con Juan Viillegas. Un anno dopo, il suo primo lungometraggio Ana y los otros conquista a Venezia 2003 una Menzione Speciale del Premio "Cult Network Italia": il film trionfa ovunque. All'attività di regista alterna quella di produttrice e tecnico del suono. E' stata scelta da Martin Scorsese per trascorrere un anno con lui in veste di mentore nell'ambito della Rolex Mentor and Protégé Arts Initiative 2008.

Filmografia:

1999 Interior-Noche  (cm)
2002 Una tarde feliz  (cm)
2003 Ana y los otros  
2007 Una semana solos

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