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LE MORTI DI IAN STONE
di Dario Piana
Sceneggiatura: Brendan Hood
Fotografia: Stefano Morcaldo
Montaggio: Celia Haining
Scenografia: Amanda Mcarthur
Costumi: Nancy Thompson
Musiche: Elia Cmiral
Interpreti: Mike Vogel, Christina Cole, Jaime Murray, Michael Feast, Andrew Buchan, Michael Dixon, Charlie Anson
Produzione: Odyssey Entertainment, Isle of Man Film e Stan Wilson Production
Distribuzione: Medusa
Nazionalità ed anno: USA, 2007
Durata: 90'
Data di uscita: 18 luglio 2008
Titolo originale: The deaths of Ian Stone
Sito italiano
Nominato miglior lungometraggio dell'After Dark Horrorfest di quest'anno, Le morti di Ian Stone è una sorta di tripudio, a volte mancato, sensoriale e visivo, diretto dall'apprezzato regista pubblicitario italiano Dario Piana. Sette settimane di lavorazione, iniziate il 2 luglio del 2006 tra i dintorni di Londra e poi sull'Isola di Man, per dipanare una storia che soprattutto all'inizio risulta un po'ostica.
Una notte il giovane Ian Stone (Mike Vogel) incontra una misteriosa creatura che lo uccide spingendolo sotto ad un treno senza nessuna ragione. Ian si risveglia ritrovandosi in un'altra vita. È un'altra persona, ha un lavoro differente e non ricorda nulla, o quasi, della vita precedente finché non viene ucciso ancora dalle stesse creature, e così via. Ogni giorno muore per ritrovarsi in una vita peggiore di quella passata. Si può morire, risvegliarsi, ancora morire e ancora risvegliarsi in un eterno girone di morte - vita? Certo non nella vita reale; sì, se osserviamo il film come una semplice ma giusta metafora. Rischiamo di morire ogni giorno se non siamo capaci di vincere le nostre paure. Moriamo lentamente se non abbiamo forza di scegliere e di vivere ogni giorno come fosse l'ultimo. Ed ecco le spaventose creature, "i Mietitori", capelli lunghi e fluttuanti a renderli vivi, ma soprannaturali e terribili per le loro mani, e non solo. Si fanno strada nelle lugubri scene del film, e altro non sono che le paure, le debolezze che crescono giorno dopo giorno fino a diventare mostruose dentro di noi.
Vivere e amare, questa è la soluzione che il film offre per salvarci da una "non vita" terribile. Certo il tema è introspettivo, originale, mai trasposto su grande schermo con immagini così fantastiche; peccato però che a volte sembra di essere proprio in un fumetto dark. Le sembianze dei mostri ricordano quelli di Harry Potter, infatti siamo più nel genere fantasy a tinte fosche, che in un horror vero e proprio. La struttura narrativa rimanda a Ricomincio da capo di Harold Ramis, ma offre allo spettatore una trama diversa, sufficientemente singolare e in grado di staccarsi dall'onda dei remake. Dispiace tuttavia vedere che alla terza "vita" la sceneggiatura comincia a diventare meccanica e ripetitiva. Difficile spaventarsi o sorprendersi per un finale a sorpresa (che sorpresa non è). Fortuna che il film capitalizza sulla notevole esperienza maturata da Piana in campo pubblicitario e cerca di limitare i danni di una sceneggiatura (Brendan Hood) a volte troppo circolare e reiterata.
Buono invece il ritmo imposto dalla regia, discreta e aderente la prova di Mike Vogel. Interpreta un ragazzo qualunque, non un supereroe: "Ian è una persona credibile, normale, ordinario reale - sottolinea Dario Piana - al punto che quando lo vediamo per la prima volta all'interno di un incubo, ci preoccupiamo per lui. E' necessario che il pubblico lo ami e si dispiaccia per lui. Mi piace questo film perché è basato sui personaggi. Mi è piaciuta subito la storia perché è ambientata nel mondo normale anche se ad un certo punto si trasforma in un incubo. Tutto diventa più scuro, più cupo ma è sempre il nostro mondo".
Girato con "soli" 11 milioni di dollari, Le morti di Ian Stone offre un bel repertorio di trucchi, protesi e costumi. Senza naturalmente dimenticare l'ottimo montaggio in chiaro scuro della fotografia di Stefano Moncaldo. E ancora, gli effetti speciali di Stan Winston, anche produttore, risollevano le sorti di una pellicola che avrebbe potuto rendere molto di più.



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