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IL MIO SOGNO PIÙ GRANDE

di Davis Guggenheim

Soggetto: Andrew Shue, Ken Himmelman, Davis Guggenheim
Sceneggiatura: Lisa Marie Petersen, Karen Janszen
Fotografia: Chris Manley
Montaggio: Elizabeth Kling
Musiche: Mark Isham
Scenografia: Dina Goldman
Costumi: Elizabeth Caitlin Ward
Interpreti: Carly Schroeder, Dermot Mulroney, Christopher Shand, Jesse Lee Soffer,  Elisabeth Shue, Andrew Shue, Karl Girolamo, Vasilios Mantagas
Produzione: Ursa Major Films, Elevation Filmworks
Distribuzione: Moviemax
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 95'
Data di uscita: 18 luglio 2008
Titolo originale: Gracie
Sito ufficiale  
Sito italiano

IL MIO SOGNO PIÙ GRANDE
2

Nell'America di provincia di metà anni settanta la quindicenne Gracie (Carly Schroeder, già vista in Prey - La caccia è aperta) stenta a riprendersi dall'improvvisa morte dell'amato fratello maggiore Johnny, stella nascente della squadra di calcio della scuola. L'unica cosa che potrebbe ridare la gioia di vivere a Gracie è prendere il posto di Johnny nella squadra di calcio (maschile, of course) e battere gli avversari che lui non era riuscito a sconfiggere: riuscirà la dolce fanciulla nella non facile impresa?
Resoconto filmico più o meno romanzato di una vicenda personale della famiglia Shue, che circa trenta anni fa dovette affrontare la tragica fine del giovane e promettente figlio maggiore. Per realizzare il sogno del quale la bionda Elizabeth, sfidando i pregiudizi dell'epoca (donna che pratica sport maschile uguale lesbica) e qualche malumore familiare (unica figlia di una nidiata di maschi) si lancia nella folle - agli occhi altrui - impresa di entrare nella squadra di calcio della scuola per continuare ciò che lo sfortunato fratello aveva iniziato. Facile immaginare l'accoglienza riservatale da scuola, istituzioni, famiglia, amici, per tacer dell'entusiasmo dei - poco sportivi - compagni di squadra.
Innocua commediola vintage di tema sportivo-sentimentale per adolescenti di oggi e adulti nostalgici dei seventies (quella bottiglia di vetro del Gatorade e quei pantaloncini acetati con la riga laterale...) con qualche sprazzo didattico/educativo/formativo, tutto già visto: mai arrendersi, credere in se stessi, dare retta, ogni tanto, a mamma e papà. In regia, invece, calma piatta: gli avvenimenti si susseguono uno dietro l'altro senza un guizzo creativo che sia uno, semplicemente accostando cronologicamente i fatti salienti dell'estate sportiva della giovane Elizabeth Shue, che nel film interpreta il ruolo della comprensiva mamma e nella vita è la moglie del regista, Davis Guggenheim. Piccolo ruolo anche per il fratello Andrew (lo scrittore fallito del serial anni novanta Melrose Place), che da insegnante di storia della scuola, o almeno tale si spaccia nelle prime scene, si trasforma in fieri in una sorta di vice allenatore della squadra di calcio.
Da vera bad girl la brevissima ribellione della protagonista: esce di nascosto con un ragazzo più grande, ma nel luogo appartato lei tira fuori la bomboletta spray e inizia a disegnare murales (immaginate la faccia di lui); ruba la macchina della mamma per andare a rubacchiare sciocchezze con l'amica del cuore; infine si spaccia addirittura per maggiorenne studentessa del college, tanto per entrare in qualche locale alla moda. Il resto è fango, pioggia, tiri in porta a go go, lividi e tanta voglia di vincere.

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