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Cinema - Festival di Roma III
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65. MOSTRA DI VENEZIA: IL PROGRAMMA È SERVITO
Il direttore Marco Müller intenzionato a inseguire "una molteplicità di fenomeni espressivi"
Riconfermato per i prossimi quattro anni come direttore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Marco Müller ha presentato il cartellone della 65. edizione, una Mostra che si profila impeccabile per varietà di genere e di provenienza e che dimostra ancora una volta di avere lo sguardo lungo, pronto a penetrare quei Paesi non ancora toccati dalla modernità ma senza dimenticare di lasciarsi assorbire da quelli in cui la globalizzazione sembra risucchiare lo stesso cinema.
Inizierà il 27 agosto e il secondo giorno sarà significativa, oltre che simbolica, la posa della prima pietra del Nuovo Palazzo del cinema, pensato per superare i problemi strutturali che non devono essere d'intralcio alla riuscita di un'organizzazione tradizionalmente ferrea come questa. Anche quest'anno la Mostra di Venezia è preterintenzionalmente di ampia latitudine e per questo Müller è stato il messo viaggiatore mandato in giro per il mondo a ispezionare lo spettro mondiale della cinematografia di qualità. La 65. Mostra non si prefigge l'ambiziosa intenzione di diventare un atlante del cinema di tutte le nazioni, piuttosto si configura, attraverso le scelte di work in progress, sul modello di Cannes, e coniugando futuro e passato nel marchio della creatività, come una mappa del cinema che ha saputo rinnovarsi ed esistere in maniera prepotente senza mai rischiare uno svuotamento, senza mai mostrare i segni del tempo.
L'ARTE SÌ MA DIGITALE - Il cinema digitale ha dimostrato nelle scorse edizioni di non temere più lo spettro della pellicola e di aver raggiunto prestigiosi livelli come ha rivelato alla 64. Mostra Tim Burton. Quest'anno il film d'apertura, Burn after Reading dei fratelli Coen, non sarà dunque in pellicola bensì in digitale.
IL CINEMA NOSTRANO - Com'era giusto che fosse quest'anno, la Mostra avrà una grande presenza del cinema italiano, che i Garrone e i Sorrentino hanno iniziato a ri-valorizzare. Se sono 4 gli italiani in concorso (i confermati Marco Bechis, Pappi Corsicato, Ferzan Özpetek e Pupi Avati) a sostenere le sorti del nostro cinema, il "fuori concorso" Paolo Benvenuti con Puccini e la fanciulla, a metà tra biopic e commemorazione non fa una parte minore. Sono ben 14 i registi che compaiono alla voce "Italia": 13 gli emergenti, uno storico, Mario Monicelli.
IL CINEMA NOMADE - Questa Mostra si fa carico di una storiografia della contemporaneità: il suo cinema è un cinema che sa raccontare le urgenze, che sa setacciare le emergenze nazionali entro quelle intercontinentali. Ne sono esempi il film di Marco Pontecorvo (nella sezione ORIZZONTI) Pa-ra-da e quello di Carlo Di Carlo, Antonioni su Antonioni (in Eventi Orizzonti), che ha messo insieme alcune delle dichiarazioni e delle interviste televisive fatte dal regista in passato. Ne è un'attesa espressione il film made in Brazil Plastic city del cinese Nelson Yu Lik-wai, apprezzato direttore della fotografia per Still life. Ne sono una modulazione significativa i lungometraggi che hanno per protagoniste le morti bianchi come La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti, docufiction in concorso, e Yuppi Du di Adriano Celentano (1975), che consegnerà il Leone d'Oro alla carriera al maestro Ermanno Olmi.
IL CINEMA AFRICANO - Una novità di quest'edizione sarà il ritorno del cinema africano con saggi di voci sia italofone sia straniere e, soprattutto, con cineasti giovani.
IL CINEMA DEGLI ORIZZONTI - Nella sezione ORIZZONTI quest'anno ha un posto anche il cinema delle Filippine, una fabbrica delle immagini che non ha di certo fatto i conti con Renoir, Rossellini e con tutta una modernità estetica e reale, ma che inizia a farsi valere e ad alzare la sua timida voce.
IL CINEMA RUSSO - Sempre in ORIZZONTI, Dikoe Pole di Mikheil Kalatozishvili, adattamento del romanzo uruguaiano "Per questa notte", cui si era ispirato Carlo Di Carlo per la sua opera prima negli anni '70. In concorso Bumažnyj soldat di Aleksey German Jr., figlio d'arte dalle grandi, e già dimostrate, potenzialità.
IL CINEMA GIAPPONESE - Per la prima volta saranno in concorso ben tre cineasti nipponici: Hayao Miyazaki, che presenterà in anteprima internazionale Gake no ue no Ponyo, Takeshi Kitano con la commedia reinventata tra divinità mitologiche della tradizione asiatica e la parodia dei personaggi politici come Sarkozy Akires to kame e Oshii Mamoru con il film d'animazione The Sky Crawlers.
CULT - Grazie alla collaborazione con Tatti Sanguineti, Sergio Toffetti e il Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale di Bologna, verranno proiettate alcune delle storiche pellicole della cinematografia italiana realizzate tra il 1946 e il 1975, molte delle quali restaurate, come I Mostri di Dino Risi, arricchito da due episodi inediti. Verranno inoltre riproposti film classici in versione integrale come il dissacrante Nostra Signora dei Turchi di Carmelo Bene e La rabbia di Pier Paolo Pasolini, che sarà proiettato subito dopo la chiusura della Mostra, il 6 settembre.
La Mostra di Müller si propone nuovamente di non diventare un contenitore, ma di trasmettere tradizioni poco frequentate, come quelle del Sud e dell'Est e di reinventarsi nelle grandi storie del Nord e dell'Ovest. I suoi film quindi non possono, in onore di una finalità così sostanziosa, essere ricondotti a un'unica tematica comune. Il "nomadismo culturale" nel mondo globalizzato è adesso una necessità, una condizione in grado di rendere il cinema contemporaneo ancora parte di un processo di osmosi con la realtà priva di temporalità e di geografie. Perché, come ha ben detto il Presidente Paolo Baratta, "il cinema serve a far danzare cuori e cervelli". E per uno scopo nobile e difficile come questo, il cinema non può che essere visibilmente pluralistico e naturalmente contraddittorio.


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