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ALL THE INVISIBLE CHILDREN

di Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Katia Lund, Jordan e Ridley Scott, Stefano Veneruso, John Woo

Soggetto e Sceneggiatura:  TANZA (Mehdi Charef); BLUE GYPSY (Stribor Kusturica); JESUS CHILDREN OF AMERICA (Cinqué e Joie Lee); BILU E JOÃO (Katia Lund, Eduardo Tripa); JONATHAN – Jordan Scott; CIRO (Diego de Silva, Stefano Veneruso); SONG SONG AND LITTLE CAT (Li Qiang)
Fotografia: TANZA (Philippe Brelot); BLUE GYPSY (Milorad Glušica); JESUS CHILDREN OF AMERICA (Cliff Charles); BILU E JOÃO (Toca Seabra); JONATHAN (James Whitaker); CIRO  (Vittorio Storaro); SONG SONG AND LITTLE CAT  (Zeng Nianping)
Montaggio: TANZA (Yannick Kergoat); BLUE GYPSY (Svetolik Mićazajc); JESUS CHILDREN OF AMERICA (Barry Alexander Brown); BILU E JOÃO (Estevan Santos); JONATHAN (Dayn Williams); CIRO (Ugo De Rossi); SONG SONG AND LITTLE CAT  (Robert Ferretti)
Musiche: TANZA (Rokia Traoré); BLUE GYPSY (Stribor Kusturica, Zoran Marijanović, Dejan Sparavalo, Nenad Janković); JESUS CHILDREN OF AMERICA (Terence Blanchard); BILU E JOÃO (Antonio Pinto); JONATHAN (Ramin Djavadi); CIRO (Maurizio Capone); SONG SONG AND LITTLE CAT  (Lin Hai)
Interpreti: TANZA (Adama Bila, Elysée Rouamba); BLUE GYPSY (Uroš Milovanović, Dragan Zurovać); JESUS CHILDREN OF AMERICA (Hannah Hodson, Andre Royo); BILU E JOÃO (Vera Fernandes, Francisco Anawake de Freitas); JONATHAN (David Thewlis, Kelly MacDonald); CIRO (Daniele Vicorito, Emanuele Vicorito); SONG SONG AND LITTLE CAT (Zhao Zicun, Qi Ruyi)
Produzione: MK Film Productions, in coproduzione con Rai Cinema
Distribuzione: 01 distribution
Nazionalità e anno: Francia/Italia, 2005
Durata: 108’
Data di uscita: 3 marzo 2006
ALL THE INVISIBLE CHILDREN
1 e mezzo
Tanza è un soldato; Uroš è appena uscito dal riformatorio; Blanca si è sentita poco bene a scuola; Bilu e João vanno in giro per San Paolo; Jonathan è un fotoreporter in crisi; Ciro gioca a fare il ladro; Song Song e Little Cat vivono mondi paralleli e lontanissimi. Sette piccole storie sparse per il mondo raccontate da registi affermati con i più invisibili come protagonisti: i bambini di cui nessuno parla.
Già presentato all’ultimo festival di Venezia, esce ora nelle sale questo film che va oltre il cinema d'intrattenimento e che ha idealmente riunito otto registi di sette diversi Paesi.
Ci sono voluti quattro anni di duro lavoro e un considerevole sforzo produttivo per mettere in piedi questo ammirevole progetto, che ha preso il via proprio in Italia, grazie a Chiara Tilesi e Stefano Veneruso della MK Film Productions. Ogni regista ha avuto totale libertà di espressione, e ha raccontato la storia che sentiva maggiormente appartenente alla propria terra; ciononostante, tutte le vicende hanno qualcosa in comune.
Non tutti gli episodi però si possono definire riusciti: i migliori sono senz’altro l’ottimo Jesus Children of America (nella foto) di Spike Lee, il leggero e giocoso – ma solo in apparenza – Bilu e João di Katia Lund e il duro Tanza di Mehdi Charef. Brooklin, San Paolo e un non precisato luogo dell’Africa (ma le riprese sono state effettuate in Burkina Faso) si interrogano sul presente di sofferenza che hanno lasciato in eredità ai propri figli, che tentano con forza di vedere una luce di speranza per il futuro.
Nulla che non si sia già visto invece per Blue Gypsy di Kusturica, mentre i due Scott con Jonathan vagano – inutilmente – nei territori del surreale e dell’onirico. Delusione anche per Song Song and Little Cat di John Woo, che torna a raccontare Hong Kong ma esagera con il pietismo melenso. Dispiace dirlo, ma anche l’episodio italiano Ciro non brilla per bellezza e originalità, nonostante il Maestro Storaro alla cinematografia (sic!) e camei di rilievo come Mahieux, Lanzetta e Cucinotta, quest’ultima anche produttrice.
Purtroppo, nonostante le più che lodevoli intenzioni, il risultato non è all’altezza delle aspettative, e si arriva alla fine della proiezione con sentimenti contrastanti e, su tutto, un pensiero: ma che peccato…
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Non siamo d'accordo con chi ha recensito il film. Rimane sospesa nel giudizio senza mai far intendere se sia un buon film oppure. Opera delle distinzioni tra episodi buoni e non, e poi da un voto basso (che crediamo dalla sue parole sarebbe dovuto essere più alto) ad un film che merita una maggiore attenzione e un maggiore approfondimento da parte di chi scrive per i temi trattati con grande sensibilità e cura. Un buon film, non certo un capolavoro, dove però i registi hanno messo i loro sentimenti cercando di scavare e non rimanre in superficie. Questa vuole essere una critica a tutti quelli (e in particolare da Venezia) che hanno accolto il film tra dubbi e scetticismi...

Mar, 07/03/2006 - 21:02

Non capisco i dubbi di Oshima. La recensione mi sembra ben chiara: non è un buon film. Due-tre episodi buoni su sette non sono una buona media perché il giudizio si elevi oltre la sufficienza.

Non bastano le buone intenzioni (in questo caso, ottime) per fare un buon film.
E doverne parlare bene solo per la lodevole iniziativa che lo sottende sa un po',spiace dirlo, di ricatto emotivo.

Mer, 08/03/2006 - 14:15